Due grafici. In alto, popolazione italiana in milioni, scenario mediano ISTAT e intervallo al 90%, asse da zero: 58,9 nel 2025, 58,7 nel 2030, 55,0 nel 2050 (53,0-57,0), 45,8 nel 2080 (39,0-52,8). In basso, ampiezza dell'intervallo: 0,2 milioni nel 2030, 4,0 nel 2050, 13,8 nel 2080.

Previsioni demografiche ISTAT: uno scenario non è una profezia

In breve. Secondo l’ultimo rilascio dell’ISTAT (31 agosto 2026, base 1° gennaio 2025) i residenti in Italia passano da 58,9 milioni nel 2025 a 55,0 milioni nel 2050 e 45,8 milioni nel 2080, nello scenario mediano. Ma la cifra da guardare è l’intervallo: nel 2030 va da 58,6 a 58,8 milioni (0,2 milioni di ampiezza), nel 2050 da 53,0 a 57,0 (4,0), nel 2080 da 39,0 a 52,8 (13,8). L’ISTAT scrive che il calo è «praticamente certo», ma quanto grande sarà dipende dall’orizzonte: più lontano si guarda, più la cifra centrale dice poco. In controtendenza, le famiglie aumentano (+3,5% al 2050) anche se la popolazione scende (−6,6%).

Due grafici. In alto, popolazione italiana in milioni, scenario mediano ISTAT e intervallo al 90%, asse da zero: 58,9 nel 2025, 58,7 nel 2030, 55,0 nel 2050 (53,0-57,0), 45,8 nel 2080 (39,0-52,8). In basso, ampiezza dell'intervallo: 0,2 milioni nel 2030, 4,0 nel 2050, 13,8 nel 2080.
Popolazione residente in Italia, scenario mediano e intervallo di confidenza al 90% (milioni), e ampiezza dell’intervallo. Fonte: ISTAT, Previsioni base 1/1/2025 (31/08/2026) · elaborazione Metron Journal.

Un titolo che dice «nel 2050 saremo 55 milioni» sta citando il centro di una distribuzione, non un dato. E parla di residenti in Italia, cittadini italiani e stranieri insieme, non solo di cittadini italiani. Qui vediamo che cosa è uno scenario, come si legge l’intervallo, quali parti della previsione sono più solide e quali no.

Che cosa dice il documento

L’ISTAT ha pubblicato nuove previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro con orizzonte 2025-2080. Lo scenario mediano dà questi numeri per l’Italia e le tre ripartizioni (milioni di residenti al 1° gennaio; tra parentesi quadre l’intervallo di confidenza al 90%):

Ripartizione 2025 (anno base) 2030 2050 2080 Variazione 2025-2080
Italia 58,9 58,7 [58,6 – 58,8] 55,0 [53,0 – 57,0] 45,8 [39,0 – 52,8] −13,1 mln (−22,2%)
Nord 27,5 27,7 [27,6 – 27,7] 27,2 [26,2 – 28,3] 24,2 [20,1 – 28,1] −3,3 mln (−12,0%)
Centro 11,7 11,7 [11,6 – 11,7] 11,0 [10,6 – 11,4] 9,3 [7,9 – 10,7] −2,4 mln (−20,5%)
Mezzogiorno 19,7 19,4 [19,3 – 19,4] 16,7 [16,2 – 17,3] 12,3 [10,6 – 14,0] −7,4 mln (−37,6%)

Fonte: ISTAT, Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro, base 1/1/2025 (31/08/2026), Prospetto 1. L’ultima colonna è un calcolo di Metron Journal sulle cifre arrotondate al decimale. Gli intervalli delle ripartizioni non si sommano a quello dell’Italia.

Il ritmo medio annuo, secondo l’ISTAT, è di −0,1% tra il 2025 e il 2030, di −0,3% tra il 2030 e il 2050 e di −0,6% tra il 2050 e il 2080. In 55 anni l’Italia «perderà oltre 13 milioni di residenti, 4 dei quali entro il 2050».

Come si legge uno scenario: la mediana e l’intervallo

In un approccio deterministico una previsione è una sola serie di numeri, ottenuta da un solo insieme di ipotesi, senza misura dell’incertezza. In un approccio probabilistico, invece, le variabili sono trattate come casuali e il risultato è una distribuzione. Il glossario dell’ISTAT dice che in questo secondo caso lo «scenario» può riferirsi all’ipotesi «media o mediana». Lo scenario mediano è quindi il valore centrale, non il valore «atteso con certezza».

L’intervallo di confidenza al 90% è, nelle parole dell’ISTAT, quello che «con confidenza pari al 90% conterrà il futuro valore reale della popolazione». Non è una garanzia: vale «sulla base delle ipotesi formulate», cioè dentro il modello, e un evento che il modello non contempla non è nell’intervallo. È però un’informazione che la sola cifra centrale nasconde: quanto è largo il margine. Per capire meglio come si legge un margine di questo tipo, vedi l’intervallo di confidenza spiegato con i sondaggi.

L’ampiezza dell’intervallo (estremo superiore meno inferiore) per l’Italia cresce con l’orizzonte:

Anno Scenario mediano (mln) Intervallo al 90% (mln) Ampiezza (mln)
2030 58,7 58,6 – 58,8 0,2
2050 55,0 53,0 – 57,0 4,0
2080 45,8 39,0 – 52,8 13,8

Ampiezza = calcolo Metron Journal sulle cifre ISTAT, arrotondate a un decimale: per il 2030 il valore vero può stare tra 0,1 e 0,3.

Tradotto: nel 2030 il margine è così stretto che lo scenario mediano e quello estremo quasi coincidono; nel 2050 la forbice è di 4 milioni di persone; nel 2080 è di quasi 14. La stessa previsione, in tre anni diversi, ha tre gradi di affidabilità molto diversi. Il titolo «tra 55 anni saremo 45,8 milioni» ha un solo decimale di precisione dichiarata e un margine di sette milioni per parte.

Che cosa è «praticamente certo» e che cosa no

L’ISTAT distingue ciò che si può dire con sicurezza da ciò che resta aperto.

Il calo è la parte solida. Già nel 2030 l’estremo superiore dell’intervallo italiano (58,8 milioni) è sotto il punto di partenza (58,9). Per il 2050 lo è anche l’estremo superiore (57,0 milioni). Secondo l’ISTAT «nessuno degli scenari considerati prospetta un ritorno agli attuali livelli di popolazione» e nel lungo termine il calo è confermato in tutte le evoluzioni. Per il Centro e per il Mezzogiorno il calo è confermato in tutte le traiettorie considerate.

Al Nord, invece, il segno non è garantito. Per il Nord l’intervallo al 2050 (26,2 – 28,3 milioni) contiene valori sopra il punto di partenza (27,5). Gli scenari più favorevoli, scrive l’ISTAT, «prospettano l’eventualità di una popolazione in crescita». Nello scenario mediano il Mezzogiorno scende da 19,7 a 12,3 milioni (−37,6%), il Nord da 27,5 a 24,2 (−12,0%); quanto sia grande il divario territoriale oggi dipende dal metro con cui lo si misura, come si vede in Nord e Sud.

L’invecchiamento è più sicuro del resto. L’ISTAT lo definisce «la prospettiva più certa»: anche gli scenari più favorevoli conducono a una popolazione più anziana di quella attuale.

Indicatore (scenario mediano) 2025 2030 2050 2080
Età media (anni) 46,9 48,0 [48,0 – 48,1] 51,2 [50,4 – 52,0] 52,1 [49,8 – 54,8]
Quota 0-14 anni (%) 11,9 10,7 — prossima al 10
Quota 15-64 anni (%) 63,4 62,1 55,3 53,2
Quota 65 anni e più (%) 24,7 27,2 34,5 36,8
Quota 85 anni e più (%) 4,1 4,4 oltre 7,0 8,4

Fonte: ISTAT, stessa pubblicazione, Prospetto 2 e testo. «—» = cifra non riportata nel documento. Intervalli al 90% solo per l’età media.

Nel 2050 l’intervallo dell’età media (da 50,4 a 52,0 anni) sta tutto sopra i 46,9 di oggi. Ma anche qui l’incertezza cresce: nel 2080 l’ampiezza dell’intervallo è di 5,0 anni, contro 1,6 nel 2050. L’ISTAT precisa che è più incerta la composizione delle età più giovani e di quella in età lavorativa, perché dipendono da fecondità e migrazioni. Su che cosa significhino età media e indice di vecchiaia e sul perché l’«inverno demografico» è tre misure sotto una metafora ci sono due pezzi a parte.

Tre componenti, tre livelli di incertezza

La popolazione cambia per due motivi: nascite e decessi (saldo naturale) e arrivi e partenze con l’estero (saldo migratorio estero). L’ISTAT osserva che le tre voci hanno un’incertezza molto diversa:

  • i decessi sono «la componente più prevedibile», perché dipendono da persone già nate e in larga parte osservabili;
  • le nascite hanno margini di incertezza maggiori, che crescono nel tempo in funzione delle ipotesi sulla fecondità;
  • i flussi migratori internazionali hanno l’incertezza più alta, perché dipendono da fattori economici, geopolitici e normativi meno prevedibili: il saldo migratorio estero ha gli intervalli «più ampi».
Voce, scenario mediano (migliaia) 2025 2030 2050 2080
Nascite 355 355 335 281
Decessi 652 708 — —
Saldo naturale −296 −353 — —
Saldo migratorio con l’estero 296 247 204 221

Fonte: ISTAT, stessa pubblicazione, testo (pagina 3). Nascite 2025: l’ISTAT scrive che si mantengono «su livelli stabili fino al 2030 (355mila nati annui)»; il valore è quindi lo stesso per i due anni. Nascite, decessi e saldi sono arrotondati dall’ISTAT ciascuno per conto proprio: nel 2025, 355 − 652 dà −297, mentre il saldo pubblicato è −296. Decessi: picco di 869mila nel 2058. Saldo naturale: livello più negativo, −570mila, nel 2059. «—» = cifra non riportata nel documento per quell’anno. Il testo ISTAT dà anche i flussi lordi del 2025 (circa 432mila ingressi e 144mila uscite), ma la loro differenza (288mila) non coincide con il saldo di 296mila dichiarato nello stesso testo, oltre l’arrotondamento: per questo qui riportiamo solo i saldi.

Il punto da trattenere: nello scenario mediano i decessi superano le nascite in ogni anno. Nel 2025, l’anno di partenza, i due saldi si annullano a vicenda ai livelli di arrotondamento riportati (−296mila e +296mila). Poi il saldo naturale peggiora e quello migratorio cala: nel 2030 sono −353mila e +247mila. Per l’ISTAT il contributo migratorio «non compensa le perdite derivanti dal saldo naturale negativo, neanche negli anni in cui il saldo migratorio raggiunge livelli più elevati», e «in nessun caso le nascite eguaglieranno i decessi», neppure nelle traiettorie più favorevoli. La dinamica delle nascite nel presente è nel pezzo su natalità e fecondità; i flussi con l’estero, nella loro misura attuale, in quello sugli italiani all’estero.

Un’altra sorpresa: meno persone, più famiglie

Con la popolazione che cala ci si aspetterebbe un numero di famiglie in calo. Nello scenario mediano non è così, almeno fino a metà secolo.

Anno Famiglie (migliaia) Variazione su 2025 Persone sole (migliaia) Variazione su 2025
2025 26.655 — 9.984 —
2037 27.714 +4,0% 11.022 +10,4%
2050 27.593 +3,5% 11.586 +16,0%

Fonte: ISTAT, stessa pubblicazione, Prospetto 4. Variazioni = calcoli Metron Journal.

Secondo l’ISTAT le famiglie raggiungono il massimo (27,9 milioni) nel 2043 e poi scendono; la dimensione media passa da 2,20 componenti nel 2025 a 1,98 nel 2050. Le persone sole salgono dal 37,5% al 42,0% delle famiglie. Le stesse persone, ripartite in famiglie più piccole, fanno più famiglie: il numero di famiglie dipende da quante persone ci sono, ma anche da come si dividono.

Cosa NON dice questo documento

  • Non dice che il futuro sia quello dello scenario mediano. Lo dice il documento stesso: ciò che si prevede dipende dalle ipotesi formulate, e l’intervallo copre l’incertezza dentro il modello, non un evento che il modello non contempla.
  • Non dice quali ipotesi su fecondità, mortalità e migrazioni stiano dietro le cifre. Sono nei documenti metodologici separati dell’ISTAT, che non abbiamo usato: qui non citiamo valori di fecondità o di speranza di vita futuri.
  • Non è un confronto con le previsioni precedenti. Non sappiamo, da questo documento, di quanto siano cambiate le cifre rispetto alle edizioni passate, e non lo diciamo.
  • Non scende al livello dei singoli comuni. Qui usiamo solo Italia e ripartizioni; l’ISTAT pubblica anche previsioni per gruppi di comuni (aree interne e centri), che non commentiamo.
  • Non stabilisce rapporti di causa. Che l’invecchiamento riduca la popolazione in età lavorativa è una conseguenza aritmetica della struttura per età; ciò che ne deriverà per economia e welfare è un’altra domanda, che questo documento non misura.
  • Non è il dato osservato. Il punto di partenza sono i 58,9 milioni al 1° gennaio 2025; il conteggio più recente osservato, al 1° gennaio 2026, è 58,94 milioni (dato provvisorio, come spieghiamo in Quanti siamo davvero). Sulle revisioni dei dati provvisori vedi Come si legge un comunicato ISTAT.

La regola, in una frase

Davanti a una previsione demografica chiediti qual è l’anno, qual è l’intervallo e quale componente la muove: una cifra al 2030 e una al 2080 non hanno la stessa affidabilità, anche se escono dallo stesso file.

Come è stato misurato

Tutte le cifre di popolazione, età, componenti e famiglie vengono dalla pubblicazione ISTAT «Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro. Base 1/1/2025» del 31 agosto 2026 (Prospetti 1, 2 e 4, testo e glossario), letta il 12/10/2026. Lo scenario è mediano; gli intervalli sono di confidenza al 90%. Le cifre sono arrotondate dall’ISTAT al decimale. Le variazioni percentuali tra anni, l’ampiezza degli intervalli (estremo superiore meno inferiore) e le variazioni delle famiglie sono calcoli di Metron Journal, rifacibili con i dati dei CSV scaricabili.

Domande frequenti

Quanti residenti ci saranno in Italia nel 2050?

Nello scenario mediano dell’ISTAT (base 1/1/2025) i residenti in Italia, cittadini italiani e stranieri insieme, sono 55,0 milioni nel 2050, contro 58,9 al 1° gennaio 2025. L’intervallo di confidenza al 90% va da 53,0 a 57,0 milioni.

Le previsioni demografiche ISTAT sono affidabili?

Dipende dall’orizzonte. L’ampiezza dell’intervallo al 90% è di circa 0,2 milioni nel 2030, 4,0 nel 2050 e 13,8 nel 2080. Per l’ISTAT la diminuzione della popolazione è un risultato praticamente certo, ma la sua entità cresce di incertezza con gli anni.

Che differenza c’è tra scenario mediano e previsione?

In un approccio probabilistico non esiste una sola previsione, ma una distribuzione di risultati. Lo scenario mediano è l’ipotesi centrale; l’intervallo di confidenza dice quanto i risultati possono allontanarsene.

Perché la popolazione cala anche se il saldo migratorio è positivo?

Perché dal 2030, nello scenario mediano, il saldo naturale (nascite meno decessi) è più negativo di quanto il saldo migratorio sia positivo: nel 2030, −353mila contro +247mila. Per l’ISTAT il contributo migratorio non compensa le perdite naturali.

Perché le famiglie aumentano mentre la popolazione diminuisce?

Perché le famiglie diventano più piccole: la dimensione media passa da 2,20 componenti nel 2025 a 1,98 nel 2050, e le persone sole salgono dal 37,5% al 42,0% delle famiglie. Il numero di famiglie arriva a 27,9 milioni nel 2043 e poi scende.

Fonti