L’indice di Gini: cosa misura, come si calcola, cosa non dice
In breve. L’indice di Gini misura quanto la distribuzione di un reddito si discosta dalla perfetta uguaglianza. Vale 0 se tutti hanno lo stesso reddito, 100 se una sola persona ha tutto. Per l’Italia nel 2025 vale 31,0 secondo Eurostat. Ma lo stesso paese, lo stesso anno, può avere due indici di Gini diversi a seconda di cosa si è misurato — ed è la parte che quasi nessuno racconta.
Questo sito porta il nome della rivista che Corrado Gini fondò nel 1920. L’indice che porta il suo cognome è la misura di disuguaglianza più usata al mondo, e anche una delle più fraintese: viene citato come se fosse un termometro, mentre è più simile a una fotografia — dipende da cosa hai inquadrato.
Cosa dice il dato
L’indice di Gini per l’Italia, sul reddito disponibile equivalente, misurato dall’indagine europea EU-SILC:
| Anno (anni selezionati) | Indice di Gini |
|---|---|
| 2014 | 32,4 |
| 2018 | 33,4 |
| 2020 | 32,5 |
| 2022 | 32,7 |
| 2023 | 31,5 |
| 2024 | 32,2 |
| 2025 | 31,0 |
Fonte: Eurostat — Gini coefficient of equivalised disposable income, tabella ilc_di12, 2014-2025, scala 0-100. Dati consultati il 31 luglio 2026. → scarica la serie in CSV
Nel confronto europeo del 2025 l’Italia sta 1,8 punti sopra l’aggregato dell’Unione: 31,0 contro 29,2 dell’UE a 27. Più diseguale di Francia (30,4) e Germania (30,1), meno di Grecia (31,6), Lituania (35,5) e Bulgaria (37,7). Il paese più egualitario dell’Unione è la Slovacchia, con 23,0.
Tenete a mente questo scarto di 1,8 punti: fra poco servirà per capire quanto pesa una differenza apparentemente piccola.
Fonte: Eurostat, tabella ilc_di12, anno 2025. → scarica il confronto europeo in CSV

Come si calcola
Immagina di mettere in fila tutta la popolazione italiana, dalla persona con il reddito più basso a quella con il più alto. Poi disegni un grafico: sull’asse orizzontale la percentuale cumulata di persone, sul verticale la percentuale cumulata di reddito che quelle persone possiedono insieme.
Se tutti avessero esattamente lo stesso reddito, il 20% delle persone possiederebbe il 20% del reddito, il 50% ne possiederebbe il 50%, e il grafico sarebbe una diagonale perfetta: la linea dell’uguaglianza.
Nella realtà la curva sta sempre sotto quella diagonale, perché il 20% più povero possiede molto meno del 20% del totale. Quella curva si chiama curva di Lorenz, dal nome di Max Otto Lorenz che la propose nel 1905.
L’indice di Gini è, in una frase: quanto spazio c’è fra la curva di Lorenz e la diagonale dell’uguaglianza, in rapporto allo spazio totale disponibile sotto la diagonale.
- Curva incollata alla diagonale → area quasi nulla → Gini vicino a 0
- Curva schiacciata verso l’angolo → area quasi massima → Gini vicino a 100
Corrado Gini formalizzò questa misura nel 1914, in Sulla misura della concentrazione e della variabilità dei caratteri. Due anni prima, in Variabilità e mutabilità (1912), aveva introdotto la differenza media su cui l’indice si fonda: le due date vengono spesso confuse, e vale la pena tenerle distinte.
Su questo sito: Corrado Gini, l’uomo dietro l’indice · la storia della rivista Metron
Cosa NON dice
Qui sta la parte che rende l’indice utile invece che decorativo.
1. Non dice quanto siete ricchi
Il Gini è una misura relativa. Se domani il reddito di ogni italiano raddoppiasse, l’indice di Gini resterebbe identico: le distanze relative non sarebbero cambiate. Un paese povero e uniformemente povero può avere un Gini migliore di un paese ricco. L’indice misura come è distribuito, mai quanto ce n’è.
2. Non dice dove sta la disuguaglianza
Due paesi possono avere lo stesso identico Gini con distribuzioni molto diverse: uno con una piccolissima élite ricchissima e tutto il resto uniforme, l’altro con un divario largo e graduale fra classe media e classe medio-bassa. L’indice li riassume nello stesso numero.
È il motivo per cui non si usa mai da solo. Il rapporto S80/S20 — quanto reddito ha il 20% più ricco rispetto al 20% più povero — racconta un pezzo diverso della stessa storia. In Italia, nel 2025, vale 5,13: il quinto più ricco della popolazione dispone di poco più di cinque volte il reddito del quinto più povero.
Fonte: Eurostat — Income quintile share ratio S80/S20, tabella ilc_di11, 2025. → scarica la serie in CSV
Su questo sito: media, mediana e moda — quando la media mente, il caso in cui un solo numero riassume male una distribuzione.
3. Non dice niente, se non sai cosa è stato misurato
È l’avvertenza più importante di tutte, e si dimostra con un caso concreto.
Per l’Italia nel 2023, la Banca Mondiale pubblica un indice di Gini di 34,3. Eurostat, per lo stesso paese e lo stesso anno, pubblica 31,5.
Non sbaglia nessuna delle due. Misurano cose diverse:
- Eurostat usa l’indagine europea EU-SILC e calcola il Gini sul reddito disponibile equivalente: il reddito familiare dopo tasse e trasferimenti, riscalato per tenere conto del fatto che una famiglia di quattro persone non ha bisogno di quattro volte il reddito di una persona sola.
- La Banca Mondiale dichiara che per i paesi ad alto reddito i dati provengono in prevalenza dal Luxembourg Income Study, un archivio diverso, con proprie scelte di armonizzazione.
Fonte diversa, definizione di reddito diversa, numero diverso.
E 2,8 punti non sono un dettaglio. Ricordate lo scarto di 1,8 punti fra l’Italia e l’aggregato europeo, quello che sembrava piccolo? Il divario fra le due fonti sulla stessa Italia è più largo di quello. Su questa scala, 2,8 punti nella graduatoria dei 27 paesi dell’Unione nel 2025 valgono undici posizioni: fra l’Italia a 31,0 e la Danimarca a 28,2 stanno altri dieci Stati membri.
⚠️ Attenzione a cosa si sta confrontando: 2,8 punti è uno scarto fra due fonti diverse sullo stesso paese, 1,8 punti è uno scarto fra due territori dentro la stessa fonte. Non sono la stessa cosa e non vanno sommati. Il confronto serve solo a dare la misura di quanto valga un punto su questa scala.
La regola pratica che ne discende: un indice di Gini citato senza la fonte e senza la definizione non è un dato, è un numero. Quando lo trovate in un articolo, la prima domanda non è «quanto vale» ma «misurato su cosa, da chi».
4. Cambia radicalmente prima e dopo lo Stato

Lo stesso paese, la stessa indagine, lo stesso anno — ma calcolato prima che intervengano pensioni, sussidi e trasferimenti sociali:
| Italia 2025 | Indice di Gini |
|---|---|
| Prima dei trasferimenti sociali | 48,0 |
| Dopo i trasferimenti sociali | 31,0 |
Diciassette punti di differenza. È forse il singolo numero più eloquente di questa pagina, e va letto con due cautele.
Non è una misura causale. Dice che i redditi contabilizzati prima dei trasferimenti sono distribuiti in modo molto più diseguale di quelli contabilizzati dopo. Non dice come sarebbe l’Italia senza trasferimenti: in un paese senza pensioni e sussidi le persone lavorerebbero, risparmierebbero e si organizzerebbero diversamente, e la distribuzione «prima» non sarebbe quella osservata oggi. È un confronto contabile, non un esperimento.
E le pensioni stanno dentro. In questa tabella Eurostat conta le pensioni fra i trasferimenti sociali, quindi una parte consistente dei diciassette punti è reddito differito da contributi versati, non redistribuzione in senso stretto.
Ciò che il numero dice con certezza è la cosa che questa pagina ripete da capo: il Gini «dell’Italia» non esiste. Esiste il Gini di una grandezza precisa, definita prima di misurarla — e cambiando la definizione lo stesso paese, lo stesso anno, passa da 48,0 a 31,0.
Fonte: Eurostat, tabella ilc_di12b (prima dei trasferimenti, pensioni incluse fra i trasferimenti) e ilc_di12 (dopo), 2025. → scarica la serie in CSV
La serie lunga, e una cautela
La Banca Mondiale pubblica per l’Italia una serie che parte dal 1977 e arriva al 2023: 38 osservazioni in 47 anni — nove annate mancano, fra cui tre consecutive a metà anni Novanta. Il minimo è 29,2 nel 1982, il massimo 36,7 nel 1998. Nel 1977 valeva 34,0; nel 2023, 34,3.
Verrebbe voglia di dire «in quasi cinquant’anni non è cambiato niente». Sarebbe una conclusione tirata oltre i dati. Una serie così lunga attraversa cambi di indagine, di definizione e di metodo di armonizzazione; ha dei buchi; e due estremi che coincidono possono benissimo nascondere un percorso fatto di misurazioni non del tutto omogenee fra loro. Il confronto fra il primo e l’ultimo valore di una serie storica lunga è uno degli errori più comuni nella lettura dei dati, e non lo faremo nemmeno noi.
→ scarica la serie 1977-2023 in CSV
Fonte: Banca Mondiale — Gini index, indicatore SI.POV.GINI, 1977-2023, scala 0-100. Dati consultati il 31 luglio 2026. Attenzione: la Banca Mondiale calcola l’indice su indagini nazionali che in alcuni paesi misurano il reddito e in altri il consumo, e le due basi non sono confrontabili direttamente.
In sintesi
| Cosa misura | Quanto una distribuzione si discosta dalla perfetta uguaglianza |
| Scala | Da 0 (tutti uguali) a 100 (uno ha tutto) |
| Italia 2025 | 31,0 (Eurostat, reddito disponibile equivalente) |
| Media UE-27 2025 | 29,2 |
| Chi l’ha formalizzato | Corrado Gini, 1914 |
| Il limite principale | Riassume distribuzioni diverse nello stesso numero |
| La domanda giusta | Non «quanto vale», ma «misurato su cosa, da chi» |
Domande frequenti
Qual è l’indice di Gini dell’Italia?
Nel 2025 vale 31,0 secondo Eurostat, calcolato sul reddito disponibile equivalente rilevato dall’indagine EU-SILC. La Banca Mondiale, che per i paesi ad alto reddito usa in prevalenza il Luxembourg Income Study, pubblica per il 2023 un valore di 34,3 mentre Eurostat per lo stesso anno indica 31,5: la differenza dipende dalla fonte e dalla definizione di reddito, non da un errore.
Un indice di Gini alto è brutto e uno basso è bello?
L’indice misura la disuguaglianza di una distribuzione, non il benessere. Un paese uniformemente povero può avere un Gini più basso di un paese ricco. Dice come è distribuito il reddito, mai quanto ce n’è.
Perché l’indice di Gini si chiama così?
Da Corrado Gini, statistico italiano che lo formalizzò nel 1914 e che nel 1920 fondò la rivista Metron.
Qual è la differenza fra indice di Gini e coefficiente di Gini?
Sono la stessa misura. «Coefficiente» indica di solito il valore fra 0 e 1, «indice» lo stesso valore moltiplicato per 100. Eurostat e Banca Mondiale usano la scala 0-100.
Che differenza c’è fra indice di Gini e rapporto S80/S20?
Il Gini riassume l’intera distribuzione in un numero; l’S80/S20 confronta solo i due estremi, il quinto più ricco contro il quinto più povero. Distribuzioni diverse possono avere lo stesso Gini, e i due indicatori insieme dicono più di ciascuno da solo. Per l’Italia nel 2025 l’S80/S20 vale 5,13.
Fonti
- Eurostat, Gini coefficient of equivalised disposable income by age, tabella
ilc_di12— ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_di12 · consultata il 31 luglio 2026 - Eurostat, Gini coefficient before social transfers, tabella
ilc_di12b— ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_di12b · consultata il 31 luglio 2026 - Eurostat, Income quintile share ratio S80/S20, tabella
ilc_di11— ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_di11 · consultata il 31 luglio 2026 - Banca Mondiale, Gini index, indicatore
SI.POV.GINI— data.worldbank.org/indicator/SI.POV.GINI · consultata il 31 luglio 2026 - Corrado Gini, Variabilità e mutabilità, Bologna, Cuppini, 1912
- Corrado Gini, Sulla misura della concentrazione e della variabilità dei caratteri, Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1914
