Reddito o ricchezza: perché la disuguaglianza cambia faccia
In breve. Quanto è diseguale l’Italia? Dipende da cosa misuri. Se guardi il reddito — quello che entra ogni anno — l’indice di Gini è 31 su 100 e il 10% più ricco riceve il 24% del totale: meno della metà più povera messa insieme. Se guardi la ricchezza — quello che si possiede, case e risparmi meno i debiti — il Gini sale a 72, il 10% più ricco possiede il 60,6% del totale e il 5% più ricco, da solo, ne possiede la metà (50,25%). Non è una contraddizione: reddito e ricchezza sono grandezze diverse, misurate in modo diverso, e la ricchezza risulta più concentrata del reddito in tutti i 21 paesi europei per cui la BCE pubblica gli stessi conti. Ecco i due numeri, da dove vengono, e perché la differenza non è un dettaglio tecnico ma la cosa più importante da sapere quando si parla di disuguaglianza.

«L’Italia è un paese diseguale?» è una domanda che sembra averne dentro una sola. In realtà ne contiene almeno due, e le risposte non si somigliano. La prima riguarda un flusso: quanto entra, ogni anno, nelle tasche di ciascuno — stipendi, affitti incassati, più i trasferimenti pubblici come pensioni e sussidi, al netto delle imposte. La seconda riguarda uno stock: quanto ciascuna famiglia possiede in un dato momento — case, terreni, depositi, titoli, fondi — meno i debiti. La prima si chiama reddito, la seconda ricchezza netta, e confonderle è uno degli errori più comuni nel dibattito pubblico: «i più ricchi» di reddito e «i più ricchi» di patrimonio sono due classifiche diverse, con gradi di concentrazione diversissimi.
I due numeri, fianco a fianco
Per il reddito il riferimento è l’indagine europea EU-SILC pubblicata da Eurostat: nell’edizione 2025 (che rileva i redditi del 2024) l’indice di Gini del reddito disponibile equivalente in Italia è 31,0 su una scala 0-100, dove 0 è l’uguaglianza perfetta e 100 la concentrazione totale.
Per la ricchezza il riferimento sono i conti distributivi della ricchezza (Distributional Wealth Accounts, DWA) pubblicati dalla BCE, che per l’Italia partono dai dati raccolti dalla Banca d’Italia con l’indagine sui bilanci delle famiglie. Al quarto trimestre 2025 il Gini della ricchezza netta delle famiglie italiane è 72,2.
| Italia, ultimo dato disponibile | Reddito (persone, 2025) | Ricchezza netta (famiglie, IV trim. 2025) |
|---|---|---|
| Indice di Gini (0-100) | 31,0 | 72,2 |
| Quota del 10% più ricco | 24,0% | 60,6% |
| Quota del 5% più ricco | n.d. in tabella Eurostat | 50,25% |
| Quota del 50% meno ricco | 29,0% | 7,25% |
| Mediana | 22.062 € l’anno | 178.112 € |
| Media | 25.011 € l’anno | 452.527 € |
| Rapporto media/mediana | 1,13 | 2,54 |
Fonti: reddito Eurostat, EU-SILC, tabelle ilc_di12, ilc_di01, ilc_di03, edizione 2025 (redditi 2024), valori per persona in reddito equivalente; ricchezza BCE, conti distributivi DWA, 2025-Q4, valori per famiglia. Le due colonne non sono definite allo stesso modo: vedi sotto.
Tre letture, dalla tabella. Primo: nel reddito, la metà più povera della popolazione — messa insieme — riceve più del decimo più ricco: 29,0% contro 24,0%. Nella ricchezza il rapporto si capovolge e si sfigura: il decimo più ricco possiede 8,4 volte quello che possiede tutta la metà meno ricca (60,6% contro 7,25%). Secondo: al 5% più ricco delle famiglie fa capo la metà della ricchezza netta del paese (50,25%). Terzo: il rapporto tra media e mediana — la spia più semplice di una distribuzione sbilanciata verso l’alto — è 1,13 per il reddito e 2,54 per la ricchezza: la famiglia «media» possiede due volte e mezzo la famiglia «mediana», segno che la media è trascinata su da pochi patrimoni molto grandi.
Come sono misurati i due numeri
Il reddito viene dall’indagine campionaria EU-SILC, armonizzata a livello europeo: redditi familiari disponibili — cioè comprensivi dei trasferimenti pubblici ricevuti e al netto delle imposte versate — resi confrontabili tra famiglie di dimensione diversa con una scala di equivalenza e attribuiti alle persone. L’anno nell’etichetta è quello dell’indagine; i redditi sono dell’anno precedente (è la stessa convenzione che abbiamo documentato nel pezzo sulle tre serie del Gini italiano, per chi vuole i dettagli).
La ricchezza viene da una costruzione più recente e più elaborata. I conti distributivi DWA della BCE combinano due cose: l’indagine campionaria sui bilanci delle famiglie (HFCS, condotta in Italia dalla Banca d’Italia) e i conti finanziari nazionali, cioè i totali di attività e passività delle famiglie che la contabilità nazionale registra da tutt’altre fonti. L’indagine dà la forma della distribuzione, i conti nazionali dànno i totali a cui la distribuzione deve sommarsi. Il metodo, documentato in una nota metodologica pubblica, corregge anche la sottocopertura delle famiglie più ricche tipica di ogni indagine campionaria — le famiglie molto ricche sono poche, difficili da raggiungere e tendono a sottodichiarare — ed è il motivo per cui i valori DWA di concentrazione risultano più alti di quelli calcolati sulla sola indagine. La misura è per famiglia, non equivalizzata, trimestrale, e la BCE la classifica tra le statistiche sperimentali: più giovane e più rivedibile di una statistica consolidata.
Perché la ricchezza è più concentrata del reddito
Che la ricchezza sia più concentrata del reddito non è un’anomalia italiana. Nei 21 paesi europei coperti dai conti distributivi della BCE il Gini della ricchezza netta va, al quarto trimestre 2025, dal 55,6 della Slovacchia al 77,0 dell’Austria: anche il valore più basso supera largamente il Gini del reddito più alto che EU-SILC registra negli stessi paesi (35,6, Lettonia, edizione 2025), e in ciascuno dei 21 paesi il Gini della ricchezza è maggiore di quello del reddito. Le ragioni strutturali sono almeno quattro.
La ricchezza si accumula. Il reddito si misura anno per anno; la ricchezza è la sedimentazione di molti anni di risparmi, rendimenti e rivalutazioni. Chi può risparmiare di più accumula di più, e i patrimoni già grandi generano essi stessi reddito (interessi, dividendi, affitti) che torna ad accumularsi.
La ricchezza si eredita. Un patrimonio passa di generazione in generazione in un modo in cui uno stipendio non può passare. Le posizioni di partenza si trasmettono.
La ricchezza può essere zero, o negativa. Il reddito disponibile di una famiglia è raramente nullo; la ricchezza netta invece può esserlo — ed essere negativa, quando i debiti superano i beni, cosa non rara tra le famiglie giovani e in affitto. Una distribuzione che parte da sotto zero e arriva ai grandi patrimoni è aritmeticamente più distesa di una che parte da un reddito minimo positivo: è anche per questo che un Gini della ricchezza può superare 70 senza che nessuna definizione sia stata forzata.
Il ciclo di vita c’entra. In parte la disuguaglianza di ricchezza riflette l’età: a parità di tutto, un sessantenne ha avuto quarant’anni per accumulare, un trentenne dieci, quindi una parte della dispersione ci sarebbe anche in una società di redditi identici. Quanto pesi questa componente rispetto alle altre è una domanda di ricerca che questo pezzo non affronta: qui la segnaliamo senza quantificarla.
Quindici anni di serie: le due curve non si muovono insieme

La serie DWA per l’Italia parte dal 2010, e racconta una cosa che il solo dato del reddito non farebbe sospettare. La disuguaglianza dei redditi, misurata dal Gini EU-SILC, negli ultimi dieci anni ha oscillato in una banda stretta — tra 31,0 e 33,4 — senza una direzione netta. La concentrazione della ricchezza invece una direzione ce l’ha: la quota del decimo più ricco è passata dal 52,0% di fine 2010 al 60,6% di fine 2025, otto punti e mezzo in quindici anni, e il Gini della ricchezza da 66,4 a 72,2.
| Fine anno | Quota top 10% ricchezza | Quota 50% meno ricco | Ricchezza mediana (€ correnti) | Ricchezza media (€ correnti) |
|---|---|---|---|---|
| 2010 | 52,0% | 8,5% | 200.120 | 374.961 |
| 2015 | 57,1% | 7,2% | 168.340 | 366.987 |
| 2020 | 55,5% | 7,6% | 165.261 | 376.629 |
| 2025 | 60,6% | 7,25% | 178.112 | 452.527 |
Fonte: BCE, conti distributivi DWA, valori al quarto trimestre di ogni anno. Euro correnti: le variazioni nel tempo sono nominali, non corrette per l’inflazione.
Il dettaglio più eloquente della tabella è la coppia media-mediana. In quindici anni la ricchezza media delle famiglie è salita da 374.961 a 452.527 euro (+21% in euro correnti); la ricchezza mediana — quella della famiglia che sta esattamente a metà della classifica — è scesa da 200.120 a 178.112 euro. Attenzione a come si legge: è un calo nominale dell’11%, non corretto per l’inflazione — in termini di potere d’acquisto il calo è più ampio, perché nel frattempo i prezzi sono saliti. Quando la media sale e la mediana scende, la distribuzione si sta allargando verso l’alto: è esattamente il caso in cui la media, da sola, mente.
Cosa questi numeri non dicono
I due Gini non si sottraggono. Scrivere «la disuguaglianza di ricchezza supera quella di reddito di 41 punti» sarebbe un abuso: le due misure poggiano su unità diverse (persone con reddito equivalente da un lato, famiglie senza equivalenza dall’altro), su fonti diverse (indagine armonizzata da un lato, conti derivati dall’altro) e su definizioni diverse. Il confronto corretto è di ordine di grandezza. Ed è per non dipendere dal confronto tra fonti che questo pezzo si appoggia anche alle verifiche interne a ciascuna: dentro i soli dati BCE, il decimo più ricco possiede 8,4 volte la metà meno ricca e la media è 2,5 volte la mediana; dentro i soli dati Eurostat, il decimo più ricco riceve meno della metà più povera e la media supera la mediana di appena il 13%. Sono due fotografie coerenti tra loro, scattate ciascuna con la propria macchina.
«Sperimentale» va preso sul serio. I DWA sono statistiche giovani, costruite con un modello, soggette a revisioni più ampie di una statistica consolidata. La direzione della serie (concentrazione in aumento) è robusta; il singolo decimale non va sovrainterpretato.
La ricchezza qui è quella delle famiglie residenti, come la registrano indagine e conti nazionali: la ricchezza detenuta all’estero e non dichiarata, per definizione, sfugge — e la letteratura indica che si concentra in alto. Se un errore c’è, è più probabilmente di sottostima della concentrazione che di sovrastima.
Un Gini solo, comunque, non basta. Due distribuzioni diverse possono dare lo stesso indice: per capire dove sta la disuguaglianza servono le quote — chi ha quanto — e, per il reddito, misure complementari come S80/S20, Palma e Theil. E per il quadro d’insieme sul reddito in Italia c’è il nostro pezzo pilastro.
Il dato scaricabile: serie annuale 2010-2025, reddito e ricchezza affiancati (CSV) — Gini, quote, medie e mediane, con le fonti in intestazione.
Nota sulla disponibilità dei dati: tutte le serie sono state scaricate dalle API ufficiali il 21 agosto 2026. L’ultima osservazione pubblicata è il quarto trimestre 2025 per i conti DWA della BCE e l’edizione 2025 (redditi 2024) per EU-SILC, i cui dati Eurostat ha aggiornato l’8 giugno 2026 (ilc_di12, ilc_di03) e il 27 luglio 2026 (ilc_di01).
Domande frequenti
Qual è la differenza tra reddito e ricchezza?
Il reddito è un flusso: quello che entra in un anno (stipendi, rendite, trasferimenti pubblici come le pensioni), al netto delle imposte. La ricchezza netta è uno stock: tutto ciò che una famiglia possiede in un dato momento — immobili, depositi, titoli — meno i debiti. Le due grandezze sono legate ma distinte: si può avere un buon reddito e nessun patrimonio, o un grande patrimonio e un reddito modesto.
Quanto è concentrata la ricchezza in Italia?
Secondo i conti distributivi della BCE (dati al quarto trimestre 2025), il 10% più ricco delle famiglie possiede il 60,6% della ricchezza netta e il 5% più ricco da solo ne possiede il 50,25%, cioè la metà. Alla metà meno ricca delle famiglie resta il 7,25%. L’indice di Gini della ricchezza netta è 72,2 su 100.
E il reddito è distribuito allo stesso modo?
No, il reddito è molto meno concentrato: il 10% più ricco riceve il 24,0% del reddito totale (Eurostat, EU-SILC 2025) — meno del 29,0% che va, nel complesso, alla metà più povera della popolazione. L’indice di Gini del reddito è 31,0, meno della metà di quello della ricchezza.
I due indici di Gini (31 e 72) si possono confrontare direttamente?
Con cautela. Sono costruiti su unità diverse (persone per il reddito, famiglie per la ricchezza), con definizioni diverse e da fonti diverse, quindi la differenza esatta non ha significato. Quello che il confronto dice in modo robusto è l’ordine di grandezza: la ricchezza risulta molto più concentrata del reddito in Italia e in tutti i 21 paesi europei per cui la BCE pubblica i conti distributivi.
Da dove vengono questi dati e quanto sono affidabili?
Il reddito viene dall’indagine europea EU-SILC (Eurostat); la ricchezza dai conti distributivi DWA della BCE, che combinano l’indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia con i conti finanziari nazionali. I DWA sono classificati dalla BCE come statistiche sperimentali: la direzione delle serie è robusta, i singoli decimali possono essere rivisti.
Fonti
- Eurostat, Gini coefficient of equivalised disposable income — tabella
ilc_di12, EU-SILC, edizione 2025 (redditi 2024). Tabella aggiornata da Eurostat l’8 giugno 2026; consultata via API il 21/08/2026. - Eurostat, Distribution of income by quantiles — tabella
ilc_di01(quote di reddito per decile). Tabella aggiornata da Eurostat il 27 luglio 2026; consultata via API il 21/08/2026. - Eurostat, Mean and median income — tabella
ilc_di03. Tabella aggiornata da Eurostat l’8 giugno 2026; consultata via API il 21/08/2026. - BCE, Distributional Wealth Accounts (DWA) — dataset DWA, serie per l’Italia e per gli altri 20 paesi coperti: Gini, quote top 5/10% e bottom 50%, media e mediana della ricchezza netta, 2010-Q4→2025-Q4. Statistiche sperimentali, pubblicazione trimestrale. Consultate via API il 21/08/2026 (ultima osservazione disponibile: 2025-Q4).
- BCE, DWA Methodological note (PDF) — come i conti distributivi combinano indagine HFCS e conti nazionali, incluso l’aggiustamento per la sottocopertura delle famiglie più ricche.
- Banca d’Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie italiane — la fonte campionaria italiana su cui poggia la componente d’indagine dei DWA.




