Grafico a barre: variazione media annua dei prezzi IPCA in Italia, affitti effettivi e indice generale, 2015-2025 e settembre 2026. Affitti tra 0,0% e 0,4% fino al 2021, 3,2% nel 2024 e 3,8% nel 2025 contro 1,1% e 1,6% dell'indice generale; a settembre 2026 3,4% contro 4,2%.

Caro affitti per i fuorisede: cosa dice (e non dice) il prezzo medio di una stanza

In breve. Nell’anno accademico 2024/25 il 20,7% degli iscritti alle università italiane (non telematiche) studia in una regione diversa da quella in cui risiede: 333.328 studenti su 1.607.860 (MUR). Se il confine è la provincia della scuola superiore, la quota sale al 53,5%. Sugli affitti, l’unico indice ufficiale dice che a settembre 2026 sono aumentati del 3,4% in un anno, meno dell’indice generale dei prezzi (4,2%), dopo due anni in cui erano saliti più dell’inflazione. Nessuno di questi numeri è «il prezzo di una stanza»: quel dato, in Italia, una statistica ufficiale non lo pubblica.

Che cosa dice il dato: quanti sono i fuorisede

La domanda sembra semplice. La risposta dipende da dove si mette il confine.

L’Ufficio di statistica del Ministero dell’università (MUR-USTAT) pubblica gli iscritti incrociando dove risiedono e dove studiano (la sede didattica del corso, non la sede legale dell’ateneo). Con due confini diversi si ottengono due numeri molto diversi:

Anno accademico Iscritti (residenti in Italia) Studiano in un’altra regione Quota Studiano in un’altra provincia (rispetto alla scuola superiore)
2010/11 1.810.521 317.344 17,5% 49,3%
2015/16 1.557.618 304.594 19,6% 51,6%
2021/22 1.589.419 347.213 21,8% 54,6%
2024/25 1.607.860 333.328 20,7% 53,5%
2025/26 (provvisorio) 1.628.293 326.657 20,1% n.d.

Fonte: MUR-USTAT, open data «Iscritti», file 14b e 14c. Esclusi gli iscritti alle università telematiche, i residenti all’estero e chi non ha indicato la regione. Elaborazione Metron Journal. → scarica la serie completa in CSV

Uno studente su cinque studia fuori regione; più di uno su due fuori dalla provincia in cui ha fatto le superiori. La quota fuori regione è salita dal 17,5% del 2010/11 al 21,8% del 2021/22 e del 2022/23, e da allora scende un po’: 20,7% nel 2024/25, 20,1% nel dato provvisorio del 2025/26. Nel 2024/25 tra le due quote ci sono quasi 33 punti percentuali (su cosa sia un punto percentuale: percentuali e punti percentuali); le basi sono un po’ diverse, perché nel secondo conto mancano anche gli iscritti con il diploma preso all’estero.

Il numero più grande non è «più vero». Dentro il 53,5% c’è anche chi fa ogni giorno 30 chilometri in treno e dorme a casa. Dentro il 20,7% c’è chi ha attraversato un confine regionale, che può voler dire Bari-Milano o Pesaro-Rimini.

Dove vanno

Lo stesso file permette di fare il saldo: per ogni regione, gli studenti che arrivano da fuori meno i residenti che vanno a studiare altrove.

Regione Iscritti nelle sedi della regione di cui da altre regioni Residenti che studiano fuori regione Saldo
Emilia-Romagna 158.700 66.110 17.559 +48.551
Lazio 216.470 47.819 15.989 +31.830
Lombardia 256.895 57.106 31.963 +25.143
Piemonte 120.768 30.788 17.298 +13.490
Toscana 108.395 23.897 14.019 +9.878
Campania 161.073 6.530 28.005 −21.475
Sicilia 113.118 5.322 30.139 −24.817
Puglia 84.532 4.485 37.673 −33.188

Anno accademico 2024/25. Fonte: MUR-USTAT, file 14b. Le cinque regioni con il saldo più alto e le tre con il saldo più basso; tutte le 21 regioni e province autonome nel CSV. Elaborazione Metron Journal. → scarica il saldo per regione in CSV

In Emilia-Romagna il 41,7% degli iscritti nelle sedi della regione (66.110 su 158.700) risiede in un’altra regione. All’opposto, la Basilicata: il 73,4% dei suoi residenti iscritti all’università studia fuori regione (11.855 su 16.156). Il flusso va soprattutto da Sud verso Centro-Nord, coerente con il divario che abbiamo misurato in Nord e Sud: quanto è grande il divario dipende dal metro. I dati contano i flussi; non dicono perché ciascuno studente parte, e attribuire il saldo a una sola causa sarebbe un errore (vedi correlazione e causazione).

Che cosa dice il dato: quanto sono saliti gli affitti

L’unico indice ufficiale dei canoni d’affitto è dentro l’indice dei prezzi al consumo. Nella versione armonizzata europea (IPCA), pubblicata da Eurostat, la voce si chiama «affitti effettivi per abitazione».

Grafico a barre: variazione media annua dei prezzi IPCA in Italia, affitti effettivi e indice generale, 2015-2025 e settembre 2026. Affitti tra 0,0% e 0,4% fino al 2021, 3,2% nel 2024 e 3,8% nel 2025 contro 1,1% e 1,6% dell'indice generale; a settembre 2026 3,4% contro 4,2%.
Prezzi al consumo armonizzati (IPCA), Italia: affitti effettivi per abitazione e indice generale, variazione media annua % 2015-2025 e variazione tendenziale di settembre 2026. Fonte: Eurostat, prc_hicp_ainr e prc_hicp_minr · elaborazione Metron Journal.
Periodo Affitti, Italia Indice generale, Italia Affitti, area euro Indice generale, area euro
2022 (media annua) +1,1% +8,7% +1,7% +8,4%
2023 (media annua) +2,5% +5,9% +2,7% +5,4%
2024 (media annua) +3,2% +1,1% +2,9% +2,4%
2025 (media annua) +3,8% +1,6% +2,9% +2,1%
Settembre 2026 (sull’anno prima) +3,4% +4,2% +2,6% +3,8%
Indice settembre 2026 (2015 = 100) 117,1 130,3 122,68 134,31

Fonte: Eurostat, prc_hicp_ainr e prc_hicp_minr (classificazione COICOP 2018: CP041 e totale), lettura del 22/10/2026. → scarica la serie 2015-2026 in CSV

Tre cose emergono. Dal 2015 al 2021 gli affitti in Italia sono rimasti quasi fermi: tra lo 0,0% e lo 0,4% l’anno. Nel 2024 e nel 2025 sono saliti più dei prezzi in generale (3,8% contro 1,6% nel 2025). E nel lungo periodo sono comunque cresciuti meno: rispetto alla media del 2015, a settembre 2026 l’indice degli affitti è a 117,1, quello generale a 130,3. Cioè +17,1% contro +30,3% (come si leggono questi numeri: numeri indice e base 100).

Questo sembra in contraddizione con l’esperienza di chi cerca una stanza a Bologna o a Milano. Non lo è: le due cose misurano oggetti diversi.

Come è stato misurato

  • Gli affitti nell’indice dei prezzi. Da gennaio 2022 l’ISTAT calcola i canoni delle abitazioni di privati con i dati amministrativi della banca dati delle locazioni dell’Agenzia delle Entrate (Osservatorio del mercato immobiliare). La banca dati contiene i nuovi contratti registrati nel mese; per l’inflazione l’ISTAT usa «soltanto quelli che risultano stipulati da privati» per abitazioni di categoria catastale A2, A3 e A4 (civile, economico, popolare). Dopo i controlli, scrive l’ISTAT, «sono circa un milione e mezzo i canoni d’affitto utilizzabili ogni mese per il calcolo dell’indice; parte di questi si riferiscono ad abitazioni in affitto da tempo e, se del caso, vengono rivalutati sulla base dell’indice FOI» (nota informativa sul paniere 2026, nota metodologica). Le abitazioni sono divise in gruppi per zona, tipo di contratto (ordinario o agevolato), durata (lungo o transitorio) e superficie.
  • Quanto pesano. Gli affitti pagati ai privati valgono il 2,9% del paniere 2026. Riguardano il 17,8% delle famiglie italiane (indagine EU-SILC 2024, citata dall’ISTAT).
  • Il conteggio dei fuorisede. Il MUR incrocia, per ogni iscritto, la regione di residenza con la regione della sede del corso (file 14b), e la provincia della scuola superiore con la provincia della sede (file 14c). Sono esclusi gli iscritti alle università telematiche e le combinazioni con meno di 7 iscritti (14b) o meno di 5 (14c). Abbiamo tolto anche i residenti all’estero e chi non ha indicato la regione. Il 2025/26 è provvisorio.

Cosa NON dice questo dato

  • Non è il prezzo di una stanza. Un indice dice di quanto è cambiato un prezzo, non quanto costa. Da 117,1 non si ricava un canone in euro.
  • Non è il mercato delle stanze per studenti. L’indice copre i canoni di abitazioni di privati in tutta Italia, nelle città universitarie e altrove, e secondo l’ISTAT comprende anche canoni di abitazioni affittate da tempo, rivalutati con l’indice FOI. Chi cerca casa oggi nelle città che attraggono più studenti paga i prezzi dei nuovi contratti in quelle città: un mercato più piccolo, che può muoversi molto più in fretta della media nazionale.
  • I contratti non registrati non ci sono. La fonte è la banca dati dei contratti registrati all’Agenzia delle Entrate. Un affitto in nero non compare, per definizione.
  • Il «prezzo medio di una stanza» dei portali è un’altra cosa. I numeri che escono a ogni settembre vengono dagli annunci dei portali immobiliari: sono prezzi chiesti, non pagati, e dipendono da quali annunci vengono pubblicati quel mese. È un’informazione utile sul mercato, ma non una misura statistica; su questo sito non li usiamo come dato.
  • Fuorisede non vuol dire in affitto. Un fuorisede può fare il pendolare, vivere da parenti o in una residenza universitaria. I file del MUR non dicono quanti paghino un affitto, né quanto.
  • La residenza non coincide con la casa. Chi ha spostato la residenza nella città dove studia, nei dati risulta «in sede». Chi la tiene a casa dei genitori risulta fuorisede anche se vive lì da anni. Per la stessa ragione gli studenti che non cambiano residenza non compaiono nelle statistiche sui traslochi e le migrazioni interne.

Il contesto: in Italia si esce di casa tardi

Due indicatori Eurostat aiutano a leggere i numeri, senza spiegarli da soli:

Indicatore (2025) Italia UE-27
Età media stimata di uscita dalla famiglia d’origine 30,2 anni 26,3 anni
Persone 18-24 anni in famiglie che spendono per la casa più del 40% del reddito disponibile 3,8% 10,1%
Persone 25-29 anni, stessa misura 4,7% 9,5%

Fonte: Eurostat, yth_demo_030 e ilc_lvho07a, lettura del 22/10/2026. → scarica in CSV

La seconda riga sembra dire che i giovani italiani pagano poco per la casa. Ma la misura riguarda la famiglia in cui il giovane vive: con un’età di uscita intorno ai 30 anni, la gran parte dei 18-24enni vive con i genitori, e il costo della casa è quello della famiglia d’origine. Il dato basso è compatibile con questa lettura; da solo non la dimostra, e non misura le difficoltà di chi è andato a vivere fuori.

La regola, in una frase

Davanti a «i fuorisede sono X» chiedete quale confine (regione o provincia, residenza o scuola); davanti a «gli affitti sono saliti del Y%» chiedete quali contratti (tutti quelli in corso, i nuovi contratti, o gli annunci).

Domande frequenti

Quanti sono gli studenti universitari fuorisede in Italia?

Dipende dalla definizione. Nell’anno accademico 2024/25, secondo il MUR, 333.328 iscritti alle università non telematiche studiano in una regione diversa da quella di residenza: il 20,7% degli iscritti residenti in Italia. Se si considera la provincia della scuola superiore, la quota di chi studia altrove è del 53,5%, ma include anche i pendolari.

Di quanto sono aumentati gli affitti in Italia?

Secondo l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Eurostat), gli affitti effettivi per abitazione sono aumentati del 3,4% tra settembre 2025 e settembre 2026, contro il 4,2% dell’indice generale. Nella media del 2025 erano saliti del 3,8%, contro l’1,6% dei prezzi in generale.

L’indice ISTAT degli affitti misura il prezzo delle stanze per studenti?

No. Misura la variazione dei canoni dei contratti registrati all’Agenzia delle Entrate per abitazioni di privati in tutta Italia; secondo l’ISTAT una parte dei canoni riguarda abitazioni affittate da tempo. Non dà un prezzo in euro e non distingue il mercato delle stanze nelle città universitarie.

Da dove vengono i prezzi medi delle stanze che si leggono sui giornali?

Di solito dagli annunci dei portali immobiliari. Sono prezzi chiesti dai proprietari, non canoni pagati, e dipendono da quali annunci sono pubblicati in quel periodo. Sono informazioni di mercato, non statistiche ufficiali.

Quali regioni attraggono più studenti da fuori?

Nel 2024/25 il saldo più alto è dell’Emilia-Romagna (+48.551 tra studenti arrivati da altre regioni e residenti partiti), seguita da Lazio (+31.830) e Lombardia (+25.143). I saldi più negativi sono di Puglia (−33.188), Sicilia (−24.817) e Campania (−21.475). Fonte: MUR-USTAT.

Fonti