Mobilità sociale: quanto conta da dove parti
In breve. Quanto conta, in Italia, la famiglia da cui parti? Molto. Un adulto tra i 25 e i 59 anni con genitori senza diploma ha oggi un rischio di povertà del 22,0%; se i genitori sono laureati, scende al 7,4%: quasi tre volte meno (Eurostat, EU-SILC 2023). Chi da ragazzo viveva in una famiglia che faticava ad arrivare a fine mese ha oggi un rischio del 34,0%, contro il 14,4% di chi cresceva in una famiglia a suo agio. La tabella che Eurostat pubblica sembra dire il contrario — «il 31% dei laureati viene da famiglie senza diploma» —, ma è la trappola del tasso di base: i genitori poco istruiti erano la stragrande maggioranza di quella generazione. Rifatti i conti nel verso giusto, una stima porta la probabilità di arrivare alla laurea da circa il 10% per chi ha genitori senza diploma a circa il 70% per chi ha genitori laureati. L’OCSE stima che a un discendente di una famiglia povera servano in Italia cinque generazioni per avvicinare il reddito medio. Ecco i numeri, da dove vengono, e come si leggono senza sbagliare.

«L’ascensore sociale è fermo» è una frase che si sente spesso, quasi sempre senza un numero accanto. Ma la mobilità sociale — quanto la posizione dei figli dipende da quella dei genitori — si misura, e in Italia si misura con una fonte precisa: il modulo dell’indagine europea sui redditi e le condizioni di vita che, ogni pochi anni, chiede agli adulti da dove sono partiti. Questo pezzo parte da lì. E parte da una premessa che vale per tutto ciò che segue: qui si misura la mobilità educativa e di condizione economica, non la mobilità di reddito individuale, che è una cosa vicina ma diversa (ne riparliamo alla fine). L’istruzione dei genitori è un buon segnaposto della posizione sociale di partenza, non la posizione stessa.
Il primo numero: il rischio di povertà, per famiglia di partenza
La domanda più diretta è questa: chi parte più in basso resta più esposto? La risposta, per l’Italia, è nella prima tabella. Sono numeri descrittivi, non aggiustati: fotografano quanto rischio si accompagni a ciascuna origine, senza isolare l’effetto dell’una o dell’altra caratteristica. Eurostat calcola il rischio di povertà degli adulti fra i 25 e i 59 anni distinto per il livello di istruzione dei loro genitori.
| Istruzione dei genitori | Rischio di povertà dell’adulto oggi (2023) | (2019) |
|---|---|---|
| Senza diploma (fino alla licenza media) | 22,0% | 23,0% |
| Con diploma (superiori) | 9,3% | 12,8% |
| Laureati | 7,4% | 9,0% |
Fonte: Eurostat, EU-SILC, tabella ilc_igtp03, modulo sulla trasmissione intergenerazionale degli svantaggi, dati 2023. «Rischio di povertà» = reddito disponibile equivalente sotto il 60% della mediana nazionale.
Il numero da tenere è il rapporto tra le due righe estreme: 22,0 contro 7,4, cioè un rischio quasi tre volte più alto per chi ha genitori senza diploma. Non è una piccola differenza residua: è il segno che l’origine familiare, misurata con qualcosa di semplice come il titolo di studio dei genitori, continua a spiegare una parte grande di dove si finisce da adulti.
Due avvertenze subito, perché il numero non venga forzato. La prima: è un’associazione, non una catena causale dimostrata — l’istruzione dei genitori si porta dietro reddito, luogo, salute, rete di relazioni, e la tabella non le separa (perché associazione non è causazione). La seconda riguarda il confronto tra gli anni: le tabelle mostrano sia il 2023 sia il 2019, ma qui non interpretiamo la variazione tra i due. EU-SILC è un’indagine campionaria e la tabella non riporta gli intervalli di confidenza: senza quelli non si può dire se una differenza tra due anni sia reale o effetto del campione. Ci concentriamo perciò sul quadro più recente, il 2023, dove il divario tra chi parte in alto e chi parte in basso è netto.
Come è misurato questo dato
Vale la pena aprire la scatola, perché è ciò che distingue un numero verificabile da un’impressione. La fonte è EU-SILC, l’indagine campionaria armonizzata che Eurostat coordina in tutta l’Unione. Ogni pochi anni l’indagine aggiunge un modulo speciale sulla trasmissione intergenerazionale degli svantaggi: intervista gli adulti tra i 25 e i 59 anni e chiede loro, tra le altre cose, il titolo di studio del padre e della madre e com’era la situazione economica della famiglia quando avevano circa 14 anni. Queste risposte vengono poi incrociate con la condizione attuale dell’intervistato. I dati disponibili sono di due rilevazioni, 2019 e 2023.
Tre cose da sapere per leggerlo bene. I livelli di istruzione seguono la classificazione internazionale ISCED: «senza diploma» sono i livelli 0-2 (fino alla licenza media), «con diploma» i livelli 3-4 (superiori), «laureati» i livelli 5-8 (terziario). Attenzione a un dettaglio di definizione importante: il livello «dei genitori» è il più alto tra i due — se in casa c’è un genitore laureato e uno no, la famiglia rientra tra i «laureati». In tutto il pezzo, quindi, «genitori laureati» e «genitori senza diploma» vanno letti come il titolo di studio più alto presente in famiglia, non come il titolo di entrambi. La situazione economica a 14 anni è un ricordo dichiarato dall’intervistato, quindi soggetto a un possibile errore di memoria — un limite noto di questo tipo di domande, che va tenuto presente ma non annulla il segnale, perché le differenze in gioco sono grandi. E l’unità di misura è la persona adulta, non la famiglia.
L’altra origine: la casa in cui sei cresciuto
L’istruzione dei genitori è un proxy comodo ma indiretto. Il modulo ne offre uno più ruvido e più vicino all’esperienza: la situazione economica della famiglia quando l’intervistato era ragazzo.
| Situazione economica della famiglia a ~14 anni | Rischio di povertà dell’adulto oggi (2023) | (2019) |
|---|---|---|
| Difficile («si arrivava a fatica a fine mese») | 34,0% | 30,7% |
| Buona | 14,4% | 15,9% |
Fonte: Eurostat, EU-SILC, tabella ilc_igtp04, dati 2023.
La domanda del modulo distingue due situazioni, «buona» e «difficile»: chi è cresciuto in una famiglia in difficoltà ha oggi un rischio di povertà di oltre il doppio rispetto a chi è cresciuto in una famiglia a suo agio (34,0% contro 14,4%). Il dato 2019 è in tabella per riferimento; come sopra, non interpretiamo la differenza tra i due anni in assenza degli intervalli di confidenza.
Che questo non sia solo un’eco statistica dell’istruzione lo suggerisce un terzo numero. Tra gli adulti che oggi non hanno il diploma, il 12,9% ricorda che a 14 anni la famiglia non poteva permettersi il necessario per la scuola (libri, materiale); tra i laureati di oggi la stessa quota è 1,1% (Eurostat, ilc_igtp08, 2023). La privazione da ragazzi e il punto d’arrivo da adulti viaggiano insieme. Attenzione: «viaggiano insieme» è tutto ciò che il dato dice — è un’associazione, non la prova che l’una causi l’altro.
La tabella che sembra dire il contrario
Qui arriva il punto di metodo, ed è il motivo per cui questo pezzo esiste. Eurostat pubblica anche una tabella (ilc_igtp01) che mette in relazione l’istruzione dei genitori con quella raggiunta dai figli. Letta di fretta, sembra raccontare un paese molto mobile. Ecco i numeri veri, per il 2023.
| Da dove vengono gli adulti di oggi, per istruzione raggiunta (2023) | Genitori senza diploma | Genitori con diploma | Genitori laureati |
|---|---|---|---|
| Fra chi oggi è laureato | 31,0% | 42,9% | 26,0% |
| Fra chi oggi ha il diploma | 64,2% | 30,7% | 5,0% |
| Fra chi oggi è senza diploma | 89,7% | 9,4% | 0,8% |
Fonte: Eurostat, EU-SILC, tabella ilc_igtp01, 2023. Ogni riga somma a 100: è la composizione per origine di ciascun punto d’arrivo.
Guardate la prima riga: fra i laureati di oggi, il 31% ha genitori senza diploma e solo il 26% ha genitori laureati. Sembra la fotografia di un ascensore in funzione: le porte del titolo di studio più alto si aprono più spesso a chi viene dal basso che a chi viene dall’alto. È una lettura sbagliata, ed è sbagliata per una ragione che ha un nome: la trappola del tasso di base.
La tabella risponde alla domanda «da dove vengono i laureati?», non alla domanda «dove arrivano i figli di chi non ha studiato?». Sono due cose diverse, e la differenza sta tutta in quanto erano numerosi i gruppi di partenza. Nella generazione dei genitori degli adulti di oggi, chi non aveva un diploma era la maggioranza schiacciante — la nostra ricostruzione (sotto) la stima intorno al 66% — mentre i laureati erano una minoranza esigua, intorno all’8%. Con una platea di partenza così sbilanciata, i figli di genitori poco istruiti popolano ogni destinazione, semplicemente perché erano molti di più. Che il 31% dei laureati venga da lì non dice che quella porta sia larga: dice che quel gruppo era enorme.

La lettura giusta: la probabilità di arrivare, per famiglia di partenza
Per rispondere alla domanda che interessa davvero — dato che parti da una certa famiglia, dove arrivi? — bisogna girare la tabella. Si fa con il teorema di Bayes, combinando la composizione per origine appena vista con la distribuzione dell’istruzione degli adulti di oggi (34,5% senza diploma, 43,9% con diploma, 21,6% laureati). Il risultato è una stima della matrice «in avanti»: la probabilità approssimata di ciascun punto d’arrivo, per ogni punto di partenza. Approssimata perché combina due tabelle Eurostat con basi d’età vicine ma non identiche (vedi sotto): è un esercizio illustrativo, non una probabilità misurata.
| Se i genitori sono… (stima) | …probabilità di restare senza diploma | …di fermarsi al diploma | …di arrivare alla laurea |
|---|---|---|---|
| Senza diploma | ~47% | ~43% | ~10% |
| Con diploma | ~13% | ~52% | ~36% |
| Laureati | ~3% | ~27% | ~69% |
Stima Metron Journal (ricostruzione via Bayes) da Eurostat ilc_igtp01 e edat_lfse_03, 2023. Valori approssimati e arrotondati; i valori non arrotondati (es. 10,2% e 69,4%) sono nel CSV. Esercizio illustrativo, non probabilità misurate: vedi la nota su assunzioni e limiti più sotto. Ogni riga somma a 100.
Adesso il paese ha un aspetto molto diverso. Nella stima, un figlio di genitori senza diploma ha circa il 10% di probabilità di laurearsi; un figlio di genitori laureati ne ha circa il 70%: nell’ordine di sette volte tanto. E all’altro capo: chi parte da una famiglia senza diploma ha una probabilità stimata intorno al 47% di restare a sua volta senza diploma, contro circa il 3% di chi parte da una famiglia di laureati. La stessa realtà che la tabella «a rovescio» faceva sembrare mobile, letta nel verso giusto, mostra una forte persistenza: da dove parti pesa moltissimo su dove arrivi. La lezione, oltre l’Italia, è generale: quando un gruppo di partenza è molto più numeroso di un altro, contare «da dove vengono gli arrivati» inganna quasi sempre; la domanda utile è «dove arrivano i partiti».
Cosa NON dice, questo dato
Un pezzo che spiega una trappola di lettura ha il dovere di dichiarare le proprie. Cinque confini, netti.
È mobilità educativa, non di reddito. Tutto ciò che precede misura il legame tra istruzione (e condizione economica da ragazzi) dei genitori e condizione dei figli. La mobilità del reddito individuo per individuo è una cosa vicina ma distinta, e si misura con altri strumenti: per l’Italia il riferimento sono gli studi dell’OCSE e della Banca d’Italia. L’istruzione è un buon proxy, non un sostituto.
È associazione, non causa. Nessuno di questi numeri isola l’effetto «puro» dell’origine. Chi parte da una famiglia laureata eredita insieme reddito, quartiere, scuole, salute, relazioni: la tabella somma tutto questo dentro una sola riga e non dice quale pezzo pesi di più.
La matrice in avanti è una ricostruzione. Eurostat pubblica la composizione per origine, non le probabilità in avanti. Le abbiamo ricavate con Bayes usando la distribuzione dell’istruzione degli adulti di oggi. C’è un’approssimazione dichiarata: il modulo riguarda gli adulti 25-59 anni, mentre la marginale disponibile è per i 25-64 anni. Le due basi sono vicine ma non identiche; per questo la matrice in avanti è illustrativa, e il dato primario resta la tabella pubblicata. Chi vuole rifare il conto trova tutto — numeri, formula e passaggi — nel CSV e nello script linkati in fondo.
La situazione «a 14 anni» è un ricordo. La domanda si appoggia alla memoria dell’intervistato, con il margine di errore che ogni ricordo porta con sé.
È una fotografia, non un film. Il dato confronta persone di età diverse in due momenti (2019 e 2023); non segue le stesse persone nel tempo e non racconta, da solo, se la mobilità stia migliorando o peggiorando per una singola generazione.
In prospettiva: quante generazioni
Un modo per dare la scala del fenomeno viene dall’OCSE. Nel rapporto A Broken Social Elevator? How to Promote Social Mobility (2018), l’organizzazione stima quante generazioni servano, in ciascun paese, perché i discendenti di una famiglia nel 10% più povero si avvicinino al reddito medio della società. Per l’Italia la stima è di cinque generazioni; la media dei paesi OCSE è di circa 4,5. È una stima di modello, costruita sulla persistenza dei redditi tra padri e figli, non una misura diretta — va presa per quello che è, un ordine di grandezza. Ma dice, nella stessa direzione dei dati Eurostat, che in Italia il punto di partenza continua a proiettare la sua ombra molto in là nel tempo.
Il filo che tiene insieme tutto il pezzo è alla fine un fatto di metodo: la mobilità sociale non si legge dalla porta d’ingresso dei più fortunati, ma dalla traiettoria di chi parte più in basso. Cambiare il verso della domanda cambia il paese che si vede.
Domande frequenti
Cos’è la mobilità sociale e come si misura?
È il grado in cui la posizione sociale dei figli dipende da quella dei genitori: bassa mobilità significa che si tende a «restare» dove si è nati. In Italia si misura soprattutto con il modulo dell’indagine europea EU-SILC sulla trasmissione intergenerazionale degli svantaggi, che chiede agli adulti 25-59 anni l’istruzione dei genitori e la situazione economica della famiglia da ragazzi, e la confronta con la loro condizione attuale. È mobilità educativa e di condizione economica, un proxy della posizione sociale, non la mobilità del reddito individuale.
Quanto conta la famiglia di origine sul rischio di povertà in Italia?
Molto. Nel 2023 un adulto tra 25 e 59 anni con genitori senza diploma ha un rischio di povertà del 22,0%; con genitori laureati scende al 7,4%, quasi tre volte meno (Eurostat, EU-SILC 2023). Chi da ragazzo viveva in una famiglia in difficoltà economica ha oggi un rischio del 34,0%, contro il 14,4% di chi cresceva in una famiglia a suo agio (il modulo distingue solo queste due situazioni, «difficile» e «buona»).
Perché si dice che «il 31% dei laureati viene da famiglie senza diploma» e allora l’Italia è mobile?
Perché è una lettura sbagliata, la cosiddetta trappola del tasso di base. Quel 31% risponde alla domanda «da dove vengono i laureati», non a «dove arrivano i figli di chi non ha studiato». I genitori senza diploma erano la grande maggioranza di quella generazione, quindi popolano ogni destinazione solo perché erano molti di più. Girando i conti nel verso giusto — una stima che combina la tabella delle origini con la distribuzione dell’istruzione degli adulti — un figlio di genitori senza diploma ha circa il 10% di probabilità di laurearsi, un figlio di genitori laureati circa il 70%.
Quante generazioni servono per la mobilità sociale in Italia?
L’OCSE, nel rapporto *A Broken Social Elevator?* del 2018, stima che a un discendente di una famiglia nel 10% più povero servano in Italia circa cinque generazioni per avvicinare il reddito medio del paese, contro una media OCSE di circa 4,5. È una stima di modello basata sulla persistenza dei redditi tra padri e figli, non una misura diretta: va letta come ordine di grandezza.
La mobilità educativa è la stessa cosa della mobilità di reddito?
No. La mobilità educativa misura quanto il titolo di studio dei figli dipende da quello dei genitori; la mobilità di reddito misura quanto il reddito dei figli dipende da quello dei genitori. Sono legate ma distinte, e vanno misurate con dati diversi: per la mobilità di reddito in Italia i riferimenti sono gli studi dell’OCSE e della Banca d’Italia.
Fonti
- Eurostat, EU-SILC — rischio di povertà per istruzione dei genitori (
ilc_igtp03), dati 2019 e 2023. - Eurostat, EU-SILC — rischio di povertà per situazione economica a 14 anni (
ilc_igtp04), 2019 e 2023. - Eurostat, EU-SILC — istruzione dei genitori e istruzione raggiunta (
ilc_igtp01), 2019 e 2023. - Eurostat, EU-SILC — privazione scolastica a 14 anni per istruzione raggiunta (
ilc_igtp08), 2023. - Eurostat — popolazione per livello di istruzione (
edat_lfse_03), 25-64 anni, 2023, usata per la ricostruzione. - OCSE — A Broken Social Elevator? How to Promote Social Mobility (PDF), 2018.
- Dati e calcoli scaricabili: CSV con tutti i numeri, 2019 e 2023 — blocchi A (povertà per istruzione dei genitori), B (per situazione a 14 anni), C (matrice pubblicata e ricostruita), D (privazione scolastica). Codice di elaborazione:
dati_mobilita_sociale.py.




