Curva di Lorenz dei redditi italiani 2025: quota cumulata di reddito per popolazione, con l'area che rappresenta l'indice di Gini

La curva di Lorenz spiegata

In breve. La curva di Lorenz è un grafico che mostra quanto reddito possiede la parte più povera della popolazione, man mano che la si allarga. Se tutti avessero lo stesso reddito sarebbe una diagonale perfetta; nella realtà sta sotto, e quanto più si abbassa, tanto più il paese è diseguale. In Italia, nel 2025, la metà più povera della popolazione possiede il 29% del reddito, e il 10% più ricco da solo ne ha il 24%.

Un solo numero — l’indice di Gini — riassume la disuguaglianza di un intero paese. Ma quel numero nasce da un disegno, e il disegno dice molte più cose del numero. Quel disegno è la curva di Lorenz.


Come si costruisce

Immaginate di mettere in fila tutta la popolazione italiana, dalla persona con il reddito più basso a quella con il più alto. Poi camminate lungo la fila e vi fate due domande a ogni passo:

  • Che percentuale di persone ho superato finora? (asse orizzontale)
  • Che percentuale del reddito totale possiedono, tutte insieme, le persone superate? (asse verticale)

Ogni passo è un punto. Uniteli, e avete la curva di Lorenz.

Se tutti avessero esattamente lo stesso reddito, il 10% delle persone possiederebbe il 10% del reddito, il 50% ne possiederebbe il 50%, e la curva sarebbe una diagonale perfetta che sale da un angolo all’altro: la linea dell’uguaglianza.

Nella realtà il 10% più povero possiede molto meno del 10% del reddito, quindi la curva parte piatta e sta sempre sotto la diagonale. Più si abbassa e si incurva, più la distribuzione è diseguale.


La curva dell’Italia, 2025

Curva di Lorenz dei redditi italiani 2025: quota cumulata di reddito per popolazione, con l'area che rappresenta l'indice di Gini
La curva di Lorenz dei redditi italiani (2025). L’area fra la curva e la diagonale è, in proporzione, l’indice di Gini. Fonte: Eurostat, ilc_di01.

Non serve seguire una per una milioni di persone: basta dividere la popolazione in dieci gruppi uguali (i decili) e guardare quanto reddito prende ciascuno.

Decile di popolazione (dal più povero) Quota del reddito Quota cumulata
Primo 10% 2,7% 2,7%
Fino al 20% 4,8% 7,5%
Fino al 30% 6,0% 13,5%
Fino al 40% 7,2% 20,7%
Fino al 50% 8,3% 29,0%
Fino al 60% 9,4% 38,4%
Fino al 70% 10,7% 49,1%
Fino all’80% 12,2% 61,3%
Fino al 90% 14,7% 76,0%
Tutti (100%) 24,0% 100,0%

Fonte: Eurostat — Distribution of income by quantiles, tabella ilc_di01, quota del reddito equivalente complessivo rilevato per decile, 2025. Dati consultati il 1 agosto 2026.scarica i punti della curva in CSV

La colonna di destra è la curva di Lorenz: sono le altezze del grafico a ogni decimo della popolazione. Si leggono così:

  • La metà più povera degli italiani possiede il 29% del reddito. In un paese perfettamente uguale ne avrebbe il 50%.
  • Il 90% possiede il 76%; detto al rovescio, il 10% più ricco possiede il restante 24% — quasi un quarto, da solo.
  • La distanza fra ogni riga e la percentuale «giusta» dell’uguaglianza (10, 20, 30…) è la disuguaglianza, misurata a quel punto della fila.

⚠️ Attenzione a cosa sono questi numeri. Sono quote di reddito disponibile equivalente — il reddito familiare dopo tasse e trasferimenti, riscalato per la dimensione della famiglia — non stipendi, e sono quote del reddito rilevato dall’indagine, non della ricchezza. Reddito e ricchezza danno curve molto diverse: la ricchezza è di norma più concentrata. E i dati EU-SILC «2025» si riferiscono, per l’Italia, ai redditi dell’anno precedente — «2025» è l’ondata dell’indagine, non l’anno di percezione del reddito.


Dalla curva all’indice di Gini

Qui i due articoli si saldano. L’indice di Gini non è altro che una misura dell’area compresa fra la curva di Lorenz e la diagonale dell’uguaglianza:

  • Curva incollata alla diagonale → area quasi nulla → Gini vicino a 0 (tutti uguali).
  • Curva schiacciata nell’angolo in basso a destra → area quasi massima → Gini vicino a 100 (uno ha tutto).

Precisamente: il Gini è l’area fra le due linee, divisa per l’intera area sotto la diagonale (che vale sempre la metà del quadrato). È il modo di spremere un disegno in un numero.

Un conto che vale la pena fare — e la sua onestà

Proviamo a calcolare il Gini usando solo la tabella qui sopra, cioè i dieci punti della curva. Il risultato è ≈ 30,4.

Eurostat, però, per l’Italia 2025 pubblica un Gini di 31,0. Perché lo scarto?

Perché la tabella a dieci righe non è la realtà: è la realtà raggruppata. Dentro ciascun decile ci sono differenze di reddito — fra chi sta al fondo e chi sta in cima a quel decimo — che il raggruppamento cancella, trattando tutti i membri del gruppo come se avessero la quota media. Quella disuguaglianza interna sparisce, e sparendo abbassa la stima. Il Gini calcolato su dati raggruppati è quasi sempre un po’ più basso di quello calcolato sui dati individuali.

Non è un errore da correggere: è una proprietà da conoscere. Un Gini «calcolato dai decili» e un Gini «da microdati» sono due misure vicine ma non identiche, e confonderle è lo stesso tipo di errore che questo sito racconta di continuo — un numero senza la definizione di come è stato ottenuto non è confrontabile con un altro.

Gini di riferimento: Eurostat, tabella ilc_di12, Italia 2025 = 31,0. Stima da decili: elaborazione di Metron Journal sulle quote di ilc_di01 col metodo dei trapezi.


Perché la curva dice più del numero

Il Gini schiaccia tutto in una cifra, e due paesi con lo stesso Gini possono avere curve diverse: uno con la disuguaglianza concentrata in cima (una piccola élite ricchissima, il resto uniforme), l’altro con un divario largo e graduale lungo tutta la fila. Il numero li confonde; la curva li distingue a colpo d’occhio, perché mostra dove la curva si stacca dalla diagonale.

È il motivo per cui chi lavora sul serio con la disuguaglianza guarda sempre la curva, e non solo l’indice: l’indice dice quanta, la curva dice dove.


Cosa NON dice

Non dice quanto reddito c’è

Come il Gini, la curva di Lorenz è relativa: descrive come è diviso il reddito, non quanto ce n’è. Due paesi con redditi medi lontanissimi possono avere la stessa identica curva. Un paese uniformemente povero ha una curva quasi diagonale — bassa disuguaglianza, alta povertà.

Non distingue reddito e ricchezza

La curva mostrata qui è dei redditi. La stessa costruzione applicata ai patrimoni darebbe una curva molto più incurvata, perché la ricchezza è sempre più concentrata del reddito. Prima di leggere una curva di Lorenz, la domanda è: di cosa?

Non dice chi sono le persone

La curva è anonima e statica. Non dice chi sta nel decile più basso quest’anno, né se è la stessa persona dell’anno scorso. Un paese può avere una curva stabile mentre le persone si muovono su e giù lungo la fila — o mentre restano bloccate dove sono. Per quello serve un’altra misura, la mobilità.


In sintesi

Cos’è Un grafico: quota di reddito posseduta dalla parte più povera, allargandola
La linea di riferimento La diagonale dell’uguaglianza (tutti lo stesso reddito)
Come si legge Più la curva si abbassa sotto la diagonale, più il paese è diseguale
Italia 2025 — metà più povera possiede il 29,0% del reddito
Italia 2025 — 10% più ricco possiede il 24,0% del reddito
Legame con il Gini Il Gini è l’area fra la curva e la diagonale, normalizzata
Chi l’ha proposta Max Otto Lorenz, 1905
Il suo pregio sul Gini Mostra dove sta la disuguaglianza, non solo quanta

Su questo sito. La stessa base dati, letta al centro invece che agli estremi, è in media, mediana e moda. E per l’applicazione della curva al paese — reddito, povertà, territorio — vedi la disuguaglianza in Italia, in numeri.


Domande frequenti

Cos’è la curva di Lorenz?

È un grafico che mostra quanta parte del reddito totale possiede la frazione più povera della popolazione, man mano che la si allarga. Sull’asse orizzontale c’è la percentuale cumulata di persone, dal più povero; sul verticale la percentuale cumulata di reddito che possiedono. Se tutti avessero lo stesso reddito sarebbe una diagonale; nella realtà sta sotto, e quanto più si incurva tanto maggiore è la disuguaglianza.

Come si legge la curva di Lorenz?

Si sceglie un punto sull’asse orizzontale — per esempio il 50% — e si legge l’altezza della curva: è la quota di reddito posseduta da quella metà più povera. In Italia nel 2025 la metà più povera possiede il 29% del reddito, contro il 50% che avrebbe in un paese perfettamente uguale. Più la curva è distante dalla diagonale, più il paese è diseguale.

Che rapporto c’è tra la curva di Lorenz e l’indice di Gini?

L’indice di Gini è la misura dell’area compresa fra la curva di Lorenz e la diagonale dell’uguaglianza, divisa per l’intera area sotto la diagonale. Curva vicina alla diagonale significa area piccola e Gini vicino a 0; curva schiacciata nell’angolo significa area grande e Gini vicino a 100.

Perché il Gini calcolato dalla curva a decili è diverso da quello ufficiale?

Perché raggruppare la popolazione in dieci gruppi cancella la disuguaglianza interna a ciascun gruppo. Calcolando il Gini dai soli decili italiani del 2025 si ottiene circa 30,4, mentre Eurostat sul dato individuale pubblica 31,0: la stima da dati raggruppati è quasi sempre un po’ più bassa. Non è un errore, è una proprietà del metodo.

Chi ha inventato la curva di Lorenz?

L’economista statunitense Max Otto Lorenz, che la propose nel 1905 in un articolo sulla misura della concentrazione della ricchezza. L’indice di Gini, che ne misura l’area, arrivò qualche anno dopo con Corrado Gini.

Fonti

  1. Eurostat, Distribution of income by quantiles, tabella ilc_di01ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_di01 · consultata il 1 agosto 2026
  2. Eurostat, Gini coefficient of equivalised disposable income, tabella ilc_di12ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_di12 · consultata il 31 luglio 2026
  3. Max O. Lorenz, Methods of Measuring the Concentration of Wealth, Publications of the American Statistical Association, 9(70):209-219, 1905

La tabella si basa sull’indagine europea EU-SILC e sul reddito disponibile equivalente. La stima del Gini dai decili è un’elaborazione di Metron Journal (metodo dei trapezi) e, come spiegato in pagina, è leggermente inferiore al valore Eurostat da microdato per via del raggruppamento.