Abbandono scolastico: quanti giovani lasciano gli studi, e come lo misura l’Europa
In breve. Nel 2025 l’8,2% dei giovani italiani di 18-24 anni aveva al massimo la licenza media e non studiava né seguiva corsi di formazione. Dieci anni prima era il 14,7%. Per la prima volta da quando esiste la serie europea (2002) l’Italia è sotto la media dell’Unione (9,1%) e sotto la soglia del 9% che l’UE si è data come obiettivo per il 2030. Quell’obiettivo vale per l’Unione nel suo insieme, non per ogni singolo paese: l’UE nel complesso non l’ha ancora raggiunto. In numeri, circa 340 mila giovani (ordine di grandezza, calcolo nostro). Ma questo indicatore non conta quanti studenti lasciano la scuola in un anno: conta quanti giovani, a una certa età, sono rimasti senza diploma e fuori da ogni percorso.
Ogni settembre torna la parola «abbandono scolastico». Dietro la stessa parola ci sono misure diverse, con numeri diversi. Qui guardiamo quella usata per confrontare i paesi europei: che cosa conta, come è stata misurata e che cosa non può dire.
Che cosa dice il dato
Eurostat chiama questo indicatore early leavers from education and training, giovani che hanno lasciato presto istruzione e formazione. È la quota di persone di 18-24 anni che hanno completato al massimo la scuola secondaria di primo grado (la licenza media) e che nelle quattro settimane prima dell’intervista non hanno seguito alcun corso di istruzione o formazione, né scolastico né di altro tipo.
| Anno | Italia | Uomini (Italia) | Donne (Italia) | UE-27 |
|---|---|---|---|---|
| 2006 | 20,4% | 23,8% | 17,0% | 15,2% |
| 2010 | 18,6% | 21,8% | 15,3% | 13,8% |
| 2015 | 14,7% | 17,5% | 11,8% | 11,0% |
| 2020 | 14,2% | 16,9% | 11,3% | 10,0% |
| 2021 | 12,7% | 14,8% | 10,5% | 9,7% |
| 2022 | 11,5% | 13,6% | 9,1% | 9,6% |
| 2023 | 10,5% | 13,1% | 7,6% | 9,6% |
| 2024 | 9,8% | 12,2% | 7,1% | 9,6% |
| 2025 | 8,2% | 10,1% | 6,2% | 9,1% |
Fonte: Eurostat, edat_lfse_14 (aggiornata il 10/09/2026). Percentuale sulla popolazione di 18-24 anni. Per l’Italia Eurostat segnala rotture di serie nel 2004, 2006, 2014, 2018 e 2021; tra gli anni in tabella, nel 2006 e nel 2021.

Tre letture, con i calcoli fatti da noi sulle cifre di Eurostat:
- Dal 2015 al 2025 la quota italiana è scesa di 6,5 punti percentuali (da 14,7% a 8,2%), quella europea di 1,9 punti. Nel 2015 l’Italia era 3,7 punti sopra la media UE, nel 2025 è 0,9 punti sotto. Attenzione all’unità: sono punti percentuali, non «per cento» (la differenza è spiegata in percentuali e punti percentuali).
- Il calo più forte è dell’ultimo anno: −1,6 punti tra il 2024 e il 2025, il più ampio dal 2014, contro −0,7 tra il 2023 e il 2024.
- Gli uomini lasciano più delle donne: nel 2025 il 10,1% contro il 6,2%, cioè 1,6 volte tanto. Nella media europea il rapporto è 1,4 (10,6% contro 7,5%).
L’Italia tra i paesi europei
| Paese | 2025 |
|---|---|
| Croazia | 2,1% (bassa affidabilità) |
| Grecia | 3,0% |
| Polonia | 4,0% |
| Francia | 7,2% |
| Italia | 8,2% |
| UE-27 | 9,1% |
| Spagna | 12,8% |
| Germania | 13,1% |
| Romania | 15,5% |
Fonte: Eurostat, edat_lfse_14. Selezione di paesi; la tabella completa dei 26 paesi con dato è nel CSV scaricabile. Il Lussemburgo non ha il dato 2025. Per Francia e Spagna Eurostat segnala nel 2025 una definizione diversa.
Secondo Eurostat, nel 2025 17 paesi dell’Unione erano già sotto la soglia del 9%: 17 sui 26 che hanno il dato (manca il Lussemburgo). L’Italia è la quattordicesima dal valore più basso tra i 26 paesi con il dato (calcolo nostro). Tra il 2015 e il 2025, secondo Eurostat, le riduzioni più grandi sono di Malta (−7,7 punti), Portogallo (−7,4) e Spagna (−7,2); l’Italia segue con −6,5. È una classifica da prendere con cautela: in dieci anni l’indagine ha avuto rotture di serie in molti paesi, Italia compresa, e per la Spagna il dato 2025 ha una definizione diversa, quindi pochi decimi di punto non bastano a ordinare i paesi.
Chi sono i giovani che hanno lasciato
- Lavoro. Dell’8,2% italiano, il 3,8% lavora e il 4,4% no. Tra chi non lavora, il 3,1% vorrebbe lavorare, che stia cercando un impiego o no, e l’1,3% dichiara di non volere lavorare: sono le due categorie della tavola Eurostat (would like to work e do not want to work), non la distinzione tra disoccupati e inattivi. Le quote sono tutte sul totale dei giovani di 18-24 anni. In altre parole, poco meno della metà di chi ha lasciato presto gli studi ha un lavoro: il 46% (calcolo nostro, 3,8 su 8,2). Su come si leggono «occupati» e «non occupati» c’è il pezzo sul tasso di occupazione e disoccupazione.
- Paese di nascita. Secondo la tavola Eurostat
edat_lfse_02(maschi e femmine insieme, 18-24 anni), tra i giovani nati in Italia la quota è il 6,7%, tra i nati all’estero il 24,9%: quasi quattro volte (rapporto 3,7, calcolo nostro). Un anno prima i due valori erano 8,7% e 21,3%. «Nato all’estero» non vuol dire «straniero»: sono due definizioni diverse, come spiegato in stranieri in Italia.
Le regioni
| Regione | 2024 | 2025 | Differenza (punti) |
|---|---|---|---|
| Sicilia | 15,2% | 13,7% | −1,5 |
| Sardegna | 14,5% | 13,6% | −0,9 |
| Toscana | 8,8% | 9,8% | +1,0 |
| Campania | 13,3% | 9,7% | −3,6 |
| Liguria | 9,0% | 9,3% | +0,3 |
| Provincia autonoma di Bolzano | 14,7% | 9,0% | −5,7 |
| Lombardia | 7,7% | 6,6% | −1,1 |
| Calabria | 10,8% | 6,5% | −4,3 |
| Emilia-Romagna | 7,9% | 6,0% | −1,9 |
| Umbria | 5,9% | 4,9% | −1,0 |
Fonte: Eurostat, edat_lfse_16 (regioni NUTS2). Selezione; tutte le 19 regioni e province autonome con dato sono nel CSV. Per Umbria, Provincia autonoma di Trento e Basilicata Eurostat segnala nel 2025 una stima a bassa affidabilità; Valle d’Aosta e Molise non sono pubblicate. Differenze: calcolo nostro.
Sicilia e Sardegna restano le regioni con le quote più alte, intorno al 13,6-13,7%. Ma guardate la colonna delle differenze: la Calabria scende di 4,3 punti in un anno, Bolzano di 5,7, mentre la Toscana sale di un punto. Movimenti così ampi in dodici mesi vanno letti con prudenza: vedi sotto.
Come è stato misurato
Il dato viene dall’indagine europea sulle forze di lavoro, che in Italia è la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’ISTAT: un’indagine a campione, non un conteggio di tutti i giovani. Agli intervistati si chiede il titolo di studio più alto e se nelle ultime quattro settimane hanno seguito corsi di istruzione o formazione. Il valore annuale è la media dei quattro trimestri.
- Numeratore: giovani di 18-24 anni con al massimo la licenza media (livelli 0, 1 e 2 della classificazione internazionale ISCED) che non hanno seguito alcuna istruzione o formazione nelle quattro settimane precedenti.
- Denominatore: tutti i giovani della stessa età, esclusi quelli che non hanno risposto alle due domande.
- Obiettivo europeo: entro il 2030 la quota dell’UE nel suo insieme deve scendere sotto il 9%. È un obiettivo comune, non una soglia fissata per ciascun paese: quando Eurostat scrive che un paese «ha già raggiunto» l’obiettivo, intende che la sua quota è sotto il 9%.
L’ordine di grandezza in persone (circa 340 mila) l’abbiamo calcolato moltiplicando l’8,2% per i giovani di 18-24 anni residenti in Italia al 1° gennaio 2025 (4.165.755, Eurostat demo_pjan). È un’approssimazione: l’indagine stima la quota su una popolazione media dell’anno, non su quella del 1° gennaio.
Cosa NON dice questo dato
- Non conta chi lascia la scuola in un anno. È una fotografia di una fascia d’età, non il conto degli studenti che si ritirano tra settembre e giugno. Il Ministero dell’istruzione misura la dispersione seguendo gli studenti anno per anno: è un’altra misura, con un’altra popolazione e un altro numero. Le due cifre non si confrontano.
- Non dice quanto si è imparato. Chi ha un diploma esce dal conteggio anche se le sue competenze sono basse. INVALSI chiama «dispersione implicita» la quota di studenti che finiscono la scuola senza le competenze attese: è un terzo concetto, non misurato da questo indicatore.
- Basta un corso per uscire dal conteggio. Un giovane con la sola licenza media che nelle quattro settimane prima dell’intervista ha seguito un corso di formazione, anche breve e fuori dalla scuola, non viene contato. Il dato misura l’assenza di qualsiasi percorso, non la mancanza del diploma.
- Le variazioni piccole e i gruppi piccoli sono incerti. Sono stime da un campione: più il gruppo è piccolo, più la stima oscilla. I −4,3 punti della Calabria o i +3,6 punti dei nati all’estero (da 21,3% a 24,9%) in un anno possono dipendere in parte dal campione. Eurostat segnala con «bassa affidabilità» le stime più fragili e non pubblica quelle troppo incerte. Il principio è spiegato in campione ed errore.
- La serie lunga mescola metodi diversi. L’indagine è cambiata più volte: per l’Italia Eurostat segnala rotture di serie nel 2004, nel 2006, nel 2014, nel 2018 e nel 2021. Il confronto più pulito è dal 2021 in poi, senza rotture: da 12,7% a 8,2%, −4,5 punti.
- Non dice perché la quota è scesa. Il dato descrive una tendenza, non la causa. Attribuire il calo a una riforma, a un programma o al mercato del lavoro richiede un’altra analisi: una serie che scende mentre una politica è in vigore non dimostra che la politica abbia funzionato.
La regola, in una frase
Quando leggi «abbandono scolastico all’X%», chiediti tre cose: di chi (quale fascia d’età), contato come (fotografia di un’età o studenti persi in un anno) e da quale fonte (indagine a campione o registri della scuola).
Domande frequenti
Qual è il tasso di abbandono scolastico in Italia nel 2025?
Secondo Eurostat (indicatore `edat_lfse_14`, aggiornato il 10/09/2026), nel 2025 l’8,2% dei giovani italiani di 18-24 anni aveva al massimo la licenza media e non seguiva alcun corso di istruzione o formazione. Nel 2015 era il 14,7%. La media dell’Unione europea nel 2025 è 9,1%.
Come misura l’Europa l’abbandono scolastico?
Con l’indagine sulle forze di lavoro, a campione. Conta la quota di persone di 18-24 anni che hanno completato al massimo la scuola secondaria di primo grado e che nelle quattro settimane prima dell’intervista non hanno seguito istruzione o formazione di alcun tipo. Il valore annuale è la media dei quattro trimestri.
L’Italia è sotto l’obiettivo europeo sull’abbandono scolastico?
L’obiettivo dell’UE per il 2030 è una quota sotto il 9% per l’insieme dell’Unione, non per ogni singolo paese. Nel 2025 l’Italia è all’8,2%, quindi sotto quella soglia per la prima volta; l’UE nel complesso è al 9,1% e non l’ha ancora raggiunta. Secondo Eurostat, nel 2025 erano sotto il 9% 17 paesi dell’Unione, sui 26 con il dato disponibile.
In quali regioni l’abbandono scolastico è più alto?
Nel 2025 le quote più alte sono in Sicilia (13,7%) e in Sardegna (13,6%), secondo Eurostat (`edat_lfse_16`). Le stime regionali vengono da un campione e possono oscillare molto da un anno all’altro: la Calabria, per esempio, passa dal 10,8% del 2024 al 6,5% del 2025.
Il dato Eurostat è lo stesso della dispersione scolastica del Ministero?
No. Il dato Eurostat è una fotografia dei giovani di 18-24 anni, ricavata da un’indagine a campione. Il Ministero dell’istruzione misura la dispersione seguendo gli studenti anno per anno nei registri della scuola. Sono due misure diverse e i loro numeri non si confrontano.
Fonti
- Eurostat — giovani che hanno lasciato presto istruzione e formazione, per sesso e condizione lavorativa,
edat_lfse_14: ec.europa.eu - Eurostat — per regione NUTS2,
edat_lfse_16: ec.europa.eu - Eurostat — per paese di nascita,
edat_lfse_02: ec.europa.eu - Eurostat — popolazione al 1° gennaio per età,
demo_pjan: ec.europa.eu - Eurostat — Statistics Explained, «Early leavers from education and training» (definizione e obiettivo 2030): ec.europa.eu
- Eurostat — metadati dell’indicatore (indagine sulle forze di lavoro): ec.europa.eu
- Elaborazione Metron Journal. Dati scaricabili in CSV: Italia e UE, 1992-2025 · regioni e paesi UE, 2024-2025




