Corrado Gini
Motta di Livenza (Treviso), 23 maggio 1884 — Roma, 13 marzo 1965
Questo sito non è la rivista scientifica. Metron – International Journal of Statistics è pubblicata da Springer: link.springer.com/journal/40300. Questa pagina è la successora della biografia che stava sul vecchio sito della rivista, riscritta con le fonti.
Statistico e demografo. Fondò nel 1920 Metron – International Journal of Statistics, oggi pubblicata da Springer (la sua storia). Fu il primo presidente dell’Istituto Centrale di Statistica. Il suo nome è legato all’indice di concentrazione con cui si misura la disuguaglianza — e a un rapporto con il fascismo che la storiografia ha ricostruito in modo articolato.
L’indice di Gini, con la data giusta
Se cercate quando nasce l’indice di Gini troverete quasi ovunque “1912”. È una semplificazione, e vale la pena scioglierla, perché sono due opere distinte.
- In Variabilità e mutabilità (Bologna, 1912) Gini introduce la differenza media e l’impianto concettuale della variabilità e della mutabilità. È qui che sta l’origine dell’idea.
- In Sulla misura della concentrazione e della variabilità dei caratteri (1914) introduce il rapporto di concentrazione: la formulazione che oggi si chiama comunemente coefficiente o indice di Gini.
MacTutor attribuisce esplicitamente il Gini coefficient all’opera del 1914. Il Journal of Economic Inequality ha invece ripubblicato estratti di Variabilità e mutabilità sotto il titolo The origins of the Gini index, collocando lì l’origine.
Non è pedanteria: è esattamente il tipo di imprecisione che si propaga per anni perché nessuno la controlla. Le due date raccontano due cose diverse — l’idea e la formula.
Cosa misura. L’indice di Gini condensa in un solo numero tra 0 e 1 quanto una grandezza — tipicamente il reddito — sia concentrata in poche mani. Zero è la perfetta uguaglianza; il massimo è la concentrazione in un solo soggetto — su una popolazione finita di n unità vale 1 − 1/n, e 1 è il limite.
Cosa non misura, ed è il motivo per cui va maneggiato con cura: due distribuzioni molto diverse possono avere lo stesso indice di Gini. Un indice che sale non dice dove la disuguaglianza è cresciuta — se in alto, in basso o al centro — e non dice nulla sul livello assoluto dei redditi. È una sintesi, e come ogni sintesi butta via informazione. È un buon punto di partenza per una domanda, non una risposta.
La carriera
Laurea in giurisprudenza a Bologna nel 1905, libera docenza in statistica nel 1908. Insegnò a Cagliari dal 1909 — professore ordinario dal 1910 — a Padova dal 1913, a Roma dal 1925.
Nel 1920, a Padova, fonda Metron, di cui è direttore e proprietario. Nel 1926 diventa primo presidente dell’Istituto Centrale di Statistica — l’attuale ISTAT — carica che tiene fino al 1932, quando si dimette (dimissioni presentate a fine 1931).
Fonda poi il Comitato Italiano per lo Studio dei Problemi della Popolazione (1929), la rivista Genus (1934) e, nel 1936, la Facoltà di scienze statistiche e attuariali di Roma, di cui divenne preside: il Dizionario Biografico degli Italiani la definisce «unica in Italia e in Europa» all’epoca.
(Qui due fonti non dicono la stessa cosa, e vale la pena saperlo: il DBI data la Facoltà al 1936, mentre il Dipartimento di Scienze Statistiche della Sapienza scrive che la Facoltà — «the first of its kind in Italy» — fu fondata da Gini «in the 1920s». Le due letture si conciliano se si considera che il DBI colloca nel 1927 la creazione della Scuola di statistica, da cui la Facoltà discende: gli anni Venti sono l’origine, il 1936 è la Facoltà.) Fu presidente della Società Italiana di Statistica dal 1941 al 1944 e poi dal 1949 fino alla morte. (Nota: la SIS non fu fondata da Gini — nacque il 15 gennaio 1939 e il primo presidente fu Gaetano Pietra, 1939-1941.)
Il rapporto con il fascismo
Questa parte non si può saltare, e non si può nemmeno raccontare per allusioni.
I fatti accertati. Gini fu nominato alla presidenza dell’Istituto Centrale di Statistica da Mussolini, e la tenne dal 1926 al 1932. Fu presidente della Società Italiana di Genetica ed Eugenica (1934) e rappresentò quella società al Terzo Congresso Internazionale di Eugenetica a New York nel 1932. Il suo ruolo nell’eugenetica italiana e internazionale è documentato.
Non firmò il Manifesto degli scienziati razzisti del 1938. I dieci firmatari sono documentati e il suo nome non c’è. Lo firmò invece Franco Savorgnan, che gli era succeduto alla guida dell’ISTAT: la circostanza tocca l’istituzione, non lui personalmente. Vale la pena dirlo perché l’attribuzione sbagliata circola.
L’interpretazione storiografica. Il riferimento è Francesco Cassata, Il fascismo razionale. Corrado Gini fra scienza e politica (Carocci, 2006), primo studio a lavorare sistematicamente sull’archivio privato di Gini. La ricostruzione di Cassata è più severa di quella che circola nelle biografie divulgative: Gini fu considerato lo “scienziato del Duce” almeno fino all’emarginazione del 1932; le sue teorie demografiche e sociologiche contribuirono alla formazione della cultura fascista; le sue posizioni eugenetiche si conciliavano con quelle del regime; la sua teoria ciclica delle nazioni fornì una giustificazione “scientifica” al colonialismo e al bellicismo fascisti.
Paradossalmente fu proprio la sua idea di autonomia della scienza dalla politica a causarne l’emarginazione: per Gini era la politica a dover seguire la scienza, non il contrario. Questo lo portò a difendere l’ISTAT dalle ingerenze del regime — e insieme a una concezione militante della scienza al servizio della politica demografica e imperiale.
Alcune fonti riferiscono che dal volume XIV (1940) il comitato editoriale di Metron fu tolto dal frontespizio per evitare l’espulsione dei membri ebrei imposta dalle leggi razziali. L’affermazione compare nell’editoriale del centenario della rivista: è una fonte interna, la rivista che racconta sé stessa, e come tale va presa.
Il dopoguerra. Nell’estate del 1944 Gini fu sottoposto a procedimento di epurazione; il 6 novembre dovette lasciare l’insegnamento, la presidenza della Facoltà di Scienze Statistiche e quella della Società Italiana di Statistica. Fu assolto dalle accuse più gravi il 24 gennaio 1945, ma sospeso da ogni incarico accademico e privato dello stipendio per un anno. Il procedimento si chiuse il 17 dicembre 1945 con un “non doversi procedere”. Riprese le funzioni nel 1946.
Perché questa pagina è scritta così
Il vecchio sito di Metron aveva una biografia di Gini scritta dalla rivista sul proprio fondatore, ed è quella pagina che ancora oggi Wikipedia, MacTutor e diverse università linkano.
Rifarla identica sarebbe stato più comodo. Ma un sito che si occupa di misurare le cose per bene non può fare un’eccezione proprio sulla persona a cui deve il nome. Quello che si può fare — e che qui si è provato a fare — è separare i fatti accertati dalle interpretazioni, dire chi sostiene cosa, e lasciare al lettore il giudizio.
Fonti
| Fonte | Ente | URL | Tipo |
|---|---|---|---|
| Biografia di Corrado Gini | MacTutor, University of St Andrews | https://mathshistory.st-andrews.ac.uk/Biographies/Gini/ | storia della matematica |
| Voce Gini, Corrado, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 55 (N. Federici) | Treccani | https://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-gini_(Dizionario-Biografico)/ | enciclopedico |
| I presidenti dell’Istat dal 1926 | ISTAT | https://www.istat.it/en/about-istat/president/istat-presidents-since-1926/ | primaria istituzionale |
| Cassata F., Il fascismo razionale. Corrado Gini fra scienza e politica, Carocci 2006 — recensione di S. Rinauro | SISSCO | https://www.sissco.it/recensione-annale/francesco-cassata-il-fascismo-razionale-corrado-gini-fra-scienza-e-politica-2006/ | storiografico |
| The origins of the Gini index: extracts from Variabilità e Mutabilità (1912) | Journal of Economic Inequality, Springer | https://link.springer.com/article/10.1007/s10888-011-9188-x | peer-reviewed |
| Alfó M., Metron: one hundred years of statistics, Metron 78 (2020) | Springer / Sapienza | https://link.springer.com/article/10.1007/s40300-020-00166-6 | editoriale del centenario |
Domande frequenti
In che anno è stato introdotto l’indice di Gini?
Dipende da cosa si intende. I concetti alla base — la differenza media, la variabilità, la mutabilità — compaiono in Variabilità e mutabilità (1912). Il rapporto di concentrazione nella forma oggi usata compare in Sulla misura della concentrazione e della variabilità dei caratteri (1914). MacTutor attribuisce il coefficiente all’opera del 1914.
Cosa misura esattamente l’indice di Gini?
Quanto una grandezza è concentrata in poche mani. Va da 0 (uguaglianza perfetta) a 1 (un solo soggetto possiede tutto).
Cosa non dice l’indice di Gini?
Non dice dove la disuguaglianza si è prodotta: due distribuzioni molto diverse possono avere lo stesso indice. E non dice nulla sul livello assoluto dei redditi — un paese povero e uno ricco possono avere lo stesso Gini.
Corrado Gini firmò il Manifesto della razza del 1938?
No. I dieci firmatari sono documentati e Gini non è tra loro. Lo firmò Franco Savorgnan, che gli era succeduto alla presidenza dell’Istituto Centrale di Statistica.
Che rapporto ha questo sito con la rivista Metron?
Nessun rapporto editoriale. Metron – International Journal of Statistics è pubblicata da Springer su link.springer.com/journal/40300. Questo sito ospita il dominio storico e ne racconta la storia.



