Grafico a barre: famiglie in povertà assoluta e relativa nel 2025, in percentuale. Nord 7,6 e 7,0; Centro 6,3 e 5,9; Mezzogiorno 9,6 e 19,5; Italia 8,0 e 10,8.

Povertà assoluta e povertà relativa: due soglie, due numeri

In breve. Secondo ISTAT, nel 2025 in Italia 2,1 milioni di famiglie (l’8,0%) sono in povertà assoluta e 2,8 milioni (il 10,8%) in povertà relativa. Non sono due stime della stessa cosa. La soglia assoluta è il costo di un paniere di beni e servizi essenziali e cambia con la regione, il tipo di comune e l’età dei componenti. La soglia relativa è una sola per tutto il paese: per una famiglia di due persone è la spesa media per persona, 1.231,01 euro al mese. Per questo le due misure disegnano due mappe diverse: al Nord danno valori simili (7,6% e 7,0%), nel Mezzogiorno la povertà relativa (19,5%) è circa il doppio di quella assoluta (9,6%).

Quando si legge «in Italia ci sono 5,4 milioni di poveri» e, nello stesso giorno, «8,7 milioni di poveri», non c’è un errore: sono due numeri dello stesso comunicato ISTAT, che rispondono a due domande diverse. La prima: quante persone vivono in famiglie che non riescono a comprare il minimo essenziale nel posto in cui vivono? La seconda: quante persone vivono in famiglie che spendono poco rispetto alla spesa media del paese? Qui vediamo come sono fatte le due soglie e che cosa cambia scegliendo l’una o l’altra.

Che cosa dice il dato

2025 Povertà assoluta Povertà relativa
Famiglie povere 2.104,5 mila (8,0%) 2.847,8 mila (10,8%)
Persone povere 5.435,3 mila (9,3%) 8.671,1 mila (14,8%)
Intensità (quanto la spesa delle famiglie povere sta sotto la soglia, in media) 18,5% 19,6%
Rispetto al 2024 stabile (8,4% delle famiglie nel 2024) stabile (10,9% delle famiglie nel 2024)

Fonte: ISTAT, «La povertà in Italia – Anno 2025», 15/10/2026, Prospetti 1 e 9. Stime campionarie in migliaia, arrotondate al centinaio. L’incidenza è il rapporto tra le famiglie povere e il totale delle famiglie residenti (per le persone: tra le persone in famiglie povere e il totale delle persone residenti).

Le famiglie in povertà relativa sono 743 mila in più di quelle in povertà assoluta (calcolo nostro: 2.847,8 − 2.104,5 migliaia). Ma non si tratta di un gruppo «più largo» che contiene l’altro: come vedremo, una famiglia può essere povera in senso assoluto e non in senso relativo, e viceversa.

Come è stato misurato

Entrambe le misure partono dalla stessa indagine: l’Indagine sulle spese per consumi delle famiglie di ISTAT, condotta su un campione teorico di circa 32.500 famiglie. È la stessa indagine da cui viene il dato sulle famiglie che limitano la spesa per il cibo. Il punto di partenza, quindi, non è il reddito ma la spesa mensile per consumi: una famiglia è contata come povera se spende una cifra pari o inferiore alla soglia. Le due misure differiscono solo nel modo in cui la soglia viene fissata.

La soglia assoluta è il valore in euro di un paniere di beni e servizi considerati essenziali: un’alimentazione adeguata, un’abitazione di ampiezza adatta alla famiglia, riscaldata e con i servizi principali, e il minimo per vestirsi, comunicare, muoversi, istruirsi e mantenersi in salute. Il paniere è valutato al «prezzo minimo accessibile» e quei prezzi cambiano da un luogo all’altro. Il risultato non è una soglia, ma tante soglie quante sono le combinazioni di tipo di famiglia (numero ed età dei componenti), regione e tipo di comune. Gli esempi della nota metodologica ISTAT, per un adulto di 30-59 anni che vive solo, nel 2025:

Dove vive (esempio ISTAT) Soglia di povertà assoluta, euro al mese
Lombardia, comune centro di area metropolitana 1.256,37
Piemonte, comune centro di area metropolitana 933,04
Sicilia 773,25
Puglia, piccolo comune 728,87

Fonte: ISTAT, «La povertà in Italia – Anno 2025», Nota metodologica. Tutte le soglie sono consultabili con il calcolatore ISTAT.

La stessa persona sola ha una soglia di 1.256,37 euro in un grande comune lombardo e di 728,87 euro in un piccolo comune pugliese: 1,72 volte tanto (calcolo nostro).

La soglia relativa, invece, è una sola per tutta Italia e dipende solo dal numero di componenti. Per una famiglia di due persone è pari alla spesa media per persona nel paese: 1.231,01 euro al mese nel 2025 (1.218,10 nel 2024, +1,06%: calcolo nostro). Per le famiglie di altra ampiezza si usa una scala di equivalenza (la scala Carbonaro), che tiene conto delle economie di scala: in due si spende meno che il doppio di uno solo.

Componenti Coefficiente Soglia di povertà relativa 2025, euro al mese Per persona (calcolo nostro)
1 0,60 738,60 738,60
2 1,00 1.231,01 615,51
3 1,33 1.637,24 545,75
4 1,63 2.006,54 501,64
5 1,90 2.338,91 467,78
6 2,16 2.658,98 443,16
7 e più 2,40 2.954,42 —

Fonte: ISTAT, «La povertà in Italia – Anno 2025», Glossario. L’ultima colonna divide la soglia per il numero di componenti (calcolo nostro; per «7 e più» non è calcolabile).

In entrambi i casi ISTAT assume che le risorse siano condivise in parti uguali dentro la famiglia: se la famiglia è povera, tutti i suoi componenti sono contati come poveri.

Perché le due mappe non coincidono

Grafico a barre: famiglie in povertà assoluta e relativa nel 2025, in percentuale. Nord 7,6 e 7,0; Centro 6,3 e 5,9; Mezzogiorno 9,6 e 19,5; Italia 8,0 e 10,8.
Incidenza della povertà assoluta e relativa tra le famiglie, per ripartizione, 2025, %. Fonte: ISTAT, La povertà in Italia – Anno 2025 (15/10/2026) · elaborazione Metron Journal.
Famiglie povere, 2025 Assoluta: incidenza Relativa: incidenza Quota delle famiglie in povertà assoluta Quota delle famiglie in povertà relativa
Nord 7,6% 7,0% 45,3% 31,0%
Centro 6,3% 5,9% 16,1% 11,1%
Mezzogiorno 9,6% 19,5% 38,6% 57,9%
Italia 8,0% 10,8% 100% 100%

Fonte: ISTAT, «La povertà in Italia – Anno 2025», Prospetti 1 e 9. Le ultime due colonne dicono dove vivono le famiglie povere: per esempio, il 45,3% delle famiglie in povertà assoluta vive al Nord.

Con la soglia relativa l’incidenza nel Mezzogiorno è 2,79 volte quella del Nord (19,5% contro 7,0%); con la soglia assoluta è 1,26 volte (9,6% contro 7,6%) (rapporti calcolati da noi). E cambia anche la risposta alla domanda «dove sono i poveri»: con la misura assoluta quasi metà delle famiglie povere (45,3%) vive al Nord; con quella relativa più di metà (57,9%) vive nel Mezzogiorno.

Le famiglie e la loro spesa sono le stesse nelle due misure: quello che cambia è la soglia con cui vengono confrontate. La soglia assoluta segue il costo della vita locale: dove affitti e prezzi sono più alti, serve più denaro per comprare lo stesso paniere, e la soglia sale. La soglia relativa è uguale ovunque: una famiglia di due persone a Milano e una a Lecce sono confrontate con gli stessi 1.231,01 euro, anche se con quella cifra non comprano le stesse cose. Il divario tra Nord e Sud, che già cambia a seconda del metro usato (vedi Nord e Sud: quanto è grande il divario), con la soglia relativa entra per intero nella misura della povertà; con quella assoluta viene in parte compensato, perché dove la vita costa meno anche la soglia è più bassa (negli esempi ISTAT sopra, Sicilia e Puglia hanno soglie più basse di Lombardia e Piemonte).

Al Nord e al Centro i due valori sono vicini (7,6% e 7,0%; 6,3% e 5,9%). Non diciamo quale dei due sia davvero più alto: il report dà l’intervallo di confidenza dell’incidenza relativa (al Nord, dal 6,3% al 7,7%) ma non quello dell’incidenza assoluta per ripartizione, e differenze di questa ampiezza possono stare dentro l’errore campionario (vedi intervallo di confidenza).

Due persone sole, due risposte

Il modo più semplice per vedere che le due misure non sono una dentro l’altra è confrontare le soglie di una persona sola (calcoli nostri sugli esempi ISTAT):

  • Un adulto solo in un grande comune lombardo che spende 1.000 euro al mese sta sotto la propria soglia assoluta (1.256,37) ma sopra la soglia relativa per una persona (738,60): è povero in senso assoluto, non in senso relativo.
  • Un adulto solo in un piccolo comune pugliese che spende 735 euro al mese sta sotto la soglia relativa (738,60) ma sopra la propria soglia assoluta (728,87): è povero in senso relativo, non in senso assoluto.

Cosa NON dice questo dato

  • Non misura il reddito. Entrambe le soglie guardano la spesa. Una famiglia che spende poco perché risparmia viene contata per ciò che spende, non per ciò che guadagna o possiede. La misura europea più citata, il tasso di rischio di povertà di Eurostat, guarda invece il reddito: conta le persone con un reddito familiare equivalente sotto il 60% della mediana nazionale, e per l’Italia vale 18,6% (indagine EU-SILC 2025). È un terzo numero, con una terza definizione: ne abbiamo parlato nel pezzo sul divario di povertà.
  • La povertà relativa non è «più» povertà. Misura la distanza di una famiglia da una soglia legata alla spesa media del paese: nelle parole di ISTAT, è una misura legata alla disuguaglianza nella distribuzione della spesa. Se tutte le famiglie spendessero il 10% in meno, la soglia relativa scenderebbe con loro e l’incidenza potrebbe restare uguale; la soglia assoluta, legata ai prezzi del paniere, no.
  • Le variazioni piccole non sono variazioni. Sono stime da un campione. ISTAT definisce «stabili» sia l’incidenza assoluta (dall’8,4% all’8,0% delle famiglie) sia quella relativa (dal 10,9% al 10,8%): per l’incidenza relativa nazionale l’intervallo di confidenza al 95% va dal 10,34% all’11,45% nel 2024 e dal 10,23% all’11,31% nel 2025. Dire «la povertà è scesa» su questi numeri è sbagliato.
  • Non dice perché una famiglia è povera. ISTAT mostra incidenze più alte tra le famiglie numerose, in affitto, con persona di riferimento in cerca di lavoro o con titolo di studio basso. Sono associazioni, non cause: le caratteristiche vanno insieme (età, territorio, lavoro) e una tabella non separa l’effetto di ciascuna.
  • Non copre tutti. La popolazione dell’indagine sono le famiglie residenti: chi vive in istituti di convivenza è escluso.
  • La serie assoluta ha cambiato metodo. Dal 2022 la stima della povertà assoluta segue una metodologia aggiornata; ISTAT pubblica una serie ricostruita dal 2014. Confrontare un numero di oggi con uno di dieci anni fa preso da un vecchio comunicato può mescolare due metodi.

La regola, in una frase

Quando leggi «X milioni di poveri», chiediti tre cose: assoluta o relativa, famiglie o persone, spesa o reddito.

Come è stato misurato

Le cifre vengono dal report ISTAT «La povertà in Italia – Anno 2025» del 15/10/2026 (testo, glossario e nota metodologica) e dalle tavole allegate (Prospetti 1, 9, 16 e 17), lette il 17/10/2026; il tasso di rischio di povertà dalla tavola Eurostat ilc_li02 (aggiornata il 15/10/2026). Le cifre sono riportate come pubblicate. Sono calcoli di Metron Journal: la differenza tra famiglie relativamente e assolutamente povere, la variazione della soglia relativa 2024-2025, il rapporto tra la soglia assoluta lombarda e quella pugliese, la soglia relativa per persona, i rapporti tra Mezzogiorno e Nord e i due esempi di persona sola. Tutti rifacibili dalle tabelle scaricabili in CSV.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra povertà assoluta e povertà relativa?

La povertà assoluta conta le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al costo di un paniere di beni e servizi essenziali, calcolato da ISTAT per tipo di famiglia, regione e tipo di comune. La povertà relativa conta le famiglie con una spesa pari o inferiore a una soglia unica nazionale: per due persone è la spesa media per persona, 1.231,01 euro al mese nel 2025.

Quante famiglie sono povere in Italia nel 2025?

Secondo ISTAT (15/10/2026), 2,1 milioni di famiglie sono in povertà assoluta (8,0%, 5,4 milioni di persone) e 2,8 milioni in povertà relativa (10,8%, quasi 8,7 milioni di persone). Rispetto al 2024 entrambe le incidenze sono stabili.

Qual è la soglia di povertà relativa nel 2025?

Per una famiglia di due componenti è 1.231,01 euro di spesa mensile. Per una persona sola è 738,60 euro (coefficiente 0,60), per quattro persone 2.006,54 euro (coefficiente 1,63), secondo la scala di equivalenza Carbonaro usata da ISTAT.

Perché nel Mezzogiorno la povertà relativa è molto più alta di quella assoluta?

Perché la soglia relativa è una sola per tutta Italia, mentre quella assoluta tiene conto del costo della vita locale: negli esempi della nota ISTAT, la soglia per un adulto solo è più bassa in Sicilia e in Puglia che in Lombardia e in Piemonte. Nel 2025 nel Mezzogiorno l’incidenza tra le famiglie è 19,5% con la soglia relativa e 9,6% con quella assoluta; al Nord 7,0% e 7,6%.

La povertà ISTAT si basa sul reddito?

No. Entrambe le misure ISTAT si basano sulla spesa per consumi delle famiglie. Il tasso di rischio di povertà di Eurostat, invece, si basa sul reddito (meno del 60% del reddito mediano equivalente) e per l’Italia vale 18,6% nell’indagine EU-SILC 2025.

Fonti