Grafico a barre, Italia 2021-2025: quota di famiglie che dichiarano di aver limitato la spesa per il cibo rispetto a un anno prima. 24,4% (2021), 29,5% (2022), 31,5% (2023), 31,1% (2024), 29,4% (2025).

Quasi un terzo delle famiglie taglia sul cibo? Il dato ISTAT dice anche che la quota scende

In breve. Nel 2025 il 29,4% delle famiglie italiane dichiara di aver limitato la spesa per il cibo rispetto all’anno prima, riducendo la quantità o la qualità dei prodotti acquistati. Lo ha diffuso ISTAT l’8 ottobre 2026. Nel 2024 la quota era il 31,1%: in un anno è scesa di 1,7 punti percentuali. È il valore più basso dal 2021 (24,4%) e praticamente pari a quello del 2022 (29,5%). Nello stesso report la spesa media delle famiglie per alimentari e bevande analcoliche sale da 533 a 552 euro al mese (+3,6%), con i prezzi di questi prodotti saliti del 3,0%. Il 29,4% è una risposta dichiarata, non una misura di quanto si mangia.

Grafico a barre, Italia 2021-2025: quota di famiglie che dichiarano di aver limitato la spesa per il cibo rispetto a un anno prima. 24,4% (2021), 29,5% (2022), 31,5% (2023), 31,1% (2024), 29,4% (2025).
Famiglie che dichiarano di aver limitato quantità o qualità del cibo acquistato, Italia 2021-2025 (%). Fonte: ISTAT, Le spese per i consumi delle famiglie · elaborazione Metron Journal.

Il titolo che circola oggi, «quasi un terzo delle famiglie ha limitato la spesa alimentare», è esatto. Ma è metà del dato: non dice in che direzione va la quota, non dice come è stata misurata e non dice che cosa la stessa indagine misura sulla spesa vera e propria.

Cosa dice il dato

Nella composizione pubblicata da ISTAT (Figura 3 del report), nel 2025 circa 67 famiglie su cento hanno continuato a comprare come prima (66,8%), 29 hanno limitato la spesa (29,4%) e 4 l’hanno aumentata (3,8%).

Anno Famiglie che hanno limitato la spesa per il cibo (%) Variazione sull’anno prima (punti)
2025 29,4 −1,7
2024 31,1 −0,4
2023 31,5 +2,0
2022 29,5 +5,1
2021 24,4 —

Fonte: ISTAT, «Le spese per i consumi delle famiglie», report sugli anni 2025 (8/10/2026), 2024 (7/10/2025) e 2022 (18/10/2023). Le variazioni in punti sono un calcolo di Metron Journal. Dati scaricabili in CSV in fondo alla pagina.

Il calo del 2025 è di 1,7 punti percentuali: una differenza tra due quote. In termini relativi vuol dire che le famiglie che hanno tagliato sono il 5,5% in meno rispetto al 2024 (1,7 diviso 31,1). Sono due modi diversi di dire la stessa cosa, e confonderli è uno degli errori più comuni nei titoli: lo spieghiamo in percentuali e punti percentuali.

Nel 2024 ISTAT aveva definito la quota «stabile» (31,1% contro 31,5%). Il 2025 è quindi il primo anno di calo netto dopo il picco del 2023.

Scende anche la quota di chi ha limitato le bevande (33,8%, dal 35,3%). La voce più tagliata resta l’abbigliamento: 43,8% delle famiglie che lo acquistano, 52,1% nel Mezzogiorno, entrambe in calo sul 2024.

Come è stato misurato

L’indagine ISTAT sulle spese delle famiglie è continua: si svolge ogni mese dell’anno, su un campione teorico di circa 32.500 famiglie in 542 comuni (68 coinvolti ogni mese, gli altri una volta a trimestre). Usa due strumenti diversi, ed è il punto chiave per leggere la notizia.

  • La spesa si misura: la famiglia annota gli acquisti alimentari e di largo consumo su un diario per 14 giorni, poi un rilevatore raccoglie le altre spese in un’intervista.
  • Il «ho limitato» si dichiara: è la famiglia a dire come è cambiato il proprio comportamento rispetto a un anno prima dell’intervista, scegliendo tra «continuo a comprarli senza modifiche», «ho limitato la spesa» e «ho aumentato la spesa».

Il 29,4% appartiene al secondo tipo. È un’informazione utile sulla percezione delle famiglie, ma non dice quanto cibo si compra. Come funziona un campione, e perché ogni stima ha un margine d’errore, è spiegato in campione ed errore campionario.

Cosa il dato NON dice

  1. Non dice che tre famiglie su dieci mangiano meno. La domanda mette insieme quantità e qualità: chi passa alla marca del supermercato e chi rinuncia a un pasto rispondono allo stesso modo. Il report non separa i due casi.
  2. Non dice di quanto. Basta aver ridotto qualcosa per rientrare nel 29,4%.
  3. Non dice dove o chi. Il report 2025 e le sue tavole allegate danno questa quota solo per l’Italia nel complesso: niente ripartizione per territorio, reddito o tipo di famiglia.
  4. Non dice se il calo è statisticamente significativo. ISTAT lo indica per le spese, non per questa quota. Una stima di massima di Metron Journal fa pensare di sì: con un campione dell’ordine di 28.000 famiglie e un disegno a due stadi, il margine al 95% sulla differenza tra due anni è nell’ordine di 1-1,3 punti, sotto l’1,7 osservato. È un calcolo approssimato, non una verifica: ne spieghiamo la logica in significatività statistica e p-value.

Il dato che non finisce nei titoli: la spesa misurata sale

Nello stesso report la spesa media mensile delle famiglie per alimentari e bevande analcoliche passa da 532,85 a 552,06 euro (Prospetto A del report; arrotondati, 533 e 552) (+3,6%, variazione che ISTAT indica come statisticamente significativa). I prezzi di questi prodotti, misurati dall’indice armonizzato IPCA, salgono del 3,0%. Al netto dei prezzi la spesa cresce quindi di circa lo 0,6% (calcolo nostro: 1,036 ÷ 1,030; è un calcolo grezzo, non una stima ISTAT in volume).

Gli aumenti che ISTAT indica come significativi sono pochi: caffè +14,6%, acqua +8,3%, pesce +7,8%, oli e grassi +6,7%, tè e infusi +6,7%, carne +5,4%, latte, latticini e uova +4,2%. Cereali, frutta e ortaggi restano sostanzialmente fermi rispetto al 2024 (variazioni che ISTAT non indica come significative). Il cibo pesa ora il 19,8% della spesa totale (19,3% nel 2024).

Dichiarato e misurato non si contraddicono per forza. Il primo è una quota di famiglie, il secondo è una media: alcune famiglie possono tagliare mentre altre spendono di più, e la media non mostra come si distribuisce la spesa (perché media e mediana raccontano cose diverse: media, mediana, moda). Chi abbassa la qualità, poi, può comunque spendere di più se i prezzi salgono. Mettere i due numeri uno accanto all’altro non dimostra una causa: mostra solo che il titolo da solo racconta metà della storia.

Dove il cibo pesa di più

La media nazionale nasconde distanze ampie. Il cibo assorbe il 25,4% della spesa delle famiglie del Sud e il 24,1% nelle Isole, contro il 17,7% nel Nord-ovest. Tra le regioni si va dal 16,1% del Trentino-Alto Adige al 28,9% della Calabria.

Su un orizzonte più lungo il quadro è meno rassicurante del calo annuale. Tra il 2018 e il 2025 la spesa equivalente delle famiglie (corretta per il numero di componenti) cresce del 14,0% in euro correnti ma cala del 5,9% al netto dell’inflazione. Il calo più forte riguarda le famiglie del secondo quinto di spesa (−8,9%), del terzo (−6,4%) e del primo (−6,3%); seguono l’ultimo quinto (−5,1%) e il quarto (−4,8%).

Metodo e calcoli

I dati sono quelli dell’indagine campionaria ISTAT sulle spese delle famiglie, letti l’8 ottobre 2026 nei report sugli anni 2025, 2024 e 2022. Le variazioni in punti e quella relativa, la spesa alimentare al netto dei prezzi e la stima di massima della significatività del calo sono calcoli di Metron Journal, rifacibili con i dati del CSV scaricabile.

Domande frequenti

Quante famiglie hanno limitato la spesa per il cibo nel 2025?

Il 29,4% delle famiglie residenti in Italia, secondo il report ISTAT dell’8 ottobre 2026. Nel 2024 erano il 31,1%: la quota è scesa di 1,7 punti percentuali.

Vuol dire che gli italiani mangiano meno?

No. La domanda ISTAT unisce quantità e qualità: rientra nel 29,4% anche chi ha scelto prodotti più economici. Il dato è dichiarato dalle famiglie e non misura quanto si mangia né quanto si è tagliato.

Quanto spende al mese una famiglia per il cibo?

Nel 2025 in media 552 euro al mese per alimentari e bevande analcoliche, il 19,8% della spesa totale. Al Sud la quota sale al 25,4%.

La quota di famiglie che taglia sul cibo è in aumento?

Non nel 2025. Era il 24,4% nel 2021, è salita fino al 31,5% nel 2023, è rimasta stabile nel 2024 (31,1%) e nel 2025 è scesa al 29,4%.

Come misura l’ISTAT la spesa delle famiglie?

Con un’indagine campionaria continua su circa 32.500 famiglie: un diario di 14 giorni per gli acquisti quotidiani e due interviste. La quota di chi ha limitato la spesa è invece una risposta dichiarata dalla famiglia.

Fonti