Grafico a linee, Italia 1960-2025: la quota di residenti con 0-14 anni scende dal 24,7% all'11,9%, quella con 65 anni e più sale dal 9,3% al 24,7%; le due linee si incrociano nel 1992 (15,5% contro 15,4%).

Età media e indice di vecchiaia: l’Italia è il paese più vecchio d’Europa?

In breve. All’inizio del 2026 l’età media degli italiani è 47,1 anni (ISTAT). Ma «quanto è vecchia l’Italia» ha più risposte, perché si misura in modi diversi: l’età media (47,1), l’età mediana (49,1 anni al 1° gennaio 2025: metà dei residenti ha più anni di così), la quota di persone con 65 anni e più (24,7%) e l’indice di vecchiaia (circa 208 anziani ogni 100 persone sotto i 15 anni, un nostro calcolo su dati Eurostat). Con tutte le misure confrontabili tra paesi (mediana, quota di anziani, quota di giovani, indice di vecchiaia) l’Italia è prima tra i 27 paesi dell’Unione europea. Ma le misure non sono sinonimi, e nessuna di loro dice quanto siano «vecchi» gli anziani di oggi.

Grafico a linee, Italia 1960-2025: la quota di residenti con 0-14 anni scende dal 24,7% all'11,9%, quella con 65 anni e più sale dal 9,3% al 24,7%; le due linee si incrociano nel 1992 (15,5% contro 15,4%).
Nel 1992 gli anziani hanno superato i bambini. Fonte: Eurostat demo_pjanind (dati ISTAT), letta il 29/09/2026 · elaborazione Metron Journal.

Ogni tanto un titolo scrive che «l’Italia è il paese più vecchio d’Europa». È vero? La risposta breve è: nell’Unione europea a 27, sì, con tutte le misure confrontabili tra paesi (mediana, quota di anziani, quota di giovani, indice di vecchiaia). La risposta utile è un’altra: dipende da cosa si intende per «vecchio», e le misure in circolazione ne intendono cose diverse. Vediamole una per una, con i numeri delle fonti ufficiali.

Quattro misure, quattro domande

Misura Cosa calcola Italia UE-27 Riferimento e fonte
Età media La media aritmetica delle età di tutti i residenti 47,1 anni non confrontata qui 1° gennaio 2026 · ISTAT
Età mediana L’età che divide i residenti in due metà numericamente uguali 49,1 anni 44,9 anni 1° gennaio 2025 · Eurostat
Quota di persone 65+ Persone con almeno 65 anni, in percentuale dei residenti 24,7% 22,0% 1° gennaio 2025 · Eurostat
Indice di vecchiaia Persone di 65 anni e più ogni 100 persone di 0-14 anni 207,6 152,8 1° gennaio 2025 · calcolo Metron Journal su dati Eurostat

L’età media è la più citata e la più fraintesa. Una media aritmetica somma tutte le età e divide per il numero dei residenti: è sensibile a tutta la distribuzione, ma da sola non dice dove sta il grosso della popolazione. Al 1° gennaio 2026 l’ISTAT la stima in 47,1 anni (dato provvisorio). Un’età media può salire senza che ogni persona sia invecchiata più in fretta: cambia la composizione dei residenti, cioè quante persone ci sono a ciascuna età.

L’età mediana risponde a una domanda più concreta: qual è l’età della persona «in mezzo»? Nel 2025 in Italia è di 49,1 anni: metà dei residenti ha più di 49 anni e metà meno. Media e mediana misurano cose diverse: in una distribuzione simmetrica coincidono, in una asimmetrica di norma no. Per l’Italia i due valori che abbiamo hanno date di riferimento diverse (mediana Eurostat al 1° gennaio 2025: 49,1 anni; media ISTAT al 1° gennaio 2026: 47,1 anni), quindi non li confrontiamo punto per punto. È la stessa lezione della differenza tra media e mediana, applicata alla popolazione.

La quota di over 65 dice quanto pesano gli anziani sul totale: 24,7% in Italia al 1° gennaio 2025, contro il 22,0% dell’UE-27. Nelle stime ISTAT al 1° gennaio 2026 gli over 65 sono 14 milioni 821 mila, il 25,1% dei residenti: un italiano su quattro.

L’indice di vecchiaia confronta due estremi: gli anziani (65+) e i giovanissimi (0-14). Si calcola come 65+ diviso 0-14, per 100. Con le quote Eurostat del 2025 (24,7 e 11,9) viene 207,6: ci sono più di due persone di 65 anni e più per ogni persona sotto i 15. Con le popolazioni ISTAT al 1° gennaio 2026 (14.821.000 e 6.852.000) viene circa 216. Le due cifre non sono in contraddizione: riferiscono a due date diverse, a distanza di un anno, e la seconda è ottenuta da popolazioni arrotondate alle migliaia.

Come è cambiata l’Italia, dal 1960

Nel 1960 l’Italia aveva 24,7 giovani (0-14 anni) ogni 100 residenti e 9,3 anziani (65+): l’indice di vecchiaia era 37,7, cioè meno di un anziano ogni due bambini. L’età mediana era 31,2 anni. Nel 1990 l’indice era 87,5. Nel 1992 le due quote si sono incrociate: 15,5% di anziani, 15,4% di giovani, indice appena sopra 100. Da allora la forbice si è solo allargata: nel 2025 gli anziani sono il 24,7% e i giovani l’11,9%, l’indice è 207,6, oltre cinque volte quello del 1960, e l’età mediana è salita di 17,9 anni (da 31,2 a 49,1).

Anno (1° gennaio) Età mediana Quota 0-14 Quota 65+ Indice di vecchiaia (calcolato)
1960 31,2 24,7% 9,3% 37,7
1980 33,8 22,6% 13,1% 58,0
1990 36,9 16,8% 14,7% 87,5
2000 40,1 14,3% 18,1% 126,6
2010 43,3 14,1% 20,4% 144,7
2020 47,2 13,0% 23,2% 178,5
2025 49,1 11,9% 24,7% 207,6

Fonte: Eurostat, tabella demo_pjanind (dati ISTAT), letta il 29/09/2026. L’indice di vecchiaia è calcolato da Metron Journal a partire dalle quote.

L’Italia è prima nell’Unione europea. Con quanto margine?

Sui 27 paesi dell’UE, al 1° gennaio 2025, l’Italia è prima con tutte le misure che abbiamo confrontato: età mediana, quota di 65+, quota di 0-14 anni più bassa (11,9%) e indice di vecchiaia. L’età media aritmetica non è confrontata perché qui non abbiamo una serie omogenea per tutti i paesi. Il margine però cambia da una misura all’altra.

Paese Età mediana Quota 0-14 Quota 65+ Indice di vecchiaia (calcolato)
Italia 49,1 11,9% 24,7% 207,6
Bulgaria 47,3 14,0% 24,0% 171,4
Portogallo 47,3 12,6% 24,3% 192,9
Grecia 47,2 12,8% 23,7% 185,2
Germania 45,5 13,9% 22,7% 163,3
Irlanda (la più giovane) 39,6 18,5% 15,7% 84,9
UE-27 44,9 14,4% 22,0% 152,8

Fonte: Eurostat, tabella demo_pjanind, 1° gennaio 2025, letta il 29/09/2026. Tutti i 27 paesi sono nel CSV scaricabile.

Sull’età mediana il distacco dal secondo posto è ampio: 49,1 contro 47,3 (Bulgaria e Portogallo), quasi due anni. Sulla quota di over 65 è stretto: 24,7% contro il 24,3% del Portogallo. Sui giovani, l’Italia ha la quota più bassa (11,9%) ma Malta è a 12,1%. Il primato c’è, ma non è uguale su tutti i fronti. E non abbiamo verificato cosa succeda fuori dall’Unione europea, dove altre fonti (Nazioni Unite, uffici statistici nazionali) coprono paesi che qui non sono confrontati: per questo il titolo si chiede se l’Italia sia il più vecchio d’Europa, e la risposta verificata è per l’Unione europea.

Un dettaglio che l’indice di vecchiaia nasconde: Malta ha una quota di giovani bassa quasi come l’Italia (12,1%), ma ha pochi anziani (18,4%), e il suo indice (152,1) è quasi uguale alla media UE-27 (152,8). Un indice alto può nascere da tanti anziani, da pochi giovani, o da entrambi. In Italia contano entrambi: dal 2010 al 2025 gli over 65 sono passati dal 20,4% al 24,7% (+4,3 punti) e i giovani dal 14,1% all’11,9% (−2,2 punti).

Cosa NON dicono queste misure

Non dicono quanto siano «vecchie» le persone di 65 anni. La soglia dei 65 è una convenzione fissa. L’ISTAT, nel suo report, propone un esercizio: se si prendesse come riferimento la speranza di vita residua a 65 anni degli uomini nel 1960 (13,1 anni), nel 2025 sarebbero considerati anziani gli uomini di 74 anni e le donne di 77, e la quota di popolazione anziana sarebbe solo del 12,3% invece del 24,7%. Non è una «verità alternativa»: è un modo di ricordare che la stessa soglia numerica, a distanza di sessant’anni, non descrive la stessa fase della vita.

Non dicono perché. Le misure descrivono uno stato, non le sue cause. La struttura per età è il risultato di più fattori messi insieme: quanti bambini nascono (vedi natalità e fecondità), quanto si vive, quante persone arrivano o se ne vanno. Un solo numero non permette di dire quale fattore pesi di più.

Non dicono cosa succederà. L’età media di oggi è fotografia, non previsione. Le proiezioni demografiche sono un’altra cosa, con scenari e intervalli propri.

Non permettono confronti tra territori senza attenzione. L’età media di un territorio dipende dalla sua struttura per età: per confrontare tassi di mortalità o altri indicatori tra territori con età diverse serve la standardizzazione per età. Lo stesso vale, in senso inverso, per le misure di questo articolo: ci dicono quanto è vecchia una popolazione, non quanto stia bene.

Non sono tutte definitive. Le cifre ISTAT al 1° gennaio 2026 sono provvisorie, e il numero di residenti da cui derivano dipende da come si conta la popolazione. I dati Eurostat che usiamo sono ripubblicati dagli uffici statistici nazionali; per l’Italia sono quelli dell’ISTAT. Le cifre qui riportate sono quelle disponibili il 29/09/2026.

La regola, in una frase

Quando si legge «l’Italia è il paese più vecchio», la prima domanda è con quale misura (età media, mediana, quota di over 65, indice di vecchiaia) e rispetto a chi (UE-27, Europa, mondo): la risposta cambia il margine, e a volte il primato.

Come è stato misurato

Le cifre italiane al 1° gennaio 2026 vengono dal report ISTAT Indicatori demografici — Anno 2025 (31/03/2026), che le dà come provvisorie. Le serie storiche, il confronto europeo e le quote al 1° gennaio 2025 vengono dalla tabella Eurostat demo_pjanind, interrogata via API il 29/09/2026 (per l’Italia sono dati ISTAT ripubblicati). L’età mediana, la quota di 65+ e la quota di 0-14 sono indicatori pubblicati da Eurostat. L’indice di vecchiaia è un calcolo di Metron Journal (65+ ogni 100 persone 0-14, sulle quote Eurostat) e il codice per rifarlo è nello script dati_eta_vecchiaia.py; i tre file CSV scaricabili permettono di ricalcolarlo. Le cifre Eurostat sono arrotondate a un decimale, quindi l’indice calcolato da esse ha un margine di arrotondamento di circa un punto.

Domande frequenti

Qual è l’età media degli italiani?

Al 1° gennaio 2026 è di 47,1 anni secondo la stima provvisoria dell’ISTAT. L’età mediana, cioè quella che divide i residenti in due metà uguali, era di 49,1 anni al 1° gennaio 2025 (Eurostat).

Cos’è l’indice di vecchiaia e come si calcola?

È il rapporto tra le persone di 65 anni e più e le persone di 0-14 anni, moltiplicato per 100. Con le quote Eurostat al 1° gennaio 2025 (24,7% e 11,9%) per l’Italia viene 207,6: oltre due anziani ogni giovane sotto i 15 anni. È un calcolo di Metron Journal su dati Eurostat; nella UE-27 lo stesso calcolo dà 152,8.

L’Italia è il paese più vecchio d’Europa?

Nell’Unione europea a 27, sì: al 1° gennaio 2025 è prima per età mediana (49,1 anni contro 44,9 dell’UE), per quota di over 65 (24,7% contro 22,0%), per quota di giovani più bassa (11,9%) e per indice di vecchiaia calcolato. Il confronto con i paesi europei fuori dall’Unione non è stato verificato in questo articolo.

Perché età mediana ed età media possono differire?

Perché misurano due cose diverse: la media somma tutte le età e divide per il numero dei residenti, la mediana è l’età che lascia metà dei residenti sopra e metà sotto. In una distribuzione simmetrica coincidono, in una asimmetrica di norma no. Per l’Italia i valori disponibili hanno date diverse (mediana 49,1 anni, Eurostat, 1° gennaio 2025; media 47,1 anni, ISTAT, stima provvisoria al 1° gennaio 2026) e non vanno confrontati punto per punto.

Da quale età si è «anziani» in statistica?

Le statistiche ufficiali usano di norma 65 anni, una soglia convenzionale. L’ISTAT ha mostrato che, tenendo fissa la speranza di vita residua degli uomini a 65 anni nel 1960 (13,1 anni), nel 2025 la soglia sarebbe 74 anni per gli uomini e 77 per le donne, e gli anziani il 12,3% della popolazione invece del 24,7%.

Fonti