Grafico a linee: quota di giovani di 18-24 anni che hanno lasciato presto istruzione e formazione, Italia e UE-27, 2002-2025. Italia da 24,2% a 8,2%, UE da 16,9% a 9,1%; nel 2025 l'Italia scende sotto la media UE e sotto la soglia del 9% dell'obiettivo 2030.

Abbandono scolastico: quanti giovani lasciano gli studi, e come lo misura l’Europa

In breve. Nel 2025 l’8,2% dei giovani italiani di 18-24 anni aveva al massimo la licenza media e non studiava né seguiva corsi di formazione. Dieci anni prima era il 14,7%. Per la prima volta da quando esiste la serie europea (2002) l’Italia è sotto la media dell’Unione (9,1%) e sotto la soglia del 9% che l’UE si è data come obiettivo per il 2030. Quell’obiettivo vale per l’Unione nel suo insieme, non per ogni singolo paese: l’UE nel complesso non l’ha ancora raggiunto. In numeri, circa 340 mila giovani (ordine di grandezza, calcolo nostro). Ma questo indicatore non conta quanti studenti lasciano la scuola in un anno: conta quanti giovani, a una certa età, sono rimasti senza diploma e fuori da ogni percorso.

Ogni settembre torna la parola «abbandono scolastico». Dietro la stessa parola ci sono misure diverse, con numeri diversi. Qui guardiamo quella usata per confrontare i paesi europei: che cosa conta, come è stata misurata e che cosa non può dire.

Che cosa dice il dato

Eurostat chiama questo indicatore early leavers from education and training, giovani che hanno lasciato presto istruzione e formazione. È la quota di persone di 18-24 anni che hanno completato al massimo la scuola secondaria di primo grado (la licenza media) e che nelle quattro settimane prima dell’intervista non hanno seguito alcun corso di istruzione o formazione, né scolastico né di altro tipo.

Anno Italia Uomini (Italia) Donne (Italia) UE-27
2006 20,4% 23,8% 17,0% 15,2%
2010 18,6% 21,8% 15,3% 13,8%
2015 14,7% 17,5% 11,8% 11,0%
2020 14,2% 16,9% 11,3% 10,0%
2021 12,7% 14,8% 10,5% 9,7%
2022 11,5% 13,6% 9,1% 9,6%
2023 10,5% 13,1% 7,6% 9,6%
2024 9,8% 12,2% 7,1% 9,6%
2025 8,2% 10,1% 6,2% 9,1%

Fonte: Eurostat, edat_lfse_14 (aggiornata il 10/09/2026). Percentuale sulla popolazione di 18-24 anni. Per l’Italia Eurostat segnala rotture di serie nel 2004, 2006, 2014, 2018 e 2021; tra gli anni in tabella, nel 2006 e nel 2021.

Grafico a linee: quota di giovani di 18-24 anni che hanno lasciato presto istruzione e formazione, Italia e UE-27, 2002-2025. Italia da 24,2% a 8,2%, UE da 16,9% a 9,1%; nel 2025 l'Italia scende sotto la media UE e sotto la soglia del 9% dell'obiettivo 2030.
Giovani 18-24 anni con al massimo la licenza media e fuori da istruzione e formazione, %, Italia e UE-27, 2002-2025. Fonte: Eurostat, edat_lfse_14 (agg. 10/09/2026) · elaborazione Metron Journal.

Tre letture, con i calcoli fatti da noi sulle cifre di Eurostat:

  • Dal 2015 al 2025 la quota italiana è scesa di 6,5 punti percentuali (da 14,7% a 8,2%), quella europea di 1,9 punti. Nel 2015 l’Italia era 3,7 punti sopra la media UE, nel 2025 è 0,9 punti sotto. Attenzione all’unità: sono punti percentuali, non «per cento» (la differenza è spiegata in percentuali e punti percentuali).
  • Il calo più forte è dell’ultimo anno: −1,6 punti tra il 2024 e il 2025, il più ampio dal 2014, contro −0,7 tra il 2023 e il 2024.
  • Gli uomini lasciano più delle donne: nel 2025 il 10,1% contro il 6,2%, cioè 1,6 volte tanto. Nella media europea il rapporto è 1,4 (10,6% contro 7,5%).

L’Italia tra i paesi europei

Paese 2025
Croazia 2,1% (bassa affidabilità)
Grecia 3,0%
Polonia 4,0%
Francia 7,2%
Italia 8,2%
UE-27 9,1%
Spagna 12,8%
Germania 13,1%
Romania 15,5%

Fonte: Eurostat, edat_lfse_14. Selezione di paesi; la tabella completa dei 26 paesi con dato è nel CSV scaricabile. Il Lussemburgo non ha il dato 2025. Per Francia e Spagna Eurostat segnala nel 2025 una definizione diversa.

Secondo Eurostat, nel 2025 17 paesi dell’Unione erano già sotto la soglia del 9%: 17 sui 26 che hanno il dato (manca il Lussemburgo). L’Italia è la quattordicesima dal valore più basso tra i 26 paesi con il dato (calcolo nostro). Tra il 2015 e il 2025, secondo Eurostat, le riduzioni più grandi sono di Malta (−7,7 punti), Portogallo (−7,4) e Spagna (−7,2); l’Italia segue con −6,5. È una classifica da prendere con cautela: in dieci anni l’indagine ha avuto rotture di serie in molti paesi, Italia compresa, e per la Spagna il dato 2025 ha una definizione diversa, quindi pochi decimi di punto non bastano a ordinare i paesi.

Chi sono i giovani che hanno lasciato

  • Lavoro. Dell’8,2% italiano, il 3,8% lavora e il 4,4% no. Tra chi non lavora, il 3,1% vorrebbe lavorare, che stia cercando un impiego o no, e l’1,3% dichiara di non volere lavorare: sono le due categorie della tavola Eurostat (would like to work e do not want to work), non la distinzione tra disoccupati e inattivi. Le quote sono tutte sul totale dei giovani di 18-24 anni. In altre parole, poco meno della metà di chi ha lasciato presto gli studi ha un lavoro: il 46% (calcolo nostro, 3,8 su 8,2). Su come si leggono «occupati» e «non occupati» c’è il pezzo sul tasso di occupazione e disoccupazione.
  • Paese di nascita. Secondo la tavola Eurostat edat_lfse_02 (maschi e femmine insieme, 18-24 anni), tra i giovani nati in Italia la quota è il 6,7%, tra i nati all’estero il 24,9%: quasi quattro volte (rapporto 3,7, calcolo nostro). Un anno prima i due valori erano 8,7% e 21,3%. «Nato all’estero» non vuol dire «straniero»: sono due definizioni diverse, come spiegato in stranieri in Italia.

Le regioni

Regione 2024 2025 Differenza (punti)
Sicilia 15,2% 13,7% −1,5
Sardegna 14,5% 13,6% −0,9
Toscana 8,8% 9,8% +1,0
Campania 13,3% 9,7% −3,6
Liguria 9,0% 9,3% +0,3
Provincia autonoma di Bolzano 14,7% 9,0% −5,7
Lombardia 7,7% 6,6% −1,1
Calabria 10,8% 6,5% −4,3
Emilia-Romagna 7,9% 6,0% −1,9
Umbria 5,9% 4,9% −1,0

Fonte: Eurostat, edat_lfse_16 (regioni NUTS2). Selezione; tutte le 19 regioni e province autonome con dato sono nel CSV. Per Umbria, Provincia autonoma di Trento e Basilicata Eurostat segnala nel 2025 una stima a bassa affidabilità; Valle d’Aosta e Molise non sono pubblicate. Differenze: calcolo nostro.

Sicilia e Sardegna restano le regioni con le quote più alte, intorno al 13,6-13,7%. Ma guardate la colonna delle differenze: la Calabria scende di 4,3 punti in un anno, Bolzano di 5,7, mentre la Toscana sale di un punto. Movimenti così ampi in dodici mesi vanno letti con prudenza: vedi sotto.

Come è stato misurato

Il dato viene dall’indagine europea sulle forze di lavoro, che in Italia è la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’ISTAT: un’indagine a campione, non un conteggio di tutti i giovani. Agli intervistati si chiede il titolo di studio più alto e se nelle ultime quattro settimane hanno seguito corsi di istruzione o formazione. Il valore annuale è la media dei quattro trimestri.

  • Numeratore: giovani di 18-24 anni con al massimo la licenza media (livelli 0, 1 e 2 della classificazione internazionale ISCED) che non hanno seguito alcuna istruzione o formazione nelle quattro settimane precedenti.
  • Denominatore: tutti i giovani della stessa età, esclusi quelli che non hanno risposto alle due domande.
  • Obiettivo europeo: entro il 2030 la quota dell’UE nel suo insieme deve scendere sotto il 9%. È un obiettivo comune, non una soglia fissata per ciascun paese: quando Eurostat scrive che un paese «ha già raggiunto» l’obiettivo, intende che la sua quota è sotto il 9%.

L’ordine di grandezza in persone (circa 340 mila) l’abbiamo calcolato moltiplicando l’8,2% per i giovani di 18-24 anni residenti in Italia al 1° gennaio 2025 (4.165.755, Eurostat demo_pjan). È un’approssimazione: l’indagine stima la quota su una popolazione media dell’anno, non su quella del 1° gennaio.

Cosa NON dice questo dato

  • Non conta chi lascia la scuola in un anno. È una fotografia di una fascia d’età, non il conto degli studenti che si ritirano tra settembre e giugno. Il Ministero dell’istruzione misura la dispersione seguendo gli studenti anno per anno: è un’altra misura, con un’altra popolazione e un altro numero. Le due cifre non si confrontano.
  • Non dice quanto si è imparato. Chi ha un diploma esce dal conteggio anche se le sue competenze sono basse. INVALSI chiama «dispersione implicita» la quota di studenti che finiscono la scuola senza le competenze attese: è un terzo concetto, non misurato da questo indicatore.
  • Basta un corso per uscire dal conteggio. Un giovane con la sola licenza media che nelle quattro settimane prima dell’intervista ha seguito un corso di formazione, anche breve e fuori dalla scuola, non viene contato. Il dato misura l’assenza di qualsiasi percorso, non la mancanza del diploma.
  • Le variazioni piccole e i gruppi piccoli sono incerti. Sono stime da un campione: più il gruppo è piccolo, più la stima oscilla. I −4,3 punti della Calabria o i +3,6 punti dei nati all’estero (da 21,3% a 24,9%) in un anno possono dipendere in parte dal campione. Eurostat segnala con «bassa affidabilità» le stime più fragili e non pubblica quelle troppo incerte. Il principio è spiegato in campione ed errore.
  • La serie lunga mescola metodi diversi. L’indagine è cambiata più volte: per l’Italia Eurostat segnala rotture di serie nel 2004, nel 2006, nel 2014, nel 2018 e nel 2021. Il confronto più pulito è dal 2021 in poi, senza rotture: da 12,7% a 8,2%, −4,5 punti.
  • Non dice perché la quota è scesa. Il dato descrive una tendenza, non la causa. Attribuire il calo a una riforma, a un programma o al mercato del lavoro richiede un’altra analisi: una serie che scende mentre una politica è in vigore non dimostra che la politica abbia funzionato.

La regola, in una frase

Quando leggi «abbandono scolastico all’X%», chiediti tre cose: di chi (quale fascia d’età), contato come (fotografia di un’età o studenti persi in un anno) e da quale fonte (indagine a campione o registri della scuola).

Domande frequenti

Qual è il tasso di abbandono scolastico in Italia nel 2025?

Secondo Eurostat (indicatore `edat_lfse_14`, aggiornato il 10/09/2026), nel 2025 l’8,2% dei giovani italiani di 18-24 anni aveva al massimo la licenza media e non seguiva alcun corso di istruzione o formazione. Nel 2015 era il 14,7%. La media dell’Unione europea nel 2025 è 9,1%.

Come misura l’Europa l’abbandono scolastico?

Con l’indagine sulle forze di lavoro, a campione. Conta la quota di persone di 18-24 anni che hanno completato al massimo la scuola secondaria di primo grado e che nelle quattro settimane prima dell’intervista non hanno seguito istruzione o formazione di alcun tipo. Il valore annuale è la media dei quattro trimestri.

L’Italia è sotto l’obiettivo europeo sull’abbandono scolastico?

L’obiettivo dell’UE per il 2030 è una quota sotto il 9% per l’insieme dell’Unione, non per ogni singolo paese. Nel 2025 l’Italia è all’8,2%, quindi sotto quella soglia per la prima volta; l’UE nel complesso è al 9,1% e non l’ha ancora raggiunta. Secondo Eurostat, nel 2025 erano sotto il 9% 17 paesi dell’Unione, sui 26 con il dato disponibile.

In quali regioni l’abbandono scolastico è più alto?

Nel 2025 le quote più alte sono in Sicilia (13,7%) e in Sardegna (13,6%), secondo Eurostat (`edat_lfse_16`). Le stime regionali vengono da un campione e possono oscillare molto da un anno all’altro: la Calabria, per esempio, passa dal 10,8% del 2024 al 6,5% del 2025.

Il dato Eurostat è lo stesso della dispersione scolastica del Ministero?

No. Il dato Eurostat è una fotografia dei giovani di 18-24 anni, ricavata da un’indagine a campione. Il Ministero dell’istruzione misura la dispersione seguendo gli studenti anno per anno nei registri della scuola. Sono due misure diverse e i loro numeri non si confrontano.

Fonti

  • Eurostat — giovani che hanno lasciato presto istruzione e formazione, per sesso e condizione lavorativa, edat_lfse_14: ec.europa.eu
  • Eurostat — per regione NUTS2, edat_lfse_16: ec.europa.eu
  • Eurostat — per paese di nascita, edat_lfse_02: ec.europa.eu
  • Eurostat — popolazione al 1° gennaio per età, demo_pjan: ec.europa.eu
  • Eurostat — Statistics Explained, «Early leavers from education and training» (definizione e obiettivo 2030): ec.europa.eu
  • Eurostat — metadati dell’indicatore (indagine sulle forze di lavoro): ec.europa.eu
  • Elaborazione Metron Journal. Dati scaricabili in CSV: Italia e UE, 1992-2025 · regioni e paesi UE, 2024-2025