Grafico a linee dal 2000 al 2024 del rapporto fra Mezzogiorno e Centro-Nord, per abitante, con asse da zero a cento: la linea del PIL pro capite resta piatta fra il 55 e il 57,5 per cento, quella del reddito disponibile sale dal 63,9 al 69,7 per cento.

Nord e Sud: quanto è grande il divario dipende dal metro

In breve. «Il Sud è a metà del Nord.» Vero con un metro, falso con un altro. Nei dati Eurostat, il PIL pro capite del Nord-Ovest (46.100 euro nel 2024) è 1,9 volte quello delle Isole (24.500); il reddito disponibile per abitante scende a 1,5 volte (25.700 contro 16.900 euro del Sud); il tasso di occupazione 20-64 distanzia Nord-Est e Isole di 22 punti (76,0% contro 54,1%); la quota di persone a rischio di povertà è 3,8 volte più alta nelle Isole che nel Nord-Est (35,4% contro 9,4%). Cinque indicatori, cinque divari. E una tendenza sola: il PIL pro capite del Mezzogiorno vale fra il 54,9% e il 57,5% di quello del Centro-Nord in ogni anno dal 2000 al 2024, senza mai uscire da quella fascia — mentre il reddito disponibile è passato dal 64% al 70%. Ecco i numeri per le cinque ripartizioni e le 21 regioni, e le istruzioni per non confonderli.

Grafico a linee dal 2000 al 2024 del rapporto fra Mezzogiorno e Centro-Nord, per abitante, con asse da zero a cento: la linea del PIL pro capite resta piatta fra il 55 e il 57,5 per cento, quella del reddito disponibile sale dal 63,9 al 69,7 per cento.
Sud e Isole in percentuale del Centro-Nord, per abitante: il PIL è fermo fra il 55% e il 57,5% da venticinque anni, il reddito disponibile è salito dal 64% al 70%. Dati Eurostat, conti regionali. Elaborazione Metron Journal.

Del divario fra Nord e Sud si parla come di una quantità nota — «il Sud è a metà», «il divario si allarga», «il divario si chiude». Ma un divario è una differenza fra due misure, e la misura scelta decide quanto è grande e in che direzione si muove. Il PIL per abitante, il reddito delle famiglie, il lavoro, la povertà rispondono a domande diverse, e i loro divari non coincidono — così come, a livello nazionale, reddito e ricchezza danno due disuguaglianze diverse. Il metodo è lo stesso che abbiamo usato per l’Italia nel confronto europeo: mettere i metri uno accanto all’altro e vedere dove concordano e dove no. Qui i metri sono cinque, tutti Eurostat, tutti regionali.

Cinque metri, cinque divari

La tabella mette in fila le cinque ripartizioni statistiche (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole) su cinque indicatori. Il PIL e il reddito sono del 2024, ultimo anno disponibile nei conti regionali; occupazione, povertà e AROPE sono del 2025.

Ripartizione PIL pro capite (€, 2024) PIL pro capite (PPS, UE-27 = 100) Reddito disponibile per abitante (€, 2024) Occupazione 20-64 (%, 2025) A rischio di povertà (%, 2025) AROPE (%, 2025)
Nord-Ovest 46.100 121 25.700 74,8 11,2 14,3
Nord-Est 43.600 114 24.600 76,0 9,4 11,3
Centro 40.000 105 22.700 72,2 15,1 18,5
Sud 25.100 66 16.900 54,2 30,5 37,4
Isole 24.500 64 17.300 54,1 35,4 40,5
Italia 37.300 98 22.000 67,6 18,6 22,6

Il divario più grande e quello più piccolo, per ciascun metro, danno cinque risposte alla stessa domanda:

  • PIL pro capite: il Nord-Ovest produce 1,88 volte le Isole per abitante (46.100 contro 24.500 euro). In PPS, cioè sulla scala in cui l’aggregato UE-27 vale 100, il Nord-Ovest sta a 121 e le Isole a 64.
  • Reddito disponibile delle famiglie per abitante: il Nord-Ovest sta a 1,52 volte il Sud (25.700 contro 16.900 euro). Il divario si restringe sensibilmente rispetto al PIL.
  • Occupazione 20-64: Nord-Est 76,0%, Isole 54,1% — 21,9 punti percentuali di distanza. Qui il rapporto (1,4 volte) dice poco: per i tassi conta la differenza in punti.
  • Rischio di povertà: Isole 35,4%, Nord-Est 9,4% — 3,77 volte, ovvero 26,0 punti.
  • AROPE (a rischio di povertà o esclusione sociale): Isole 40,5%, Nord-Est 11,3% — 3,58 volte, 29,2 punti.

Il divario, insomma, è «1,5 volte» o «3,8 volte» a seconda che si misuri il reddito o la povertà; e per il lavoro non è un rapporto ma una distanza di 22 punti. Nessuna di queste cifre è sbagliata. Sono risposte a domande diverse.

Perché il PIL dice 1,9 e il reddito dice 1,5

I due metri monetari misurano cose diverse per definizione. Il PIL pro capite è il valore di ciò che viene prodotto nel territorio, diviso per chi ci abita: è una misura della capacità produttiva localizzata. Il reddito disponibile delle famiglie è ciò che i residenti hanno effettivamente in tasca dopo imposte e contributi, e dopo aver ricevuto pensioni e altri trasferimenti pubblici, redditi da capitale e redditi da lavoro guadagnati anche altrove. Fra il primo e il secondo stanno, per costruzione dei conti nazionali, la redistribuzione fiscale e previdenziale e i flussi di reddito che attraversano i confini regionali.

È per questo che i due rapporti non coincidono, e non è un dettaglio da nota a piè di pagina: chi dice «il Sud è a metà del Nord» sta parlando di produzione, non del reddito delle famiglie, che nel 2024 è a poco meno di due terzi. Dire quale dei due sia «il divario vero» è una scelta di domanda, non di dato.

Venticinque anni: la produzione non converge, il reddito un po’ sì

Le serie dei conti regionali permettono di seguire il rapporto fra Mezzogiorno (Sud + Isole) e Centro-Nord (Nord-Ovest + Nord-Est + Centro) dal 2000. I due aggregati sono calcolati dai totali — PIL e reddito complessivi divisi per la popolazione complessiva — non dalla media dei valori delle ripartizioni, che peserebbe allo stesso modo territori di dimensioni molto diverse.

Anno PIL pro capite Centro-Nord (€) PIL pro capite Mezzogiorno (€) Mezzogiorno / Centro-Nord (PIL) Mezzogiorno / Centro-Nord (reddito disponibile)
2000 26.006 14.488 55,7% 63,9%
2004 29.878 16.701 55,9% 64,6%
2008 32.725 18.477 56,5% 65,2%
2012 31.853 18.122 56,9% 66,7%
2016 33.449 18.526 55,4% 66,9%
2020 33.004 18.429 55,8% 69,2%
2024 43.554 24.870 57,1% 69,7%

Sul PIL pro capite il rapporto sta fra il 54,9% (2018) e il 57,5% (2009) per tutti i venticinque anni: parte dal 55,7% nel 2000 e arriva al 57,1% nel 2024. Non c’è una tendenza che il grafico possa mostrare: c’è una fascia di poco più di due punti e mezzo (dal 54,9% al 57,5%) dentro cui il rapporto oscilla. Il Mezzogiorno produce per abitante poco più della metà del Centro-Nord nel 2000, e poco più della metà nel 2024.

Sul reddito disponibile per abitante il rapporto si muove: dal 63,9% del 2000 al 69,7% del 2024, quasi sei punti in più, con il passaggio più marcato fra il 2019 e il 2020 (da 67,6% a 69,2%). La distanza fra le due linee — il reddito che si avvicina più della produzione — è misurata, non spiegata: i dati dei conti regionali registrano il cosa, e da soli non dicono quale componente (pensioni, altri trasferimenti, imposte, redditi da lavoro fuori regione) abbia mosso il rapporto. Attribuirlo a una causa sola sarebbe l’errore che raccontiamo a proposito di correlazione e causazione.

Una cautela sulle cifre in euro: sono a prezzi correnti, e il PIL pro capite del 2024 non è confrontabile con quello del 2000 in termini reali. Il rapporto fra Mezzogiorno e Centro-Nord nello stesso anno elimina l’inflazione comune ai due territori — è per questo che la serie usa i rapporti e non i livelli — ma resta un rapporto nominale: se i prezzi si sono mossi in modo diverso nelle due aree, una parte della sua variazione può riflettere prezzi relativi e non quantità. I conti regionali non pubblicano deflatori per ripartizione, quindi questa parte non è separabile qui.

Grafico a barre orizzontali della quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2025 per le 21 regioni e province autonome, dal più alto: Calabria 45,3, Sicilia 44,0, Campania 41,2, Puglia 35,0, fino a Valle d'Aosta 5,6; linea tratteggiata sull'Italia a 22,6.
AROPE 2025 regione per regione: dentro il Sud convivono l’Abruzzo (24,7%) e la Calabria (45,3%); il Lazio (20,7%) sta sopra tutte le regioni del Nord. Dati Eurostat EU-SILC. Elaborazione Metron Journal.

Le ripartizioni nascondono le regioni

«Sud» e «Isole» sono aggregati, e dentro un aggregato la variabilità sparisce. Le 21 regioni e province autonome, sui tre indicatori che cambiano di più, raccontano un’altra storia.

Regione Ripartizione PIL pro capite (PPS, UE-27 = 100, 2024) Occupazione 20-64 (%, 2025) AROPE (%, 2025)
Bolzano/Bozen (prov. aut.) Nord-Est 161 80,0 7,0
Lombardia Nord-Ovest 132 75,1 12,5
Valle d’Aosta Nord-Ovest 125 77,8 5,6
Trento (prov. aut.) Nord-Est 125 77,6 10,8
Emilia-Romagna Nord-Est 117 77,0 8,2
Lazio Centro 113 69,3 20,7
Veneto Nord-Est 109 74,7 14,6
Toscana Centro 103 76,0 18,1
Liguria Nord-Ovest 102 73,8 19,7
Friuli-Venezia Giulia Nord-Est 102 74,7 11,6
Piemonte Nord-Ovest 101 74,3 16,9
Marche Centro 89 72,9 13,9
Umbria Centro 85 74,6 13,5
Abruzzo Sud 84 67,2 24,7
Basilicata Sud 74 61,8 25,1
Sardegna Isole 73 62,3 29,7
Molise Sud 72 62,3 22,8
Campania Sud 64 50,8 41,2
Puglia Sud 64 55,2 35,0
Sicilia Isole 61 51,4 44,0
Calabria Sud 57 50,3 45,3

Tre cose che la tabella per ripartizioni non poteva dire. Primo: dentro il Sud c’è l’Abruzzo con il 24,7% di AROPE e la Campania con il 41,2%, la Calabria con il 45,3%; il «37,4%» del Sud è una media di territori lontani fra loro. Secondo: la regione con il PIL pro capite più alto (Bolzano, 161) sta a 2,8 volte quella con il più basso (Calabria, 57) — un divario più ampio di quello fra ripartizioni, com’è ovvio: gli estremi di un insieme più fine sono sempre più distanti. Terzo: la geografia non è a due blocchi. Il Lazio ha un PIL pro capite sopra la media UE (113) e insieme un AROPE del 20,7%, più alto di Liguria, Toscana e di tutte le regioni del Nord: produzione e rischio di povertà non vanno in fila, nemmeno al Centro-Nord.

Rapporti o punti? Dipende dalla grandezza

Un errore ricorrente nelle letture del divario è confrontare grandezze diverse con lo stesso tipo di numero. Per le grandezze in euro (PIL, reddito) il rapporto ha senso: «1,9 volte» dice qualcosa di stabile qualunque sia il livello dei prezzi. Per i tassi (occupazione, povertà) il rapporto è ingannevole quando la base è piccola: il 9,4% del Nord-Est rende «3,8 volte» un numero enorme, ma la stessa distanza — 26 punti — detta in punti percentuali si confronta direttamente con i 22 punti del tasso di occupazione. Abbiamo spiegato la differenza fra punti e percentuali a proposito dei numeri indice: vale anche qui. Quando si legge un divario, la domanda da fare è sempre «rapporto o differenza?», e la risposta cambia il titolo.

Come è stato misurato

PIL e reddito vengono dai conti economici regionali (Eurostat, tabelle nama_10r_2gdp e nama_10r_2hhinc), che per l’Italia sono prodotti dall’ISTAT e trasmessi a Eurostat con definizioni armonizzate (SEC 2010). Il PIL pro capite è il PIL a prezzi correnti diviso per la popolazione media dell’anno; il reddito è il reddito disponibile netto delle famiglie (voce B6N, saldo) diviso per gli abitanti — per abitante, non per famiglia né «equivalente». Gli aggregati Centro-Nord e Mezzogiorno sono calcolati dai totali (nama_10r_3popgdp per la popolazione).

Il PPS (standard di potere d’acquisto) corregge per le differenze di prezzo fra paesi, non fra regioni dello stesso paese: alle regioni italiane si applica lo stesso livello dei prezzi nazionale. Il «64» delle Isole contro il «121» del Nord-Ovest è quindi un confronto a prezzi uguali per ipotesi, e le differenze di costo della vita fra territori non sono incorporate.

Occupazione: tasso della classe 20-64 dall’indagine sulle forze di lavoro (lfst_r_lfe2emprtn, 2025). Rischio di povertà e AROPE: indagine EU-SILC (ilc_li41, ilc_peps11n, 2025). Due avvertenze pesanti. La prima: la soglia di povertà è nazionale — il 60% della mediana del reddito equivalente italiano — anche quando il tasso è calcolato per regione. Il 35,4% delle Isole conta le persone sotto la soglia italiana, non sotto una soglia siciliana o sarda: è una scelta di Eurostat, coerente con l’idea che il riferimento sia il paese, ma va saputa, perché con soglie regionali i numeri sarebbero diversi. La seconda: EU-SILC è un’indagine campionaria, e i campioni regionali sono molto più piccoli di quello nazionale. Eurostat non pubblica, accanto a queste tabelle, gli errori standard delle stime regionali: distanze di uno o due decimi fra regioni vicine non vanno lette come un ordinamento, e anche per le distanze grandi la lettura prudente è «molto distanti», non un rango preciso. Come per i confronti fra paesi, l’etichetta d’anno degli indicatori monetari EU-SILC (2025) si riferisce ai redditi dell’anno precedente.

Cosa NON dice questa pagina

Non dice perché il rapporto del PIL sia fermo e quello del reddito si muova: registra i due andamenti, non li spiega. Non dice quanto valgano i redditi in termini di potere d’acquisto locale: i prezzi differiscono fra territori e nessuno di questi indicatori li corregge. Non misura la povertà assoluta (che l’ISTAT calcola con panieri e soglie diverse per area e tipo di comune) né la disuguaglianza dentro le regioni — per quella, e per il quadro nazionale dei redditi, c’è «La disuguaglianza in Italia, in numeri». Non ordina le regioni al decimale: le stime regionali EU-SILC sono campionarie e i loro errori standard non sono riportati in queste tabelle. E non dice che il divario stia «chiudendosi» o «allargandosi» in generale: dipende dal metro, ed è il punto. (C’è un caso in cui il metro non cambia solo la misura del divario ma il suo segno: la mortalità delle regioni, dove la Campania è fra le più basse col tasso grezzo e la più alta a parità di età.)

La regola, in una frase

Quando qualcuno dice «il divario Nord-Sud è X», chiedere: X in cosa — produzione, reddito, lavoro, povertà — e rapporto o differenza? Senza la risposta non è un dato, è un’opinione con un numero attaccato.

Domande frequenti

Quanto è grande il divario tra Nord e Sud Italia?

Dipende dall’indicatore. Nei dati Eurostat il PIL pro capite del Nord-Ovest (46.100 euro nel 2024) è 1,9 volte quello delle Isole (24.500); il reddito disponibile per abitante del Nord-Ovest è 1,5 volte quello del Sud (25.700 contro 16.900 euro); il tasso di occupazione 20-64 distanzia Nord-Est e Isole di 22 punti (76,0% contro 54,1%); la quota di persone a rischio di povertà è 3,8 volte più alta nelle Isole che nel Nord-Est (35,4% contro 9,4%). Ogni metro dà una misura diversa dello stesso divario.

Il divario Nord-Sud si sta riducendo?

Sul PIL pro capite no: il Mezzogiorno (Sud e Isole) vale fra il 54,9% e il 57,5% del Centro-Nord in ogni anno dal 2000 al 2024 (55,7% nel 2000, 57,1% nel 2024), senza una tendenza. Sul reddito disponibile per abitante il rapporto è salito dal 63,9% al 69,7% nello stesso periodo. La produzione non converge, il reddito delle famiglie un po’ sì; i dati registrano i due andamenti ma non ne spiegano le cause.

Perché il divario nel PIL è più grande di quello nel reddito?

Perché misurano cose diverse. Il PIL pro capite è il valore prodotto nel territorio diviso per gli abitanti; il reddito disponibile è ciò che i residenti hanno dopo imposte e contributi e dopo aver ricevuto pensioni, trasferimenti e altri redditi, anche da fuori regione. Per definizione, fra i due stanno la redistribuzione pubblica e i flussi di reddito che attraversano i confini regionali. Nel 2024 il Nord-Ovest sta a 1,88 volte le Isole per PIL e a 1,52 volte il Sud per reddito disponibile.

Qual è la regione italiana più povera e quella più ricca?

Per PIL pro capite in PPS (UE-27 = 100) la provincia autonoma di Bolzano è a 161 e la Calabria a 57 (2024). Per quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale (AROPE 2025) la Valle d’Aosta è al 5,6% e la Calabria al 45,3%. Dentro il Sud le differenze sono grandi: l’Abruzzo ha un AROPE del 24,7%, la Campania del 41,2%. Le posizioni con distacchi di pochi decimi non sono un ordinamento affidabile, perché le stime regionali EU-SILC sono campionarie e le tabelle usate non riportano i loro errori standard.

La soglia di povertà è la stessa in tutta Italia?

Sì, nei dati Eurostat usati qui. Il tasso di rischio di povertà regionale conta le persone con reddito equivalente sotto il 60% della mediana nazionale italiana, non sotto una soglia calcolata nella singola regione. Il 35,4% delle Isole va letto in questo modo: persone povere rispetto all’Italia, non rispetto alla propria regione. Con soglie regionali i tassi sarebbero diversi. Anche il PPS corregge i prezzi fra paesi, non fra regioni dello stesso paese.

Fonti

  • Eurostat — Gross domestic product (GDP) at current market prices by NUTS 2 region, tabella nama_10r_2gdp (euro per abitante, PPS per abitante in % della UE-27, milioni di euro), anno 2024, estratta via API il 02/09/2026, aggiornata da Eurostat il 10/02/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nama_10r_2gdp
  • Eurostat — Income of households by NUTS 2 region, tabella nama_10r_2hhinc (reddito disponibile netto B6N, saldo, euro per abitante e milioni di euro), anno 2024, aggiornata il 20/05/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nama_10r_2hhinc
  • Eurostat — Average annual population to calculate regional GDP data by NUTS 3 region, tabella nama_10r_3popgdp, usata per gli aggregati Centro-Nord e Mezzogiorno: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nama_10r_3popgdp
  • Eurostat — Employment rates by educational attainment level, citizenship and NUTS 2 region, tabella lfst_r_lfe2emprtn (20-64 anni, totale), anno 2025, aggiornata il 30/06/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_r_lfe2emprtn
  • Eurostat — At-risk-of-poverty rate by NUTS 2 region (EU-SILC), tabella ilc_li41, anno 2025, aggiornata l’08/07/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_li41
  • Eurostat — Persons at risk of poverty or social exclusion by NUTS 2 region (AROPE, definizione 2021), tabella ilc_peps11n, anno 2025: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_peps11n
  • Elaborazione Metron Journal. Rapporti, differenze e aggregati calcolati in dati_nord_sud.py sulle tabelle qui sopra. Tabella di 21 regioni, 5 ripartizioni e Italia scaricabile in CSV; serie storiche per ripartizione (rapporti PIL e reddito 2000-2024; occupazione dal 2000, rischio di povertà dal 2004 e AROPE dal 2015, fino al 2025) in CSV.