Grafico a barre: inflazione IPCA per quinto di spesa delle famiglie nel I, II e III trimestre 2026. Nel III trimestre 4,4% per il quinto che spende meno e 2,9% per quello che spende di più; nel I trimestre 1,0% contro 1,6%.

Inflazione: perché il tuo carrello non è il paniere ISTAT

In breve. A settembre 2026 l’inflazione italiana è al 4,2% (indice NIC, ISTAT, dato definitivo del 16 ottobre). Nello stesso mese il cosiddetto «carrello della spesa» sale dell’1,5%, i prodotti che si comprano più spesso del 5,2%. E nel terzo trimestre 2026 l’inflazione è stata del 4,4% per il quinto delle famiglie che spende meno e del 2,9% per il quinto che spende di più. Non sono errori né contraddizioni: sono medie dello stesso insieme di prezzi con pesi diversi. Il numero dei titoli misura la spesa di tutto il paese, non la tua.

Ogni mese l’ISTAT pubblica un numero solo, l’inflazione, e ogni mese molti lettori pensano: «non è la mia». Spesso hanno ragione. Ma lo stesso comunicato ISTAT contiene già le misure per capire perché. Qui le leggiamo insieme.

Che cosa dice il dato

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) misura come cambiano, rispetto allo stesso mese dell’anno prima, i prezzi di un insieme di beni e servizi: il paniere. Ogni voce pesa per quanto conta nella spesa delle famiglie italiane, prese tutte insieme. A settembre 2026 l’indice generale è salito del 4,2% rispetto a settembre 2025 (era +3,3% ad agosto).

Dentro lo stesso comunicato ci sono altri indici, costruiti con gli stessi prezzi ma su pezzi diversi del paniere:

Indice (NIC, settembre 2026) Peso nel paniere Variazione sull’anno prima
Indice generale 100% +4,2%
Beni alimentari, per la cura della casa e della persona («carrello della spesa») 20,4% +1,5%
— di cui beni alimentari 18,1% +1,7%
— — alimentari lavorati 11,1% −0,6%
— — alimentari non lavorati 7,0% +5,5%
Beni energetici 10,5% +22,6%
Prodotti ad alta frequenza d’acquisto 41,0% +5,2%
Prodotti a media frequenza d’acquisto 40,0% +4,3%
Prodotti a bassa frequenza d’acquisto 19,1% +1,7%
Inflazione di fondo (senza energetici e alimentari freschi) 82,5% +1,6%

Fonte: ISTAT, «Prezzi al consumo. Dati definitivi. Settembre 2026» (16/10/2026), Prospetti 3 e 5. I pesi sono pubblicati in parti per milione; la percentuale, arrotondata al decimo, è un calcolo nostro. Dati nel CSV scaricabile.

Tre cose saltano all’occhio.

  • Il «carrello della spesa» sale meno dell’inflazione: +1,5% contro +4,2%, cioè 2,7 punti percentuali in meno. Nel linguaggio comune «carrello» vuol dire «quello che spendo»; per l’ISTAT è un aggregato preciso: alimentari e bevande, prodotti per la pulizia e la manutenzione ordinaria della casa, prodotti per l’igiene personale e di bellezza. Non contiene bollette né carburanti. E a settembre 2026 l’inflazione la fanno proprio gli energetici (+22,6%), mentre gli alimentari lavorati sono addirittura in calo (−0,6%).
  • Ciò che si compra spesso sale di più: +5,2% per i prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Qui ci sono, oltre agli alimentari, anche i carburanti, l’affitto, i trasporti urbani, i bar e i ristoranti. È la parte di paniere che si vede ogni settimana, e a settembre corre un punto sopra l’indice generale.
  • Ciò che si compra di rado sale poco: +1,7% per elettrodomestici, mezzi di trasporto, apparecchi informatici, servizi ospedalieri. Pesa il 19,1% del paniere, ma sono acquisti che si fanno di rado.

Le tre classi di frequenza insieme coprono tutto il paniere. L’ISTAT calcola quanto ciascuna contribuisce all’inflazione: 2,115 punti l’alta frequenza, 1,724 la media, 0,318 la bassa. La somma fa 4,157, che arrotondato dà il 4,2% dell’indice generale. Il numero unico è una media ponderata di andamenti molto diversi.

Il paniere: cosa c’è dentro e chi decide i pesi

Il paniere 2026 è diviso in 13 divisioni di spesa, che scendono fino a 531 aggregati di prodotto (537 per l’indice armonizzato IPCA). Ogni mese entrano nel calcolo oltre 29 milioni di prezzi: circa 27 milioni dagli scontrini della grande distribuzione (i cosiddetti scanner data), quasi 402 mila rilevati nei negozi dagli uffici di statistica di 80 comuni, il resto da fonti centrali come la banca dati dei carburanti del ministero delle Imprese.

I pesi cambiano ogni anno e non sono scelti a sensazione: vengono dalla contabilità nazionale (per il 2026, i consumi delle famiglie del 2025) e dall’indagine ISTAT sulle spese delle famiglie (dati 2024). Ecco come pesano le 13 divisioni nel 2026, e quanto sono cresciuti i loro prezzi a settembre:

Divisione di spesa (NIC) Peso 2026 Variazione set. 2026 Contributo all’inflazione (punti)
Prodotti alimentari e bevande analcoliche 17,2% +1,9% 0,323
Trasporti 15,5% +8,5% 1,295
Servizi di ristoranti e di alloggio 12,2% +3,2% 0,403
Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili 12,0% +11,4% 1,376
Sanità 8,2% +1,3% 0,104
Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari 6,9% +3,1% 0,205
Arredamenti, apparecchi e manutenzione della casa 6,8% +2,1% 0,141
Abbigliamento e calzature 6,0% +0,9% 0,053
Ricreazione, sport e cultura 5,9% +1,4% 0,083
Bevande alcoliche e tabacchi 2,9% +2,4% 0,067
Informazione e comunicazione 2,9% +1,8% 0,046
Servizi finanziari e assicurativi 2,7% +1,8% 0,049
Servizi di istruzione 1,0% +1,4% 0,013
Indice generale 100% +4,2%

Fonte: ISTAT, comunicato del 16/10/2026, Prospetto 2 (pesi in parti per milione, qui in percentuale arrotondata al decimo). Ordinate per peso.

Due divisioni, abitazione-energia e trasporti, pesano insieme il 27,5% del paniere ma da sole spiegano 2,7 dei 4,2 punti di inflazione di settembre (1,376 + 1,295). Chi non ha l’auto e ha una bolletta piccola ha vissuto un settembre molto diverso da chi fa molti chilometri e scalda una casa grande.

Stessi prezzi, pesi diversi: l’inflazione per quinto di spesa

Ogni trimestre l’ISTAT fa un esercizio che risponde quasi direttamente alla domanda «e la mia inflazione?». Ordina le famiglie per spesa mensile equivalente (la spesa resa confrontabile tra famiglie di ampiezza diversa) e le divide in cinque gruppi di uguale numerosità, i quinti. Poi ricalcola l’indice armonizzato (IPCA) con i pesi di consumo di ciascun gruppo.

Grafico a barre: inflazione IPCA per quinto di spesa delle famiglie nel I, II e III trimestre 2026. Nel III trimestre 4,4% per il quinto che spende meno e 2,9% per quello che spende di più; nel I trimestre 1,0% contro 1,6%.
Prezzi al consumo IPCA per quinto di spesa delle famiglie, variazioni tendenziali %, I-III trimestre 2026. Fonte: ISTAT, Prezzi al consumo, dati definitivi settembre 2026 · elaborazione Metron Journal.
Quinto di spesa Media 2025 IV trim. 2025 I trim. 2026 II trim. 2026 III trim. 2026
1° (spesa più bassa) +1,7% +1,0% +1,0% +3,7% +4,4%
2° +1,6% +0,9% +1,0% +3,4% +4,1%
3° +1,6% +1,1% +1,2% +3,2% +3,7%
4° +1,6% +1,2% +1,3% +2,9% +3,4%
5° (spesa più alta) +1,7% +1,4% +1,6% +2,6% +2,9%
IPCA, tutte le famiglie +1,6% +1,2% +1,4% +3,0% +3,4%

Fonte: ISTAT, comunicato del 16/10/2026, Prospetto 8. Variazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno prima; «media 2025» è la variazione media annua 2025 sul 2024. Dati nel CSV scaricabile.

Nel terzo trimestre 2026 il divario tra il primo e l’ultimo quinto è di 1,5 punti percentuali (4,4 contro 2,9). Ma guardate le colonne precedenti: nel 2025 i due estremi avevano la stessa inflazione (1,7%), e nel primo trimestre 2026 era più alta per chi spende di più (1,6% contro 1,0%). Chi è più colpito dall’inflazione non è fissato una volta per tutte: dipende da quali prezzi stanno salendo.

Il meccanismo si vede bene sull’energia. Secondo l’ISTAT, nel terzo trimestre 2026 l’energia pesa per il 17,1% della spesa delle famiglie del primo quinto e per il 7,3% di quelle dell’ultimo. I prezzi dell’energia sono saliti più o meno allo stesso ritmo per entrambe (+16,6% e +17,4%: anzi, un po’ di più per le famiglie che spendono di più). Eppure il contributo dell’energia all’inflazione è di 2,917 punti per il primo quinto e di 1,292 per l’ultimo. A fare la differenza non è il prezzo, è il peso.

Si può verificare a mano, in modo approssimato: 17,1% × 16,6% ≈ 2,84 punti e 7,3% × 17,4% ≈ 1,27 punti (calcolo nostro). I valori ISTAT sono un po’ diversi perché l’indice è concatenato: il contributo tiene conto anche di come cambiano i pesi tra un anno e l’altro. L’ordine di grandezza, però, è quello. Lo stesso vale per gli alimentari, che assorbono il 31,2% del bilancio delle famiglie del primo quinto e il 14,8% di quelle dell’ultimo.

Come è stato misurato

  • NIC, FOI, IPCA. L’ISTAT calcola tre indici. Il NIC considera tutta la popolazione «come un’unica grande famiglia di consumatori» ed è quello dei titoli. Il FOI (famiglie di operai e impiegati) serve ad adeguare affitti e assegni. L’IPCA segue regole europee comuni ed è quello confrontabile tra paesi: è anche quello usato per i quinti di spesa. A settembre 2026 il FOI (senza tabacchi) è a +4,0%, l’IPCA a +4,2%. Le differenze tra i tre, e il calendario stima preliminare/dato definitivo, sono spiegati in come si legge un comunicato ISTAT.
  • Indice a catena. Ogni dicembre l’ISTAT aggiorna il campione di prodotti e i pesi, e gli indici dell’anno dopo si calcolano a partire da quel mese (indice a catena di tipo Laspeyres). Dal 2026 la base di riferimento è 2025=100. Cosa significano la base e i numeri indice lo abbiamo spiegato in numeri indice e base 100.
  • I prezzi. Nel 2026 il 49,9% del paniere (in peso) è rilevato sul territorio dagli uffici comunali di statistica, il 36,8% direttamente dall’ISTAT (web, grandi fornitori, fonti amministrative), il 13,3% con i dati di cassa della grande distribuzione. I comuni che partecipano al calcolo completo sono 80, dove vive l’84,0% dei residenti.
  • I quinti di spesa. Le famiglie sono ordinate per spesa mensile equivalente: la spesa familiare divisa per un coefficiente (scala di equivalenza Carbonaro) che tiene conto delle economie di scala delle famiglie più numerose.
  • I «punti». Le differenze tra le inflazioni (2,7 punti, 1,5 punti) sono differenze in punti percentuali, non variazioni percentuali: si veda percentuali e punti percentuali.

Cosa NON dice questo dato

  • Non dice che i prezzi del carrello siano scesi. +1,5% è comunque un aumento. Dice che sono saliti meno della media del paniere, in un mese in cui l’inflazione la spinge l’energia.
  • Non è la tua inflazione. Nemmeno i quinti lo sono: sono medie di gruppi di milioni di famiglie. Dentro ogni quinto ci sono famiglie con l’auto e senza, in affitto e in casa di proprietà. La propria inflazione dipende dai propri pesi.
  • I quinti sono di spesa, non di reddito. «Spesa più bassa» non coincide con «reddito più basso»: un pensionato con buoni risparmi e consumi contenuti può stare nel primo quinto. Il comunicato non dice quanto i due ordinamenti si sovrappongano.
  • Non misura l’inflazione percepita. La percezione dipende anche da quali acquisti ricordiamo e da quanto spesso li facciamo. L’indice per frequenza d’acquisto aiuta a capire perché la si sente di più, ma non è una misura della percezione.
  • Il paniere non contiene tutto. L’ISTAT esclude dal calcolo, tra l’altro, gli autoconsumi e i fitti figurativi (l’affitto «implicito» di chi vive in una casa di proprietà). Gli affitti veri pagati ai privati pesano il 2,9% del paniere: per chi è in affitto, nella vita reale pesano molto di più.
  • Non è il livello dei prezzi. L’inflazione è una variazione rispetto a un anno prima. Un’inflazione che scende non vuol dire prezzi che scendono: vuol dire prezzi che salgono più piano.

Come stimare la propria inflazione

Con il comunicato ISTAT e un estratto conto si può fare un’approssimazione:

  1. dividete la vostra spesa di un anno nelle 13 divisioni della tabella qui sopra e calcolate la quota di ciascuna sul totale (le vostre «parti per cento»);
  2. moltiplicate ogni quota per la variazione ISTAT della divisione;
  3. sommate i prodotti: è un’inflazione ponderata sui vostri consumi.

Non sarà mai precisa al decimale, per le stesse ragioni per cui non lo è il nostro calcolo sull’energia. Ma dice se la vostra inflazione è sopra o sotto quella dei titoli, e perché.

La regola, in una frase

Prima di confrontare un’inflazione con la propria esperienza, chiedetevi quale paniere e quali pesi ci sono dietro: «carrello», «alta frequenza», «quinto di spesa» e «indice generale» sono medie diverse degli stessi prezzi.

Domande frequenti

Che cos’è il «carrello della spesa» dell’ISTAT?

È l’indice dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona: alimentari e bevande, prodotti per la pulizia e la manutenzione ordinaria della casa, prodotti per l’igiene personale e di bellezza. Pesa il 20,4% del paniere NIC 2026. Non comprende bollette, carburanti, affitti né servizi. A settembre 2026 è cresciuto dell’1,5% sull’anno prima, contro il 4,2% dell’indice generale.

Perché l’inflazione ufficiale è diversa da quella che sento io?

Perché l’indice ISTAT pesa i prezzi secondo la spesa di tutte le famiglie italiane insieme. Se la vostra spesa ha pesi diversi (più energia, più carburante, nessun affitto), la vostra inflazione è un altro numero. Nel terzo trimestre 2026 l’ISTAT stima un’inflazione del 4,4% per il quinto delle famiglie che spende meno e del 2,9% per il quinto che spende di più.

Che cosa sono i prodotti ad alta frequenza d’acquisto?

Sono i beni e servizi che si comprano più spesso: alimentari, bevande, tabacchi, affitto, carburanti, trasporti urbani, giornali, ristorazione e altro. Pesano il 41,0% del paniere NIC. A settembre 2026 i loro prezzi sono saliti del 5,2% sull’anno prima, un punto percentuale più dell’indice generale.

L’inflazione colpisce sempre di più le famiglie che spendono meno?

No. Dipende da quali prezzi salgono. Nel terzo trimestre 2026, con l’energia in forte aumento, l’inflazione è stata del 4,4% per il primo quinto e del 2,9% per l’ultimo. Nel primo trimestre 2026 era il contrario: 1,0% contro 1,6%. Nel 2025 era 1,7% per entrambi (IPCA, ISTAT).

Quanti prodotti ci sono nel paniere ISTAT?

Nel 2026 il paniere è articolato in 13 divisioni di spesa e 531 aggregati di prodotto per gli indici NIC e FOI (537 per l’IPCA). Ogni mese entrano nel calcolo oltre 29 milioni di quotazioni di prezzo, di cui circa 27 milioni dai dati di cassa della grande distribuzione.

Fonti