In Italia il reddito medio è di 25.011 euro, quello mediano di 22.062: la media è più alta del 13,4%, e circa sei italiani su dieci stanno sotto la media.
Quanto costa un trasloco in Italia, e come si misura
Il prezzo medio di un trasloco non è rilevato da nessun ente: le cifre in rete vengono da preventivi commerciali. Esiste però un indice ufficiale, e dice che dal 2015 i traslochi sono rincarati del 21,9%, meno dell’inflazione generale.
L’indice di Gini: cosa misura, come si calcola, cosa non dice
L’indice di Gini misura quanto una distribuzione si discosta dalla perfetta uguaglianza. Per l’Italia vale 31,0 nel 2025 — ma lo stesso paese, lo stesso anno, può avere due indici diversi a seconda di cosa si è misurato.
Ora solare: quanta energia si risparmia davvero con il cambio d’ora
Domenica 25 ottobre 2026 torna l’ora solare. Terna stima che l’ora legale 2026 faccia consumare circa 302 milioni di kWh in meno, poco meno dello 0,1% dei consumi elettrici italiani. Come è calcolato il numero, perché a ottobre la stima viene rivista e perché gli euro risparmiati cambiano con il prezzo del kWh.
Il debito pubblico in rapporto al PIL: perché il rapporto scende anche quando il debito sale
Il debito pubblico italiano è salito in tutti i 29 anni dal 1997 al 2025 (da 1.260 a 3.096 miliardi), ma il rapporto con il PIL è sceso in 15. Numeratore, denominatore e revisioni del PIL: come si legge il rapporto. Dati Eurostat e Banca d’Italia.
Inverno demografico: tre misure diverse sotto una metafora
Nel 2025 in Italia 355.435 nati e 651.830 decessi, ma popolazione quasi ferma (−636): «inverno demografico» non è un indicatore, sono tre misure diverse (fecondità, variazione naturale, popolazione totale). Dati Eurostat, Italia e UE-27.
Stranieri in Italia: quanti sono, e i quattro numeri che si confondono
Al 1 gennaio 2025 i residenti con cittadinanza straniera erano 5,37 milioni e i nati all’estero 6,93 milioni; i permessi validi a fine 2025 erano 4,26 milioni: tre conteggi ufficiali, tre numeri, più chi ha acquisito la cittadinanza. Dati Eurostat e confronto UE-27.
Occupati, disoccupati, inattivi: chi conta come cosa (e perché «un’ora di lavoro» basta per essere occupati)
Ad agosto 2026 l’ISTAT stima il tasso di occupazione al 63,0%, la disoccupazione al 6,2% e l’inattività al 32,7%: tre tassi con tre denominatori diversi, definizioni ufficiali, margine d’errore e confronto europeo sul sottoutilizzo.
Quasi un terzo delle famiglie taglia sul cibo? Il dato ISTAT dice anche che la quota scende
Nel 2025 il 29,4% delle famiglie dichiara di aver limitato la spesa per il cibo, dal 31,1% del 2024. Come è misurato, cosa non dice e perché la spesa alimentare misurata, nello stesso report, sale. Dati ISTAT.
Il PIL trimestrale: tre numeri per un dato (e perché +0,2% e +1,0% sono entrambi giusti)
Nel II trimestre 2026 il PIL italiano è +0,2% sul trimestre, +1,0% sull’anno e +0,8% di crescita acquisita (ISTAT): tre misure diverse dello stesso livello, che si ricavano dai dati Eurostat e non si sommano.
Speranza di vita: cosa vuol dire «83 anni» e perché non è una previsione
La speranza di vita alla nascita in Italia è 83,7 anni (Eurostat 2024) ma non è l’età a cui si muore né una previsione: l’età mediana al decesso è 86,6 (calcolo nostro) e chi arriva a 65 anni ha in media altri 21,4 anni.
Età media e indice di vecchiaia: l’Italia è il paese più vecchio d’Europa?
Età media, mediana, quota di over 65 e indice di vecchiaia non sono sinonimi. Con le misure confrontabili l’Italia è prima nell’UE-27: mediana 49,1 anni, 24,7% di over 65, indice di vecchiaia 208 (calcolo nostro).
Stipendio medio in Italia: perché la cifra che circola è quasi sempre sbagliata
ISTAT dice 37.302 euro, INPS dice 24.486, il MEF 24.250: tre fonti ufficiali, tre numeri diversi, e nessuna pubblica la mediana. L’abbiamo calcolata noi: 21.389 euro.
Come si legge un comunicato ISTAT: stime flash, dati provvisori, revisioni
L’ISTAT pubblica l’inflazione due volte al mese: stima provvisoria, poi dato definitivo. A luglio 2026 sono usciti due numeri diversi, +2,8% e +2,9%: non è un errore, è il calendario dichiarato. Ecco come leggerlo.
Natalità e fecondità: il numero di figli per donna, e perché «1,2» non dice tutto
Nel 2024 l’Italia ha 1,18 figli per donna, quasi come nel 1995 (1,19): ma i nati sono scesi da 526 a 370 mila, perché le donne di 25-39 anni sono il 28% in meno. Nati, tasso di natalità e fecondità misurano cose diverse: come leggerli.
Quanti siamo davvero: la popolazione italiana e come si conta
Al 1° gennaio 2026 l’Italia ha 58.942.828 residenti (dato provvisorio ISTAT). Ma censimento, anagrafe e stime correnti danno numeri diversi, tutti giusti: nel 2011 il censimento trovò 1,2 milioni di persone in meno dei registri. Come si conta la popolazione, e quale numero usare.
Quanti poveri, o quanto poveri? Il divario di povertà
Il tasso di povertà conta quante persone stanno sotto la soglia; il divario misura quanto sotto ci stanno. In Italia 2025 il tasso è 18,6% e il divario 24,6%: il povero mediano vive col 75% della soglia. Due paesi con lo stesso tasso possono avere povertà di profondità molto diversa. Dati Eurostat, 27 paesi.
Quanto i trasferimenti riducono la povertà, e perché quasi tutto sono pensioni
In Italia i trasferimenti pubblici abbassano il rischio di povertà dal 46,9% al 18,6%. Ma 20 di quei 28 punti sono pensioni, e dopo i trasferimenti i minori restano più poveri degli anziani. Cosa misura il tasso prima e dopo, sui dati Eurostat di 27 paesi.
Tasso grezzo e tasso standardizzato: perché sembra che in Italia si muoia più che in Irlanda
In Italia muoiono 11,1 persone ogni 1.000 abitanti l’anno, in Irlanda 6,5. Ma a parità di età l’Italia ha una mortalità più bassa: il tasso grezzo misura l’età della popolazione, quello standardizzato il rischio. Come si calcola, sui dati Eurostat di 27 paesi e 21 regioni.
Percentuali e punti percentuali: l’errore più comune di chi scrive di numeri
Dal 12,9% al 6,1% la disoccupazione è scesa di 6,8 punti percentuali e del 52,7%: due letture corrette dello stesso dato, non la stessa notizia. La regola per non confonderle, sui dati Eurostat dell’Italia.
Nord e Sud: quanto è grande il divario dipende dal metro
PIL pro capite, reddito disponibile, occupazione, povertà: cinque indicatori Eurostat per cinque ripartizioni e 21 regioni danno al divario Nord-Sud cinque misure diverse. E il PIL per abitante del Mezzogiorno è fermo attorno al 56% del Centro-Nord dal 2000.
L’Italia nel confronto europeo: quanto è diseguale davvero
Gini, S80/S20 e AROPE mettono l’Italia 6ª o 7ª su 27 nei dati Eurostat 2025: sopra l’aggregato UE, mai sul podio. La tabella completa dei paesi UE e le istruzioni per leggerla.
Falsi positivi: perché un test affidabile al 99% può ingannare
Un test accurato al 99% può dare, se la malattia è rara, più falsi allarmi che veri malati: con una malattia su cento, un positivo è vero solo una volta su due. Il teorema di Bayes con i conti in chiaro.
Correlazioni spurie: una raccolta italiana
Internet e matrimoni: correlazione −0,84. Internet e speranza di vita: +0,91. Fortissime, «significative» — e senza senso. Le abbiamo calcolate su dati Eurostat per mostrare come nascono le correlazioni spurie, e con quali tre controlli si smontano.
Mobilità sociale: quanto conta da dove parti
In Italia il rischio di povertà da adulto è quasi tre volte più alto per chi ha genitori senza diploma (22,0% contro 7,4%). E la tabella Eurostat che sembra dire il contrario nasconde la trappola del tasso di base: ecco come si legge davvero la mobilità sociale.
Reddito o ricchezza: perché la disuguaglianza cambia faccia
Il Gini del reddito in Italia è 31, quello della ricchezza 72: il 10% più ricco riceve il 24% del reddito ma possiede il 60,6% della ricchezza netta, e il 5% più ricco da solo ne possiede la metà. Cosa misurano davvero i due numeri, e perché la ricchezza è sempre più concentrata.
Significatività statistica e p-value: cosa non dicono
Cos’è davvero un p-value, perché «statisticamente significativo» non vuol dire «vero» né «importante», e perché un risultato con p<0,05 può essere un falso allarme: base rate, potenza e test multipli, con i sei principi dell'American Statistical Association.
Campione ed errore campionario: quante persone bastano
Per stimare cosa pensano 60 milioni di italiani bastano circa mille interviste, e il margine d’errore non dipende dalla dimensione della popolazione. Quante persone servono per ogni margine, perché dimezzarlo costa quattro volte il campione, e cosa il margine non copre.
Indice di Gini in Italia: tre fonti, tre numeri diversi
Eurostat, OCSE e Banca Mondiale pubblicano tre indici di Gini diversi per l’Italia: 31,5, 32,3 e 34,3 sotto la stessa etichetta d’anno. Nessuno dei tre sbaglia. Le tre serie in colonna, le differenze di definizione che le separano, e quale usare.
Numeri indice e base 100: come si legge l’inflazione
L’inflazione arriva sempre dentro un numero indice, e quasi tutti gli errori di lettura nascono lì: punti scambiati per percentuali, variazioni annue sommate, cali dell’inflazione letti come cali dei prezzi. Le quattro trappole, smontate con la serie Eurostat dell’IPCA italiano.
Oltre l’indice di Gini: S80/S20, Palma e Theil
Il Gini riassume la disuguaglianza in un numero solo, e per questo nasconde dove sta. S80/S20, Palma e Theil guardano i punti che il Gini smorza: cosa aggiungono, perché a volte non concordano, come leggerli insieme. Con i dati Eurostat per l’Italia.
Intervallo di confidenza: perché i sondaggi hanno un margine
Un sondaggio interpella un campione, non tutti: ogni suo numero è una stima con un margine d’errore. Come si calcola, da cosa dipende e perché due valori vicini non sono un sorpasso.
Deviazione standard: cosa misura davvero
La deviazione standard misura quanto i dati si disperdono attorno alla media. Cosa significa davvero, come si calcola e cosa non dice.