Quanti poveri, o quanto poveri? Il divario di povertà
In breve. Nel 2025 in Italia il 18,6% delle persone è a rischio di povertà, cioè vive con meno del 60% del reddito mediano (Eurostat). Ma questo numero dice solo quanti sono sotto la soglia, non quanto sotto ci stanno. La seconda misura si chiama divario di povertà, e per l’Italia vale 24,6%: il povero mediano vive con un reddito pari a poco più di tre quarti della soglia. Sono due domande diverse, e le risposte non vanno insieme: Estonia e Spagna hanno lo stesso tasso di povertà (19,5%), ma il divario è 20,4% in una e 26,9% nell’altra; l’Ungheria ha pochi poveri (14,0%) ma profondi (24,4%). L’Italia sta sopra la media europea su entrambi i fronti, e — dettaglio che quasi nessuno racconta — sta un gradino peggio per profondità (7ª su 27) che per diffusione (8ª). Contare le teste non basta.

Quando si dice che «in Italia il 18,6% delle persone è a rischio di povertà», si sta rispondendo a una sola domanda: quante persone stanno sotto la soglia. È il tasso di rischio di povertà, la statistica più citata quando si parla di povertà, ed è una misura di incidenza: conta le teste sotto una certa linea. Ma due paesi possono avere la stessa percentuale di poveri e povertà profondamente diverse — in uno i poveri stanno appena sotto la soglia, nell’altro molto più giù. Per catturare questa seconda dimensione serve un altro numero, che risponde alla domanda quanto: il divario di povertà.
Due domande diverse
Immaginiamo due paesi con lo stesso tasso di povertà, il 20%. Nel primo, chi è povero guadagna appena il 5% in meno della soglia: è sotto la linea, ma di poco. Nel secondo, il povero tipico guadagna il 30% in meno: è molto più lontano. Il tasso, che conta solo chi sta sotto la linea, dà a entrambi lo stesso 20%. Eppure la povertà del secondo paese è più grave: i suoi poveri sono molto più lontani dalla soglia. Il tasso, che si ferma a contare le teste, non lo vede.
Il divario di povertà — in inglese poverty gap, per esteso «divario mediano relativo di rischio di povertà» — misura proprio questa distanza. Eurostat lo calcola così: prende il reddito mediano di chi sta sotto la soglia, misura di quanto è più basso della soglia, e lo esprime in percentuale della soglia stessa. Un divario del 24,6% significa che il povero mediano vive con un reddito pari al 75,4% della soglia di povertà: gli manca circa un quarto per raggiungerla. Più il divario è alto, più profonda è la povertà.
L’idea che la povertà abbia almeno due dimensioni — quante persone colpisce (incidenza) e quanto le colpisce (intensità) — non è un’invenzione recente: è il cuore del lavoro con cui Amartya Sen, nel 1976, mostrò che un indice di povertà che conta solo le teste può nascondere che i poveri stanno peggiorando, e della famiglia di indici proposta da Foster, Greer e Thorbecke nel 1984, che scompone la povertà in incidenza, intensità e disuguaglianza tra i poveri. Il divario di Eurostat cattura la seconda dimensione, l’intensità, con una scelta operativa però diversa da quella degli indici Foster-Greer-Thorbecke — che usano il divario medio — perché guarda il divario mediano: misura quanto è profonda la povertà restando robusto ai casi estremi. Il tasso misura la prima dimensione. Guardarne uno solo è come giudicare una febbre dal numero di malati senza mai leggere il termometro.
Il divario italiano
Nel 2025 il tasso di rischio di povertà in Italia è 18,6% e il divario è 24,6%. Il primo numero colloca l’Italia all’ottavo posto in Europa per diffusione della povertà; il secondo, al settimo per profondità. La povertà italiana, insomma, non è solo un po’ più diffusa della media europea (16,3%): è anche un po’ più profonda (media UE 22,5%). E c’è un dettaglio nella classifica: fra i 27 paesi l’Italia è ottava per diffusione della povertà, ma settima per profondità — un gradino più giù. Non è un paese dove i poveri sfiorano la soglia: il povero mediano ne è distante un quarto.
C’è un dettaglio tecnico che vale la pena tenere a mente, perché è anche una lezione di metodo. L’indicatore standard usa la mediana dei redditi dei poveri, non la media. Eurostat pubblica lo stesso divario anche in versione media, e per l’Italia vale 25,8%, più del mediano: la differenza nasce perché una coda di persone con redditi molto bassi produce divari molto ampi, che spingono in alto la media ma non la mediana. La mediana, guardando la persona che sta esattamente a metà dei poveri, è più robusta a quei valori estremi — è la stessa ragione per cui su redditi e patrimoni la mediana racconta il caso tipico meglio della media. Il prezzo di questa scelta è che il divario mediano non dice nulla su quanto siano poveri i più poveri di tutti: per quello servirebbe la coda, che la mediana per costruzione ignora.
Stesso tasso, povertà diverse
Il punto per cui questa misura merita una pagina è che tasso e divario non si muovono insieme. Bastano tre paesi con lo stesso tasso di povertà — 19,5% — per vederlo.
| Paese | Tasso di povertà (quanti) | Divario di povertà (quanto) |
|---|---|---|
| Cechia | 9,6% | 16,7% |
| Belgio | 10,9% | 14,6% |
| Ungheria | 14,0% | 24,4% |
| Unione europea (27) | 16,3% | 22,5% |
| Italia | 18,6% | 24,6% |
| Estonia | 19,5% | 20,4% |
| Spagna | 19,5% | 26,9% |
| Croazia | 19,5% | 28,0% |
| Lettonia | 22,0% | 29,9% |
Estonia, Spagna e Croazia hanno esattamente lo stesso tasso di povertà: 19,5%. Ma il divario va da 20,4% in Estonia a 26,9% in Spagna a 28,0% in Croazia. La stessa quota di popolazione sotto la soglia, e una distanza dalla soglia che in Croazia è di oltre un terzo più ampia che in Estonia. Se si guardasse solo il tasso, i tre paesi sembrerebbero avere lo stesso problema; il divario dice che non è così.
Il caso opposto è l’Ungheria: un tasso di povertà del 14,0%, fra i più bassi d’Europa, ma un divario del 24,4%, quasi identico a quello italiano. Pochi poveri, ma profondi. E la Cechia, che ha il tasso più basso di tutti (9,6%) e un divario contenuto (16,7%): lì la povertà è davvero, su entrambe le misure, meno grave. Le due misure insieme distinguono situazioni che ciascuna da sola confonderebbe.
Per età: chi ha il tasso più alto non ha il divario più profondo

La stessa distinzione, dentro l’Italia, ribalta un’immagine consueta. Guardando il solo tasso, i più poveri sono i minori: 23,2%, più degli anziani (17,2%) e degli adulti in età da lavoro (18,1%). Ma il divario racconta un’altra storia.
| Fascia d’età | Tasso di povertà (quanti) | Divario di povertà (quanto) |
|---|---|---|
| Minori di 18 anni | 23,2% | 22,3% |
| 18-64 anni | 18,1% | 27,3% |
| 65 anni e più | 17,2% | 23,4% |
I minori hanno la quota di poveri più alta (la quota, non il numero di persone), ma sono i meno profondi: il loro divario, 22,3%, è il più basso delle tre fasce. Gli adulti in età da lavoro (18-64) hanno una quota di poveri più bassa (18,1%), ma quando ci finiscono ci finiscono più giù: il loro divario, 27,3%, è il più alto. Detto altrimenti: la povertà minorile in Italia è ampia ma meno profonda — il suo povero mediano è più vicino alla soglia; quella delle persone in età da lavoro è meno diffusa ma più severa. Sono due profili diversi, e nessuna delle due misure, da sola, li avrebbe mostrati entrambi. (È un’immagine che completa quella dei trasferimenti sociali, dove i minori risultano i più poveri per numero.)
Il perché di questo incrocio va cercato altrove — nella composizione delle famiglie, nel tipo di sostegni che ciascuna fascia riceve — e questi numeri non lo dimostrano: lo registrano.
Nel tempo: la profondità scende più della diffusione
Il divario italiano non è fermo. Era attorno ai 28-31 punti nella seconda metà degli anni Dieci (il massimo, 31,6%, è del 2016), ed è sceso sotto i 25 punti solo di recente.
| Anno | Tasso di povertà | Divario di povertà |
|---|---|---|
| 2016 | 20,6% | 31,6% |
| 2019 | 20,1% | 30,0% |
| 2022 | 20,1% | 26,1% |
| 2023 | 18,9% | 23,8% |
| 2024 | 18,9% | 26,0% |
| 2025 | 18,6% | 24,6% |
Nell’ultimo decennio il tasso si è mosso poco — dal 20% circa a 18,6% — mentre il divario è sceso in modo più marcato, di circa sette punti dal picco del 2016. La povertà italiana, in altre parole, è diventata un po’ meno diffusa e un po’ meno profonda, ma la profondità si è ridotta più visibilmente del numero di poveri. Va però letta con prudenza: il divario è più ballerino del tasso — negli ultimi tre anni è andato 23,8% (2023) → 26,0% (2024) → 24,6% (2025) — e la coincidenza di due andamenti nel tempo non dice quale causa li abbia mossi. La serie mostra che la distanza dei poveri dalla soglia si è accorciata; non perché.
Come è stato misurato
Il tasso di rischio di povertà è la quota di persone il cui reddito disponibile equivalente è sotto il 60% della mediana nazionale (Eurostat, indagine EU-SILC, tabella ilc_li02). Il divario mediano relativo di rischio di povertà (tabella ilc_li11) è la differenza fra la soglia e il reddito mediano di chi sta sotto la soglia, espressa in percentuale della soglia. Entrambi usano la stessa base — reddito disponibile equivalente, cioè al netto delle imposte e comprensivo dei trasferimenti sociali, diviso per una scala che tiene conto della dimensione della famiglia — ed entrambe le tabelle sono state aggiornate da Eurostat il 10 giugno 2026 ed estratte via API l’11 settembre 2026, con le stesse selezioni (soglia 60% della mediana, popolazione totale, entrambi i sessi). I ranghi europei, l’accostamento fra tasso e divario e le tabelle per età e per anno sono nostre elaborazioni su quei due indicatori pubblicati, non stime.
Un punto che cambia l’interpretazione: il divario è una misura mediana e relativa. Mediana, perché guarda il reddito della persona a metà dei poveri, non la media dei divari — che Eurostat pubblica nella stessa tabella ilc_li11 con la selezione MEAN_EI e che per l’Italia 2025 vale 25,8%: così una coda di divari molto ampi non gonfia il numero. Relativa, perché è ancorata a una soglia che è a sua volta una frazione della mediana nazionale: se un paese diventa più ricco e la sua mediana sale, sale anche la soglia, e il divario può cambiare senza che nessun povero stia peggio in termini assoluti. Per questo i divari di due paesi non sono confrontabili in euro — ogni soglia è nazionale — ma solo come distanza percentuale dalla rispettiva linea.
Cosa NON dice questa pagina
Non dice che l’Italia sia il paese con più povertà d’Europa. Dice che, fra i 27, è ottava per quanta ne ha (tasso) e settima per quanto è profonda (divario): nella metà alta di entrambe le classifiche, non in cima. Non misura la povertà assoluta. Tasso e divario sono relativi alla mediana nazionale: un paese può ridurli entrambi mentre in termini assoluti nessuno sta meglio, perché la mediana descrive la distribuzione, non la ricchezza disponibile. Non dice quanto siano poveri i più poveri di tutti. Il divario mediano guarda la persona a metà dei poveri; la coda dei redditi più bassi resta fuori, ed è in parte ciò che distingue il divario mediano (24,6%) da quello medio (25,8%). Non spiega perché i minori abbiano un divario più basso degli adulti in età da lavoro, o perché la profondità sia scesa dal 2016: la serie e le fasce d’età lo registrano, le cause vanno cercate altrove. Non isola l’effetto delle politiche. È una fotografia del reddito disponibile — al netto delle imposte e comprensivo dei trasferimenti —, non la misura di quanto ciascuno strumento pesi.
La regola, in una frase
Il tasso di povertà conta quante persone stanno sotto la soglia; il divario misura quanto ci stanno sotto — e poiché due paesi (o due anni, o due fasce d’età) con lo stesso tasso possono avere povertà di profondità molto diverse, il numero da chiedere, dopo «quanti», è sempre «quanto».
Domande frequenti
Che cos’è il divario di povertà?
È la distanza fra il reddito mediano di chi sta sotto la soglia di povertà e la soglia stessa, espressa in percentuale della soglia (Eurostat, tabella ilc_li11). Misura *quanto* sono poveri i poveri, cioè la profondità della povertà, ed è diverso dal tasso di rischio di povertà, che conta soltanto *quanti* stanno sotto la soglia.
Quanto vale il divario di povertà in Italia?
Nel 2025 vale 24,6% (Eurostat): il povero mediano italiano vive con un reddito pari al 75,4% della soglia di povertà. È sopra la media dell’Unione europea (22,5%) e colloca l’Italia al settimo posto fra i 27 per profondità della povertà, mentre per diffusione (tasso 18,6%) è ottava.
Che differenza c’è fra tasso di povertà e divario di povertà?
Il tasso conta quante persone stanno sotto la soglia (l’incidenza); il divario misura quanto ci stanno sotto (l’intensità). Due paesi con lo stesso tasso possono avere divari molto diversi: Estonia e Spagna hanno entrambe un tasso del 19,5%, ma un divario di 20,4% e 26,9% rispettivamente.
In Italia chi ha la povertà più profonda?
Fra le fasce d’età, gli adulti fra 18 e 64 anni: nel 2025 il loro divario è 27,3%, più alto di quello dei minori (22,3%) e degli anziani (23,4%). Curiosamente i minori, che hanno il tasso di povertà più alto (23,2%), hanno il divario più basso: sono la fascia con la quota di poveri più alta, ma quelli il cui povero mediano è meno lontano da essa.
Perché il divario usa la mediana e non la media?
Perché la mediana guarda la persona a metà dei poveri ed è meno sensibile ai divari molto ampi dei redditi più bassi, che spingono in alto la media. Per l’Italia 2025 il divario mediano è 24,6% e quello medio 25,8% (Eurostat pubblica entrambi): la differenza è proprio la coda dei più poveri, che la mediana per costruzione non registra.
Fonti
- Eurostat — At-risk-of-poverty rate by poverty threshold, age and sex (EU-SILC), tabella
ilc_li02(soglia 60% della mediana, tasso di rischio di povertà), 2025, estratta via API l’11/09/2026, aggiornata da Eurostat il 10/06/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_li02 - Eurostat — Relative median at-risk-of-poverty gap by poverty threshold, age and sex (EU-SILC), tabella
ilc_li11(divario mediano relativo, soglia 60% della mediana), 2025, aggiornata il 10/06/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_li11 - Eurostat — Glossary: At-risk-of-poverty rate (definizione della soglia: 60% della mediana del reddito disponibile equivalente): ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:At-risk-of-poverty_rate
- Eurostat — Income and living conditions: methodology (indagine EU-SILC, reddito disponibile equivalente): ec.europa.eu/eurostat/web/income-and-living-conditions/methodology
- Elaborazione Metron Journal. Accostamento fra tasso (
ilc_li02) e divario (ilc_li11), ranghi dei 27 paesi, tabelle per età e serie storica Italia 2014-2025, calcolati indati_divario_poverta.pysulle due tabelle qui sopra: scaricabili in CSV — 27 paesi, Italia per età, Italia serie storica.




