Nord e Sud: quanto è grande il divario dipende dal metro
In breve. «Il Sud è a metà del Nord.» Vero con un metro, falso con un altro. Nei dati Eurostat, il PIL pro capite del Nord-Ovest (46.100 euro nel 2024) è 1,9 volte quello delle Isole (24.500); il reddito disponibile per abitante scende a 1,5 volte (25.700 contro 16.900 euro del Sud); il tasso di occupazione 20-64 distanzia Nord-Est e Isole di 22 punti (76,0% contro 54,1%); la quota di persone a rischio di povertà è 3,8 volte più alta nelle Isole che nel Nord-Est (35,4% contro 9,4%). Cinque indicatori, cinque divari. E una tendenza sola: il PIL pro capite del Mezzogiorno vale fra il 54,9% e il 57,5% di quello del Centro-Nord in ogni anno dal 2000 al 2024, senza mai uscire da quella fascia — mentre il reddito disponibile è passato dal 64% al 70%. Ecco i numeri per le cinque ripartizioni e le 21 regioni, e le istruzioni per non confonderli.

Del divario fra Nord e Sud si parla come di una quantità nota — «il Sud è a metà», «il divario si allarga», «il divario si chiude». Ma un divario è una differenza fra due misure, e la misura scelta decide quanto è grande e in che direzione si muove. Il PIL per abitante, il reddito delle famiglie, il lavoro, la povertà rispondono a domande diverse, e i loro divari non coincidono — così come, a livello nazionale, reddito e ricchezza danno due disuguaglianze diverse. Il metodo è lo stesso che abbiamo usato per l’Italia nel confronto europeo: mettere i metri uno accanto all’altro e vedere dove concordano e dove no. Qui i metri sono cinque, tutti Eurostat, tutti regionali.
Cinque metri, cinque divari
La tabella mette in fila le cinque ripartizioni statistiche (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole) su cinque indicatori. Il PIL e il reddito sono del 2024, ultimo anno disponibile nei conti regionali; occupazione, povertà e AROPE sono del 2025.
| Ripartizione | PIL pro capite (€, 2024) | PIL pro capite (PPS, UE-27 = 100) | Reddito disponibile per abitante (€, 2024) | Occupazione 20-64 (%, 2025) | A rischio di povertà (%, 2025) | AROPE (%, 2025) |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Nord-Ovest | 46.100 | 121 | 25.700 | 74,8 | 11,2 | 14,3 |
| Nord-Est | 43.600 | 114 | 24.600 | 76,0 | 9,4 | 11,3 |
| Centro | 40.000 | 105 | 22.700 | 72,2 | 15,1 | 18,5 |
| Sud | 25.100 | 66 | 16.900 | 54,2 | 30,5 | 37,4 |
| Isole | 24.500 | 64 | 17.300 | 54,1 | 35,4 | 40,5 |
| Italia | 37.300 | 98 | 22.000 | 67,6 | 18,6 | 22,6 |
Il divario più grande e quello più piccolo, per ciascun metro, danno cinque risposte alla stessa domanda:
- PIL pro capite: il Nord-Ovest produce 1,88 volte le Isole per abitante (46.100 contro 24.500 euro). In PPS, cioè sulla scala in cui l’aggregato UE-27 vale 100, il Nord-Ovest sta a 121 e le Isole a 64.
- Reddito disponibile delle famiglie per abitante: il Nord-Ovest sta a 1,52 volte il Sud (25.700 contro 16.900 euro). Il divario si restringe sensibilmente rispetto al PIL.
- Occupazione 20-64: Nord-Est 76,0%, Isole 54,1% — 21,9 punti percentuali di distanza. Qui il rapporto (1,4 volte) dice poco: per i tassi conta la differenza in punti.
- Rischio di povertà: Isole 35,4%, Nord-Est 9,4% — 3,77 volte, ovvero 26,0 punti.
- AROPE (a rischio di povertà o esclusione sociale): Isole 40,5%, Nord-Est 11,3% — 3,58 volte, 29,2 punti.
Il divario, insomma, è «1,5 volte» o «3,8 volte» a seconda che si misuri il reddito o la povertà; e per il lavoro non è un rapporto ma una distanza di 22 punti. Nessuna di queste cifre è sbagliata. Sono risposte a domande diverse.
Perché il PIL dice 1,9 e il reddito dice 1,5
I due metri monetari misurano cose diverse per definizione. Il PIL pro capite è il valore di ciò che viene prodotto nel territorio, diviso per chi ci abita: è una misura della capacità produttiva localizzata. Il reddito disponibile delle famiglie è ciò che i residenti hanno effettivamente in tasca dopo imposte e contributi, e dopo aver ricevuto pensioni e altri trasferimenti pubblici, redditi da capitale e redditi da lavoro guadagnati anche altrove. Fra il primo e il secondo stanno, per costruzione dei conti nazionali, la redistribuzione fiscale e previdenziale e i flussi di reddito che attraversano i confini regionali.
È per questo che i due rapporti non coincidono, e non è un dettaglio da nota a piè di pagina: chi dice «il Sud è a metà del Nord» sta parlando di produzione, non del reddito delle famiglie, che nel 2024 è a poco meno di due terzi. Dire quale dei due sia «il divario vero» è una scelta di domanda, non di dato.
Venticinque anni: la produzione non converge, il reddito un po’ sì
Le serie dei conti regionali permettono di seguire il rapporto fra Mezzogiorno (Sud + Isole) e Centro-Nord (Nord-Ovest + Nord-Est + Centro) dal 2000. I due aggregati sono calcolati dai totali — PIL e reddito complessivi divisi per la popolazione complessiva — non dalla media dei valori delle ripartizioni, che peserebbe allo stesso modo territori di dimensioni molto diverse.
| Anno | PIL pro capite Centro-Nord (€) | PIL pro capite Mezzogiorno (€) | Mezzogiorno / Centro-Nord (PIL) | Mezzogiorno / Centro-Nord (reddito disponibile) |
|---|---|---|---|---|
| 2000 | 26.006 | 14.488 | 55,7% | 63,9% |
| 2004 | 29.878 | 16.701 | 55,9% | 64,6% |
| 2008 | 32.725 | 18.477 | 56,5% | 65,2% |
| 2012 | 31.853 | 18.122 | 56,9% | 66,7% |
| 2016 | 33.449 | 18.526 | 55,4% | 66,9% |
| 2020 | 33.004 | 18.429 | 55,8% | 69,2% |
| 2024 | 43.554 | 24.870 | 57,1% | 69,7% |
Sul PIL pro capite il rapporto sta fra il 54,9% (2018) e il 57,5% (2009) per tutti i venticinque anni: parte dal 55,7% nel 2000 e arriva al 57,1% nel 2024. Non c’è una tendenza che il grafico possa mostrare: c’è una fascia di poco più di due punti e mezzo (dal 54,9% al 57,5%) dentro cui il rapporto oscilla. Il Mezzogiorno produce per abitante poco più della metà del Centro-Nord nel 2000, e poco più della metà nel 2024.
Sul reddito disponibile per abitante il rapporto si muove: dal 63,9% del 2000 al 69,7% del 2024, quasi sei punti in più, con il passaggio più marcato fra il 2019 e il 2020 (da 67,6% a 69,2%). La distanza fra le due linee — il reddito che si avvicina più della produzione — è misurata, non spiegata: i dati dei conti regionali registrano il cosa, e da soli non dicono quale componente (pensioni, altri trasferimenti, imposte, redditi da lavoro fuori regione) abbia mosso il rapporto. Attribuirlo a una causa sola sarebbe l’errore che raccontiamo a proposito di correlazione e causazione.
Una cautela sulle cifre in euro: sono a prezzi correnti, e il PIL pro capite del 2024 non è confrontabile con quello del 2000 in termini reali. Il rapporto fra Mezzogiorno e Centro-Nord nello stesso anno elimina l’inflazione comune ai due territori — è per questo che la serie usa i rapporti e non i livelli — ma resta un rapporto nominale: se i prezzi si sono mossi in modo diverso nelle due aree, una parte della sua variazione può riflettere prezzi relativi e non quantità. I conti regionali non pubblicano deflatori per ripartizione, quindi questa parte non è separabile qui.

Le ripartizioni nascondono le regioni
«Sud» e «Isole» sono aggregati, e dentro un aggregato la variabilità sparisce. Le 21 regioni e province autonome, sui tre indicatori che cambiano di più, raccontano un’altra storia.
| Regione | Ripartizione | PIL pro capite (PPS, UE-27 = 100, 2024) | Occupazione 20-64 (%, 2025) | AROPE (%, 2025) |
|---|---|---|---|---|
| Bolzano/Bozen (prov. aut.) | Nord-Est | 161 | 80,0 | 7,0 |
| Lombardia | Nord-Ovest | 132 | 75,1 | 12,5 |
| Valle d’Aosta | Nord-Ovest | 125 | 77,8 | 5,6 |
| Trento (prov. aut.) | Nord-Est | 125 | 77,6 | 10,8 |
| Emilia-Romagna | Nord-Est | 117 | 77,0 | 8,2 |
| Lazio | Centro | 113 | 69,3 | 20,7 |
| Veneto | Nord-Est | 109 | 74,7 | 14,6 |
| Toscana | Centro | 103 | 76,0 | 18,1 |
| Liguria | Nord-Ovest | 102 | 73,8 | 19,7 |
| Friuli-Venezia Giulia | Nord-Est | 102 | 74,7 | 11,6 |
| Piemonte | Nord-Ovest | 101 | 74,3 | 16,9 |
| Marche | Centro | 89 | 72,9 | 13,9 |
| Umbria | Centro | 85 | 74,6 | 13,5 |
| Abruzzo | Sud | 84 | 67,2 | 24,7 |
| Basilicata | Sud | 74 | 61,8 | 25,1 |
| Sardegna | Isole | 73 | 62,3 | 29,7 |
| Molise | Sud | 72 | 62,3 | 22,8 |
| Campania | Sud | 64 | 50,8 | 41,2 |
| Puglia | Sud | 64 | 55,2 | 35,0 |
| Sicilia | Isole | 61 | 51,4 | 44,0 |
| Calabria | Sud | 57 | 50,3 | 45,3 |
Tre cose che la tabella per ripartizioni non poteva dire. Primo: dentro il Sud c’è l’Abruzzo con il 24,7% di AROPE e la Campania con il 41,2%, la Calabria con il 45,3%; il «37,4%» del Sud è una media di territori lontani fra loro. Secondo: la regione con il PIL pro capite più alto (Bolzano, 161) sta a 2,8 volte quella con il più basso (Calabria, 57) — un divario più ampio di quello fra ripartizioni, com’è ovvio: gli estremi di un insieme più fine sono sempre più distanti. Terzo: la geografia non è a due blocchi. Il Lazio ha un PIL pro capite sopra la media UE (113) e insieme un AROPE del 20,7%, più alto di Liguria, Toscana e di tutte le regioni del Nord: produzione e rischio di povertà non vanno in fila, nemmeno al Centro-Nord.
Rapporti o punti? Dipende dalla grandezza
Un errore ricorrente nelle letture del divario è confrontare grandezze diverse con lo stesso tipo di numero. Per le grandezze in euro (PIL, reddito) il rapporto ha senso: «1,9 volte» dice qualcosa di stabile qualunque sia il livello dei prezzi. Per i tassi (occupazione, povertà) il rapporto è ingannevole quando la base è piccola: il 9,4% del Nord-Est rende «3,8 volte» un numero enorme, ma la stessa distanza — 26 punti — detta in punti percentuali si confronta direttamente con i 22 punti del tasso di occupazione. Abbiamo spiegato la differenza fra punti e percentuali a proposito dei numeri indice: vale anche qui. Quando si legge un divario, la domanda da fare è sempre «rapporto o differenza?», e la risposta cambia il titolo.
Come è stato misurato
PIL e reddito vengono dai conti economici regionali (Eurostat, tabelle nama_10r_2gdp e nama_10r_2hhinc), che per l’Italia sono prodotti dall’ISTAT e trasmessi a Eurostat con definizioni armonizzate (SEC 2010). Il PIL pro capite è il PIL a prezzi correnti diviso per la popolazione media dell’anno; il reddito è il reddito disponibile netto delle famiglie (voce B6N, saldo) diviso per gli abitanti — per abitante, non per famiglia né «equivalente». Gli aggregati Centro-Nord e Mezzogiorno sono calcolati dai totali (nama_10r_3popgdp per la popolazione).
Il PPS (standard di potere d’acquisto) corregge per le differenze di prezzo fra paesi, non fra regioni dello stesso paese: alle regioni italiane si applica lo stesso livello dei prezzi nazionale. Il «64» delle Isole contro il «121» del Nord-Ovest è quindi un confronto a prezzi uguali per ipotesi, e le differenze di costo della vita fra territori non sono incorporate.
Occupazione: tasso della classe 20-64 dall’indagine sulle forze di lavoro (lfst_r_lfe2emprtn, 2025). Rischio di povertà e AROPE: indagine EU-SILC (ilc_li41, ilc_peps11n, 2025). Due avvertenze pesanti. La prima: la soglia di povertà è nazionale — il 60% della mediana del reddito equivalente italiano — anche quando il tasso è calcolato per regione. Il 35,4% delle Isole conta le persone sotto la soglia italiana, non sotto una soglia siciliana o sarda: è una scelta di Eurostat, coerente con l’idea che il riferimento sia il paese, ma va saputa, perché con soglie regionali i numeri sarebbero diversi. La seconda: EU-SILC è un’indagine campionaria, e i campioni regionali sono molto più piccoli di quello nazionale. Eurostat non pubblica, accanto a queste tabelle, gli errori standard delle stime regionali: distanze di uno o due decimi fra regioni vicine non vanno lette come un ordinamento, e anche per le distanze grandi la lettura prudente è «molto distanti», non un rango preciso. Come per i confronti fra paesi, l’etichetta d’anno degli indicatori monetari EU-SILC (2025) si riferisce ai redditi dell’anno precedente.
Cosa NON dice questa pagina
Non dice perché il rapporto del PIL sia fermo e quello del reddito si muova: registra i due andamenti, non li spiega. Non dice quanto valgano i redditi in termini di potere d’acquisto locale: i prezzi differiscono fra territori e nessuno di questi indicatori li corregge. Non misura la povertà assoluta (che l’ISTAT calcola con panieri e soglie diverse per area e tipo di comune) né la disuguaglianza dentro le regioni — per quella, e per il quadro nazionale dei redditi, c’è «La disuguaglianza in Italia, in numeri». Non ordina le regioni al decimale: le stime regionali EU-SILC sono campionarie e i loro errori standard non sono riportati in queste tabelle. E non dice che il divario stia «chiudendosi» o «allargandosi» in generale: dipende dal metro, ed è il punto. (C’è un caso in cui il metro non cambia solo la misura del divario ma il suo segno: la mortalità delle regioni, dove la Campania è fra le più basse col tasso grezzo e la più alta a parità di età.)
La regola, in una frase
Quando qualcuno dice «il divario Nord-Sud è X», chiedere: X in cosa — produzione, reddito, lavoro, povertà — e rapporto o differenza? Senza la risposta non è un dato, è un’opinione con un numero attaccato.
Domande frequenti
Quanto è grande il divario tra Nord e Sud Italia?
Dipende dall’indicatore. Nei dati Eurostat il PIL pro capite del Nord-Ovest (46.100 euro nel 2024) è 1,9 volte quello delle Isole (24.500); il reddito disponibile per abitante del Nord-Ovest è 1,5 volte quello del Sud (25.700 contro 16.900 euro); il tasso di occupazione 20-64 distanzia Nord-Est e Isole di 22 punti (76,0% contro 54,1%); la quota di persone a rischio di povertà è 3,8 volte più alta nelle Isole che nel Nord-Est (35,4% contro 9,4%). Ogni metro dà una misura diversa dello stesso divario.
Il divario Nord-Sud si sta riducendo?
Sul PIL pro capite no: il Mezzogiorno (Sud e Isole) vale fra il 54,9% e il 57,5% del Centro-Nord in ogni anno dal 2000 al 2024 (55,7% nel 2000, 57,1% nel 2024), senza una tendenza. Sul reddito disponibile per abitante il rapporto è salito dal 63,9% al 69,7% nello stesso periodo. La produzione non converge, il reddito delle famiglie un po’ sì; i dati registrano i due andamenti ma non ne spiegano le cause.
Perché il divario nel PIL è più grande di quello nel reddito?
Perché misurano cose diverse. Il PIL pro capite è il valore prodotto nel territorio diviso per gli abitanti; il reddito disponibile è ciò che i residenti hanno dopo imposte e contributi e dopo aver ricevuto pensioni, trasferimenti e altri redditi, anche da fuori regione. Per definizione, fra i due stanno la redistribuzione pubblica e i flussi di reddito che attraversano i confini regionali. Nel 2024 il Nord-Ovest sta a 1,88 volte le Isole per PIL e a 1,52 volte il Sud per reddito disponibile.
Qual è la regione italiana più povera e quella più ricca?
Per PIL pro capite in PPS (UE-27 = 100) la provincia autonoma di Bolzano è a 161 e la Calabria a 57 (2024). Per quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale (AROPE 2025) la Valle d’Aosta è al 5,6% e la Calabria al 45,3%. Dentro il Sud le differenze sono grandi: l’Abruzzo ha un AROPE del 24,7%, la Campania del 41,2%. Le posizioni con distacchi di pochi decimi non sono un ordinamento affidabile, perché le stime regionali EU-SILC sono campionarie e le tabelle usate non riportano i loro errori standard.
La soglia di povertà è la stessa in tutta Italia?
Sì, nei dati Eurostat usati qui. Il tasso di rischio di povertà regionale conta le persone con reddito equivalente sotto il 60% della mediana nazionale italiana, non sotto una soglia calcolata nella singola regione. Il 35,4% delle Isole va letto in questo modo: persone povere rispetto all’Italia, non rispetto alla propria regione. Con soglie regionali i tassi sarebbero diversi. Anche il PPS corregge i prezzi fra paesi, non fra regioni dello stesso paese.
Fonti
- Eurostat — Gross domestic product (GDP) at current market prices by NUTS 2 region, tabella
nama_10r_2gdp(euro per abitante, PPS per abitante in % della UE-27, milioni di euro), anno 2024, estratta via API il 02/09/2026, aggiornata da Eurostat il 10/02/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nama_10r_2gdp - Eurostat — Income of households by NUTS 2 region, tabella
nama_10r_2hhinc(reddito disponibile netto B6N, saldo, euro per abitante e milioni di euro), anno 2024, aggiornata il 20/05/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nama_10r_2hhinc - Eurostat — Average annual population to calculate regional GDP data by NUTS 3 region, tabella
nama_10r_3popgdp, usata per gli aggregati Centro-Nord e Mezzogiorno: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nama_10r_3popgdp - Eurostat — Employment rates by educational attainment level, citizenship and NUTS 2 region, tabella
lfst_r_lfe2emprtn(20-64 anni, totale), anno 2025, aggiornata il 30/06/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_r_lfe2emprtn - Eurostat — At-risk-of-poverty rate by NUTS 2 region (EU-SILC), tabella
ilc_li41, anno 2025, aggiornata l’08/07/2026: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_li41 - Eurostat — Persons at risk of poverty or social exclusion by NUTS 2 region (AROPE, definizione 2021), tabella
ilc_peps11n, anno 2025: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_peps11n - Elaborazione Metron Journal. Rapporti, differenze e aggregati calcolati in
dati_nord_sud.pysulle tabelle qui sopra. Tabella di 21 regioni, 5 ripartizioni e Italia scaricabile in CSV; serie storiche per ripartizione (rapporti PIL e reddito 2000-2024; occupazione dal 2000, rischio di povertà dal 2004 e AROPE dal 2015, fino al 2025) in CSV.




