Due grafici a barre con gli stessi dati: disoccupazione 15-74 anni 2025, Italia 6,1% e UE27 6,0%. A sinistra l'asse parte da 5,9 e la barra italiana sembra il doppio; a destra l'asse parte da zero e le barre sono quasi uguali.

Come si mente con l’asse delle y: cinque grafici veri, rifatti con i dati ufficiali

In breve. Un grafico può dire il falso senza contenere un solo numero sbagliato: basta scegliere l’asse. Lo mostriamo con cinque serie ufficiali italiane, disegnate due volte. Nel 2025 la disoccupazione era al 6,1% in Italia e al 6,0% nell’Unione europea: con l’asse che parte da 5,9 la barra italiana è il doppio di quella europea. La popolazione è cresciuta di 3,4 milioni dal 2001 al 2014 ed è scesa di 1,4 milioni dal 2014 al 2026: basta scegliere da quale anno partire. Con due assi, il sorpasso dei morti sulle nascite sembra avvenire nel 2017; con un asse solo si vede che è del 1993. L’inflazione dell’8,7% del 2022 scompare su un asse che arriva al 100%. E una scala logaritmica non dichiarata fa sembrare simili aumenti del debito che in euro sono uno il doppio dell’altro. Per ogni trucco, la domanda da farsi davanti al grafico.

Due grafici a barre con gli stessi dati: disoccupazione 15-74 anni 2025, Italia 6,1% e UE27 6,0%. A sinistra l'asse parte da 5,9 e la barra italiana sembra il doppio; a destra l'asse parte da zero e le barre sono quasi uguali.
Tasso di disoccupazione 15-74 anni, 2025. Fonte: Eurostat, une_rt_a (agg. 10/09/2026) · elaborazione Metron Journal. A sinistra la versione fuorviante, costruita apposta; a destra la versione corretta.

Che cosa dice il dato: cinque trucchi, gli stessi numeri

Tutti i grafici di questa pagina usano dati veri, pubblicati da Eurostat (per l’Italia vengono dall’ISTAT). Le versioni a sinistra, in rosso, sono fuorvianti di proposito: le abbiamo costruite noi per mostrare il trucco. Le versioni a destra usano gli stessi numeri con un asse onesto.

Trucco Dato vero Cosa fa credere la versione fuorviante La domanda da farsi
1. Asse che non parte da zero Disoccupazione 2025: Italia 6,1%, UE 6,0% L’Italia ha il doppio dei disoccupati Da dove parte l’asse?
2. Finestra scelta Popolazione: +3,4 milioni 2001-2014, −1,4 milioni 2014-2026 «Il crollo» oppure «la crescita», a scelta Che cosa c’è prima e dopo?
3. Doppio asse Morti più dei nati dal 1993 (salvo 2004 e 2006) Il sorpasso è del 2017 Le due scale sono uguali?
4. Asse troppo largo Inflazione 2022: 8,7% Prezzi stabili Il massimo dell’asse ha senso?
5. Scala logaritmica non dichiarata Debito 2001: +66,5 miliardi; 2025: +129,3 miliardi Aumenti simili La scala è lineare o logaritmica?

Fonti: Eurostat une_rt_a, demo_gind, prc_hicp_aind, gov_10dd_edpt1. Elaborazione Metron Journal, serie in CSV in fondo alla pagina.

1. L’asse che non parte da zero

Nel 2025 il tasso di disoccupazione delle persone tra 15 e 74 anni era del 6,1% in Italia e del 6,0% nell’Unione europea a 27 paesi (Eurostat, une_rt_a). La differenza è di 0,1 punti percentuali: in termini relativi, il tasso italiano è più alto dell’1,7% di quello europeo (calcolo nostro: 6,1 ÷ 6,0 − 1). Il conto tra punti e percentuali l’abbiamo spiegato in Percentuali e punti percentuali.

Se l’asse verticale parte da 5,9 invece che da zero, la barra dell’Italia è alta 0,2 e quella europea 0,1: il disegno mostra un rapporto di 2 a 1. Con l’asse da 5,95 sarebbe di 3 a 1. Il numero scritto sopra la barra è giusto, ma l’occhio legge l’altezza.

La regola: nei grafici a barre l’asse parte da zero, perché la barra rappresenta una quantità con la sua lunghezza. Nei grafici a linee non è obbligatorio (conta la variazione, non la lunghezza), ma l’asse va scritto in modo leggibile. Una cautela in più: Eurostat pubblica questi tassi con un decimale, quindi una differenza di 0,1 punti può essere in parte dovuta all’arrotondamento.

2. La finestra scelta

Due grafici a linee della popolazione italiana al 1° gennaio. A sinistra solo 2014-2026 con asse tra 58,8 e 60,4 milioni: sembra un crollo. A destra la serie 1991-2026: +3,4 milioni dal 2001 al 2014, −1,4 milioni dal 2014 al 2026.
Popolazione residente al 1° gennaio, milioni (2026 provvisorio). Fonte: Eurostat, demo_gind (dati ISTAT, agg. 30/09/2026) · elaborazione Metron Journal. A sinistra la versione fuorviante, costruita apposta; a destra la versione corretta.

La popolazione residente in Italia al 1° gennaio è salita da 56.960.692 persone nel 2001 a 60.345.917 nel 2014 (+3,4 milioni, +5,9%), il valore più alto della serie Eurostat, che parte dal 1960; poi è scesa a 58.942.828 nel 2026 (−1,4 milioni, −2,3%; il dato 2026 è provvisorio). Dal 2001 al 2026, nel complesso, è cresciuta di 2,0 milioni (+3,5%). Abbiamo raccontato questi numeri in Quanti siamo in Italia.

Un grafico che parte dal 2014 e stringe l’asse tra 58,8 e 60,4 milioni mostra un «crollo» che riempie tutto il riquadro. Uno che si ferma al 2014 mostra una crescita senza sosta. Entrambi usano solo numeri veri: il trucco è l’intervallo di anni, insieme all’asse stretto che ingrandisce ogni variazione.

La domanda da farsi: perché la serie comincia proprio in quell’anno? Se la fonte ha dati più vecchi, che cosa mostrano? Un calo del 2,3% in dodici anni è un fatto vero, ed è giusto raccontarlo; diventa un trucco quando la scelta della finestra serve a nascondere che cosa è successo prima.

3. Il doppio asse

Nati vivi e morti in Italia 1990-2025. A sinistra due assi diversi: le linee si incrociano tra 2016 e 2017. A destra un solo asse: i morti superano i nati dal 1993; nel 2025 355 mila nati e 652 mila morti.
Nati vivi e morti, migliaia. Fonte: Eurostat, demo_gind (dati ISTAT, agg. 30/09/2026) · elaborazione Metron Journal. A sinistra la versione fuorviante, costruita apposta; a destra la versione corretta.

In Italia i morti hanno superato i nati nel 1993 (549.974 contro 549.484). Da allora i nati sono stati di più solo nel 2004 e nel 2006; dal 2007 i morti sono sempre di più, e nel 2025 il divario è di 296.395 persone (355.435 nati vivi, 651.830 morti; Eurostat, demo_gind).

Nati e morti si contano nella stessa unità, quindi vanno sullo stesso asse. Se invece si mettono su due assi diversi, uno a sinistra per i nati (da 340.000 a 600.000) e uno a destra per i morti (da 500.000 a 800.000), le due linee si incrociano tra il 2016 e il 2017: il sorpasso sembra avvenuto ventiquattro anni dopo. Cambiando gli estremi dei due assi si può far cadere l’incrocio quasi dove si vuole.

Il doppio asse è il modo più semplice per far sembrare legate due serie: due linee che salgono e scendono insieme, ciascuna sulla sua scala, suggeriscono un rapporto anche quando non c’è. È lo stesso inganno visivo delle correlazioni spurie.

La domanda da farsi: le due scale sono uguali? Se no, l’incrocio delle linee e la loro distanza non vogliono dire nulla.

4. L’asse troppo largo

Inflazione IPCA in Italia 2015-2025, variazione media annua. A sinistra asse fino al 100%: le barre sembrano tutte uguali. A destra asse fino al 10%: spiccano 8,7% nel 2022 e 5,9% nel 2023.
Inflazione IPCA, variazione media annua %. Fonte: Eurostat, prc_hicp_aind (dati ISTAT, agg. 06/02/2026) · elaborazione Metron Journal. A sinistra la versione fuorviante, costruita apposta; a destra la versione corretta.

Nel 2022 l’inflazione in Italia, misurata con l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), è stata dell’8,7% in media d’anno; nel 2023 del 5,9%. Tra il 2015 e il 2021 non aveva mai superato l’1,9% (Eurostat, prc_hicp_aind). In due anni, 2022 e 2023, i prezzi sono saliti del 15,1% (calcolo nostro: 1,087 × 1,059 − 1).

Su un asse che va da 0 al 100%, la barra del 2022 occupa meno di un decimo dell’altezza e tutte le barre sembrano uguali: «prezzi stabili». È il trucco opposto al primo: invece di ingrandire una differenza piccola, se ne schiaccia una grande.

La domanda da farsi: il massimo dell’asse corrisponde a un valore plausibile per quella misura? Per un tasso d’inflazione annuo in un paese europeo, il 100% non lo è.

5. La scala logaritmica non dichiarata

Debito delle amministrazioni pubbliche italiane 2000-2025, miliardi di euro, da 1.354 a 3.097. A sinistra scala logaritmica non dichiarata, a destra scala lineare da zero.
Debito delle amministrazioni pubbliche, miliardi di euro. Fonte: Eurostat, gov_10dd_edpt1 (agg. 21/10/2026) · elaborazione Metron Journal. A sinistra scala logaritmica, a destra lineare.

Il debito delle amministrazioni pubbliche italiane è passato da 1.353,6 miliardi di euro nel 2000 a 3.097,1 miliardi nel 2025: 2,3 volte tanto, una crescita media del 3,4% l’anno (Eurostat, gov_10dd_edpt1). Nel 2001 è aumentato di 66,5 miliardi (+4,9%), nel 2025 di 129,3 miliardi (+4,4%).

Su una scala lineare, il gradino del 2025 è alto il doppio di quello del 2001, perché in euro l’aumento è il doppio. Su una scala logaritmica distanze uguali corrispondono a variazioni percentuali uguali: i due gradini sembrano quasi uguali, anzi quello del 2001 è un po’ più alto. Nessuna delle due scale mente. Mente il grafico che usa la logaritmica senza dirlo, perché chi guarda legge le distanze come differenze in euro.

La scala logaritmica è lo strumento giusto quando interessa il ritmo di crescita (per esempio per confrontare serie di dimensioni molto diverse). Un’altra scelta che cambia il racconto è la misura: il debito in euro e il debito in rapporto al PIL raccontano storie diverse, come abbiamo spiegato in Debito pubblico e PIL.

La domanda da farsi: i valori sull’asse sono equidistanti (1.000, 2.000, 3.000) o si infittiscono salendo? Nel secondo caso la scala è logaritmica.

Cosa NON dicono questi grafici

  • Non dicono che un asse da zero sia sempre giusto. Per le barre sì; per le linee un asse stretto è spesso la scelta migliore, purché leggibile. Il problema non è lo zero, è la proporzione tra il disegno e il fenomeno.
  • Non dicono che i grafici con due assi o con la scala logaritmica siano sempre sbagliati. Sono strumenti legittimi se dichiarati e motivati. Diventano trucchi quando il lettore non ha modo di accorgersene.
  • Non dicono niente su chi ha prodotto grafici simili. Le versioni fuorvianti le abbiamo costruite noi, sugli stessi dati delle versioni corrette, per mostrare il meccanismo.
  • Non commentano i fenomeni. Disoccupazione, popolazione, nascite, inflazione e debito servono qui solo da esempio; per ciascuno il sito ha una pagina dedicata.
  • Le serie hanno i loro limiti. I tassi di disoccupazione sono stime campionarie arrotondate a un decimale; il dato 2026 della popolazione è provvisorio e la serie della popolazione risente delle revisioni fatte dall’ISTAT dopo i censimenti.

Come è stato misurato

Le cinque serie sono state scaricate dall’API di Eurostat il 25/10/2026: une_rt_a (tasso di disoccupazione per età, 15-74 anni, totale; aggiornata il 10/09/2026), demo_gind (popolazione al 1° gennaio, nati vivi, morti; aggiornata il 30/09/2026), prc_hicp_aind (IPCA, variazione media annua, indice generale; aggiornata il 06/02/2026), gov_10dd_edpt1 (debito lordo delle amministrazioni pubbliche, milioni di euro; aggiornata il 21/10/2026). Per l’Italia sono dati prodotti dall’ISTAT (e, per il debito, notificati alla Commissione europea). Sono calcoli di Metron Journal le differenze, le variazioni percentuali, la crescita media annua del debito, l’inflazione cumulata 2022-2023 e il punto d’incrocio delle linee nel grafico a due assi. Tutto è rifacibile con il CSV qui sotto.

Domande frequenti

L’asse delle y deve sempre partire da zero?

Nei grafici a barre sì, perché la lunghezza della barra rappresenta la quantità. Nei grafici a linee no: conta la variazione, e un asse stretto può essere la scelta più leggibile, purché i valori sull’asse siano scritti chiaramente.

Perché un grafico con due assi può ingannare?

Perché ciascuna linea ha la sua scala, e chi disegna può scegliere gli estremi in modo da far incrociare o avvicinare le linee dove vuole. Con i dati Eurostat, nati e morti in Italia su due assi sembrano incrociarsi nel 2017; su un asse solo si vede che il sorpasso è del 1993.

Che cos’è una scala logaritmica?

È una scala in cui distanze uguali corrispondono a variazioni percentuali uguali, non a differenze uguali. Si riconosce perché i valori sull’asse si infittiscono salendo. È utile per confrontare ritmi di crescita, ma va dichiarata.

Come si capisce se la finestra temporale è stata scelta apposta?

Chiedendosi perché la serie comincia e finisce proprio in quegli anni, e andando a vedere i dati prima e dopo. La popolazione italiana, per esempio, è cresciuta di 3,4 milioni dal 2001 al 2014 ed è scesa di 1,4 milioni dal 2014 al 2026: a seconda della finestra il racconto si ribalta.

Un grafico fuorviante contiene numeri falsi?

Di solito no. I cinque esempi di questa pagina usano solo dati veri: l’inganno sta nella scelta dell’asse, della scala o dell’intervallo, non nei numeri.

Fonti